Manuali:Fare incazzare un attivista di 100% animalisti | Nonciclopedia | FANDOM powered by Wikia chiamate d'oca

Manuali:Fare incazzare un attivista di 100% animalisti

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Un importante componente di 100% animalisti, di cui non faremo il nome per questioni di privacy.

100% animalisti: parole, non fatti!
~ Il motto dell'associazione
Ci rivedremo in tribunale!
~ Probabilmente uno di 100% Animalisti all'autore di questo articolo
Funziona!
~ L'autore di questo articolo

In questo manuale cercheremo di insegnarvi come fare incazzare un attivista di 100% Animalisti, un'associazione la cui amabilità nonché utilità è equiparabile a quella delle ronde padane.

[modifica] 1° fase

Caro attivista, la grammatica italiana dopotutto non ti ha fatto niente, rispettala. Lei non mangia carne né latticini!

Se volete che un attivista di 100% animalisti vi odi, dovete come prima cosa essere dei mangiacadaveri. Ossia, seguire la natura umana e rispettare la catena alimentare. Insomma: salsicce, costine, cotolette, bistecche, braciole, spiedini... Non abbiate paura, tanto il povero animale di cui vi state cibando è già morto. Non può soffrire. Magari alcuni di voi hanno la malsana abitudine di essere vegetariani: non vi preoccupate, mangiando un'innocua mozzarella otterrete comunque l'effetto desiderato. Ah, siete pure vegani? Non vi crucciate, questa è solo la prima fase. Ci sono altre mille cose che faranno incazzare un attivista di 100% Animalisti.

[modifica] 2° fase

Siamo già a buon punto, quelli di 100% Animalisti vi vorrebbero morti. Ora dovete cercare di interagire con loro: sì, tentare di comunicare in qualche modo. Alcuni parlano di segnali di fumo, altri ancora di graffiti; taluni hanno tentato un dialogo o uno scambio di battute via internet. Solo il fatto che un mangiacarne che dorme con piumini d'oca e si ingozza di latte vilmente sottratto a povere vacche sfruttate si ritenga degno di parlare con loro li manda in bestia, ma potete fare di più: poiché sono tanto intelligenti quanto utili, una considerevole parte di loro non ha la facoltà di scrivere in lingua italiana. Se correggete i loro errori grammaticali, vedrete l'ira funesta del pelide attivista che, offeso nell'intimo, si metterà a tirare banane allo schermo del computer, dicendo che è facile nascondersi dietro a un monitor, singhiozzando incontrollabilmente, e poi cancellerà le vostre correzioni. A voi parrà semplicemente una reazione un po' permalosa, ma mentre voi andrete a letto e dormirete sonni tranquilli, l'attivista sarà in camera sua, al buio, seduto contro il muro con le ginocchia contro il petto, a dondolarsi e ripetere tra sé e sé Io sono meglio di loro, io non mangio altri esseri viventi, io sono più intelligente, io sono più intelligenteeeeee.

See ti piace la muccaaa mangiatela tuttaaaa.

[modifica] 3° fase

Bene, arrivati a questo punto potete iniziare a contraddirli. Cercate di incantarli per un po' con la vostra superiorità linguistica; vi basterà aver conseguito il diploma di terza media. L'unico rischio risiede nel fatto che gli animalisti in questione potrebbero letteralmente vomitarvi addosso quintali di informazioni prive di fondamento e di dubbia provenienza, al solo scopo di farli sembrare acculturati e di mettervi in difficoltà mettendovi davanti ad articoli (presi, in genere, da siti imparziali il cui nome in genere inizia con parole come animalisti\vegetariani\vegani.it) che inneggiano a quanto una dieta priva di carne dia solo benefici ed altre nefandezze. Per ora ci siete andati leggeri, ma adesso potete farli arrabbiare sul serio: non accontentatevi di nutrirvi di cadaveri. Rendete complici altre creature innocenti. Per esempio, potreste cucinare una bistecca per vostro figlio, oppure dare della carne in scatola al vostro cane. Ah, lo facevate già? Nessuno vi ha mai detto che siete delle persone abominevoli? Mi date il voltastomaco.

[modifica] 4° fase

Se siete vegani, non avete mai cercato di contattare i suddetti attivisti e siete troppo gentili per far notare gli errori altrui, non crediate di essere al di fuori del raggio d'odio di quest'associazione. Se non salvate un cane al giorno (basterà non investirlo come vi piace fare di solito, quando la mattina andate al lavoro o a scuola) o uno scarafaggio al minuto, siete degli esseri indegni di calpestare il loro stesso suolo. Prendete ad esempio il padre di Gregor Samsa, lui uccise il figlio-scarafaggio, e adesso si trova sulla lista nera di 100% animalisti. E gli bastò tirargli addosso un paio di mele!

[modifica] 5° fase

Per infierire, intendiamo una cosa del genere: "Ammira attivista: questo agnello aveva una madre e un nome. Ora si chiama Pranzo!"

Ora dovete cercarvi un mestiere disgustoso e repellente, alla stregua del killer; il pescatore o il macellaio per esempio o peggio ancora il killer di acari. In alternativa potrete mordere a vivo dei cuccioli di foca dal manto bianco, narrare le vostre epiche imprese culinarie alla Beppe Bigazzi in diretta televisiva o trasformare dozzine di panda in morbidissimi scendiletto, attendendo poi una loro tempestiva rappresaglia mentre sorseggiate un bel boccale di latte dal vostro cranio di scimmia. Gli basterà soltanto vedervi affinché gli venga la pelle d'oca e, non appena morirete (a meno che non muoiano prima loro, si sa che una dieta priva di carne non è proprio salutare...), entrerete di diritto nella loro bacheca del karma sul loro forum, dove gioiranno della dipartita di esseri schifosi come voi. E non vi lamentate, ve la siete cercata voi! Assassini!

[modifica] 6° fase

7° fase: supportare questa campagna!

Va bene, lo ammettiamo. Questo manuale è una farsa! Non c'è bisogno che voi facciate tutto questo per farvi odiare dagli attivisti di 100% Animalisti... Loro odiano tutti sempre e comunque, a parte i loro simili! È solo bello infierire, quindi fatelo, senza remore, anche con l'aiuto di questo inutile manuale.

[modifica] Risultati

Seguendo le direttive di questo manuale, ma anche senza fare ciò, otterrete vari e divertenti risultati. Ecco qui di seguito i più comuni:

  • all'incirca una decina di querele e denunce non previste dalla legge italiana, quindi ininfluenti
  • un topic dedicato a voi e solo a voi sul loro fantasmagorico forum, con tanto di vostre foto (ringraziare Facebook per la salvaguardia della privacy) e insulti degli utenti, vantandosi che loro queste cose non le fanno da dietro un monitor
  • dei volantini con su scritto Mostro! infilati sotto il tergicristallo della vostra auto
  • uno striscione fuori casa con scritto Ki la fà, la spetti! 100% animalisti: fatti, nn parole! [1]
  • chiamate anonime notturne - Quando risponderete, l'attivista riaggancerà e poi festeggerà tutta la notte, correndo nudo in cortile e sgranocchiando sedano
  • appostamenti di attivisti fuori dal vostro cancello, che vi bombarderanno con dei mandarini per poi fuggire a tutta velocità su delle biciclette, ridendo sguaiatamente
  • dire che conoscono uno che conosce un altro che conosce l'idraulico di fiducia di uno che ti conosce rigorosamente con un pm anonimo su youtube dopo avervi bloccato

[modifica] Note (legali)

Cioè, stai davvero leggendo le ♪♫note♫♪?! Pazzesco...
  1. ^ notare come delle scritte su di uno striscione sono pur sempre parole e non propriamente dei fatti
Estratto da "http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Manuali:Fare_incazzare_un_attivista_di_100%25_animalisti?oldid=2273675"
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TRIESTE

 

Trieste,   Trst   in sloveno,   Triest   in tedesco, è un comune italiano, capoluogo dell'omonima provincia e della regione Friuli-Venezia Giulia, e più in particolare della regione storico-geografica della Venezia Giulia.

Coordinate geografiche 45°38′10″N 13°48′15″E
Altitudine 2 m s.l.m.
Superficie 84,49 km²
Abitanti 205 519 al 31-05-2011
Densità 2 432,47 ab./km²
Comuni confinanti: Duino-Aurisina (Devin Nabrežina), Erpelle-Cosina (SLO), Monrupino (Repentabor), Muggia, San Dorligo della Valle (Dolina), Sesana (SLO), Sgonico (Zgonik)
Cod. postale 34121-34151 (aboliti 34012, 34014, 34017)
Prefisso 040
Targa TS
Nome abitanti: triestini
Patrono: san Giusto
Giorno festivo: 3 novembre

 

Comune di Trieste, numeri telefonici di utilità

 

 

 

Lo stemma duecentesco della Città di Trieste è costituito da uno Scudo francese antico di color rosso con un'alabarda argento (la cosiddetta alabarda (o lancia) di San Sergio) il tutto sovrastato da una corona muraria da città.

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Storia in sintesi

Il nome Tergeste è di origine preromana, con base preindoeuropea: terg = mercato, ed il suffisso –este, tipico dei toponimi venetici. In alternativa, si ritrova proposta l'origine latina del nome "tergestum" (riportata dal geografo di età augustea Strabone), legata al fatto che i legionari romani dovettero combattere tre battagle per avere ragione delle popolazioni indigene ("Ter-gestum bellum", dal latino "ter" = tre volte e "gerere bellum" = far guerra, cui il participio passato da "gestum bellum").

Sin dal II millennio a.C. il territorio della provincia di Trieste fu sede di importanti insediamenti protostorici, i castellieri, villaggi arroccati sulle alture e protetti da fortificazioni in pietra, i cui abitanti appartenevano a popolazioni di probabile origine illirica e di stirpe indoeuropea. Fra il X e il IX secolo a.C. la popolazione autoctona entrò in contatto con un'altra etnia indoeuropea, i (Venetici, Heneti o Eneti), da cui venne notevolmente influenzata sotto il profilo culturale.  
Con le conquiste militari dell'Illiria da parte dei Romani, i cui episodi più salienti furono la guerra contro la pirateria degli Istri del 221 a.C., la fondazione di Aquileia nel 181 a.C. e la guerra istrica del 178-177 a.C., ebbe inizio un processo di romanizzazione ed assimilazione delle popolazioni preesistenti. Tergeste fu colonizzata alla metà del I secolo a.C. in epoca cesariana (Regio X Venetia et Histria), ed è probabile che la fortezza principale fosse situata sulle pendici del colle di San Giusto. I Tergestini sono menzionati nel De bello Gallico   di Giulio Cesare, a proposito di una precedente invasione forse di Giapidi: "Chiamò T. Labieno e mandò la legione quindicesima (che aveva svernato con lui) nella Gallia Cisalpina, a tutela delle colonie dei cittadini romani, per evitare che incorressero, per incursioni di barbari, in qualche danno simile a quello che nell'estate precedente era toccato ai Tergestini che, inaspettatamente, avevano subito irruzioni e rapine. (CAES. Gall. 8.24). Tergestum fu citata poi da Strabone, geografo attivo in età augustea, che la definì come   phrourion   (avamposto militare) con funzioni di difesa e di snodo commerciale.
Tergeste si sviluppò e prosperò in epoca imperiale, imponendosi come uno dei porti più importanti dell'alto Adriatico sulla via Popilia-Annia. Il nucleo abitativo nel 33 a.C. venne cinto da alte mura (ancora visibile la porta meridionale, il cosiddetto Arco di Riccardo) da Ottaviano Augusto (murum turresque fecit) e venne arricchito da importanti costruzioni quali il Foro ed il Teatro.

Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, la città passò sotto il controllo dell'impero bizantino fino al 788, quando venne occupata dai franchi. Nel 1098 risultava già diocesi vescovile con il nome latino di Tergestum. Nel XII secolo divenne un Libero Comune e dopo secoli di battaglie contro la rivale Venezia, Trieste si pose sotto la protezione (1382) del duca d'Austria conservando però una notevole autonomia fino al XVII secolo.
Nel 1719 divenne porto franco ed in quanto unico sbocco sul mare Adriatico dell'Impero Austriaco, Trieste fu oggetto di investimenti e si sviluppò diventando, nel 1867, capoluogo della regione del Litorale Adriatico dell'impero (l'"Adriatisches Küstenland"). Nonostante il suo stato privilegiato di unico porto commerciale della Cisleithania e primo porto dell'Austria-Ungheria, Trieste conservò sempre in primo piano, nei secoli, i legami culturali con l'Italia; infatti, anche se la lingua ufficiale della burocrazia era il tedesco, l'italiano era la lingua del commercio e della cultura. Nel XVIII secolo il dialetto triestino (dialetto di tipo veneto) sostituì il tergestino, l'antico dialetto locale di tipo retoromanzo. Il triestino, parlato anche da scrittori e filosofi, continua ad essere tuttora l'idioma più usato in ambito familiare e in molti contesti sociali di natura informale e talvolta anche formale, affiancandosi, in una situazione di diglossia, all'italiano, lingua amministrativa e principale veicolo di comunicazione nei rapporti di carattere pubblico.
Trieste fu, con Trento, oggetto e al tempo stesso centro di irredentismo, movimento che, negli ultimi decenni del XIX secolo e agli inizi del XX aspirava ad un'annessione della città all'Italia. Ad alimentare l'irredentismo triestino erano soprattutto le classi borghesi in ascesa (ivi compresa la facoltosa colonia ebraica), le cui potenzialità ed aspirazioni politiche non trovavano pieno soddisfacimento all'interno dell'Impero austro-ungarico. Quest'ultimo veniva visto da molti come un naturale protettore del gruppo etnico slavo (verbali del consiglio dei ministri imperiali asburgici del 1866, dopo la perdita di Venezia, per ridurre dove possibile l'influenza dell'elemento italiano, in favore di quello germanico o slavo quando questi fossero presenti) che viveva sia in città che in quelle zone multietniche che costituivano il suo immediato retroterra (che iniziò ad essere definito in quegli anni con il termine di Venezia Giulia).
L'imperatore Francesco Giuseppe ordinò infatti una politica di "germanizzazione" e "slavizzazione" che andava contro gli Italiani che vivevano nel suo impero. Il sovrano ordinò: "si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la slavizzazione [ Germanisierung oder Slawisierung ] di detti territori [...], con energia e senza scrupolo alcuno": così recitava il verbale del Consiglio della Corona del 12 novembre 1866. Il termine "Litorale" era impiegato nell'amministrazione asburgica per indicare la Venezia Giulia, quindi anche Trieste. Fra le molte misure di germanizzazione e slavizzazione promosse dal governo e dall'amministrazione asburgica vi furono delle espulsioni di massa imposte dal governatore triestino, principe Hohenlohe, che provocarono la fuoriuscita forzata di circa 35.000 italiani da Trieste fra il 1903 ed il 1913. Nel 1913, dopo un altro decreto del principe Hohenlohe che prevedeva espulsioni d'Italiani, i nazionalisti slavi suoi sostenitori tennero un pubblico comizio contro l’Italia, per poi svolgere una manifestazione al grido di “Viva Hohenlohe! Abbasso l’Italia! Gli Italiani al mare!”, tentando poi di assalire lo stesso Consolato italiano.
Si ebbero inoltre altre iniziative repressive o discriminatorie nei confronti degli italiani, fra cui anche episodi di violenza e vittime. A Trieste tra il 10 e il 12 luglio 1868, si ebbero violenze sugli Italiani da parte di soldati asburgici arruolati fra gli sloveni locali, che provocarono diversi morti e un gran numero di feriti fra gli italiani. Una delle vittime, Rodolfo Parisi, fu massacrato con 26 colpi di baionetta. L'impero cercò inoltre di diffondere il più possibile scuole tedesche (esistevano scuole medie tedesche anche a Trieste, come in molte altre località limitrofe) od in alternativa slovene e croate, tagliando i fondi alle scuole italiane od anche proibendone la costruzione, proprio per cancellare la cultura italiana, così come avveniva negli stessi anni in Dalmazia. Gli stessi libri di testo furono sottoposti a rigide forme di censura, con esiti paradossali, come l'imposizione di studiare la letteratura italiana su testi tradotti dal tedesco o la proibizione di studiare la stessa storia di Trieste, perché ritenuta "troppo italiana". L'autonomia triestina venne ad essere drasticamente ridotta dal "centralismo viennese" che "aveva attentato" sin dal 1861 "ai resti della vita autonomistica, specialmente a Trieste". Infatti, era volontà del governo austriaco di "indebolire i poteri e la forza politica ed economica del comune di Trieste controllato dai nazionali-liberali Italiani, ritenendolo giustamente il cuore del liberalismo nazionale in Austria e delle tendenze irredentiste". Questo prevedeva anche la recisione degli "stretti rapporti politici, culturali e sociali fra i liberali triestini e l'Italia". Poiché all'interno della comunità ebraica triestina erano diffuse idee irredentiste e filotaliane, le autorità imperiali cercarono anche di diffondere l'antisemitismo in funzione antirredentista ed antitaliana.
In realtà agli inizi del Novecento il gruppo etnico sloveno era in piena ascesa demografica, sociale ed economica, e, secondo il discusso censimento del 1910, costituiva circa la quarta parte dell'intera popolazione triestina. Ciò spiega come l'irredentismo assunse spesso, nella città giuliana, dei caratteri marcatamente anti-slavi che vennero perfettamente incarnati dalla figura di Ruggero Timeus. La convivenza fra i vari gruppi etnici che aveva da secoli contraddistinto la realtà sociale di Trieste (e di Gorizia) subì, pertanto, un generale deterioramento fin dagli anni che precedettero la prima guerra mondiale.
Nel 1918 il Regio esercito entrò a Trieste acclamato dalla maggioranza della popolazione, che era di sentimenti italiani. La sicura imminente annessione della città e della Venezia Giulia all'Italia, fu però accompagnata da un ulteriore inasprimento dei rapporti tra il gruppo etnico italiano e quello sloveno, traducendosi talvolta anche in scontri armati. A tale proposito furono emblematici, il giorno 13 aprile 1920, i disordini scoppiati a Trieste in seguito di un attentato contro l'esercito italiano di stanza a Spalato, che aveva causato due vittime fra i militari. Durante i disordini, contraddistinti da un marcato carattere anti-slavo, un gruppo di squadristi triestini presidiò l'Hotel Balkan, ove aveva sede il Narodni dom (Casa Nazionale), centro culturale degli sloveni e delle altre nazionalità slave locali, che fu dato alle fiamme. «Il rogo...mostra con le fiamme, che ben si possono scorgere da diversi punti della città, la forza del fascismo in attesa».
Con la firma del Trattato di Rapallo del novembre 1920, Trieste passò definitivamente all'Italia, inglobando, nel proprio territorio provinciale, zone dell'ex Contea di Gorizia e Gradisca, dell'Istria e della Carniola.
Il periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale fu segnato da numerose difficoltà per Trieste. L'economia della città fu colpita infatti dalla perdita del suo secolare entroterra economico; ne soffrì soprattutto l'attività portuale e commerciale, ma anche il settore finanziario. Trieste perse la sua tradizionale autonomia comunale e cambiò anche la propria configurazione linguistica e culturale; quasi la totalità della comunità germanofona lasciò infatti la città dopo l'annessione all'Italia; con l'avvento del fascismo l'uso pubblico delle lingue slovena e tedesca fu proibito e vennero chiuse le scuole, i circoli culturali e la stampa della comunità slovena. Moltissimi sloveni così emigrarono nel vicino Regno di Jugoslavia.Un fenomeno analogo si era avuto, poco prima, ma in senso inverso, con la fuga dei dalmati italiani dalle loro ataviche terre, dinnanzi alle persecuzione attuate dai serbocroati, una volta che la Dalmazia era stata annessa al regno di Jugoslavia. Dalla fine degli anni venti, cominciò l'attività sovversiva dell'organizzazione antifascista e irredentista sloveno-croata TIGR, con alcuni attentati dinamitardi anche nel centro cittadino.
Nonostante i problemi economici e il teso clima politico, la popolazione della città crebbe negli anni venti del Novecento, grazie soprattutto all'immigrazione da altre zone dell'Italia. La prima metà degli anni trenta furono invece anni di ristagno demografico, con una leggera flessione della popolazione dell'ordine di circa l'1% su base quinquennale (nel 1936 si contarono infatti quasi duemila abitanti in meno che nel 1931). Nello stesso periodo, e successivamente, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, furono portate avanti alcune importanti opere urbanistiche; tra gli edifici più rilevanti vanno ricordati il palazzo dell'Università e il Faro della vittoria. Con l'introduzione delle leggi razziali fasciste del 1938, la vita culturale ed economica della città subì un ulteriore degrado dovuto all'esclusione della comunità ebraica dalla vita pubblica.
Nel periodo che va dall'armistizio (8 settembre 1943) all'immediato dopoguerra, Trieste fu al centro di una serie di vicende che hanno segnato profondamente la storia del capoluogo giuliano e della regione circostante e suscitano tuttora accesi dibattiti. Nel settembre del 1943 la Germania nazista occupò senza alcuna resistenza la città che venne a costituire, insieme a tutta la Venezia Giulia una zona di operazioni di guerra, l'OZAK (Operationszone Adriatisches Küstenland), alle dirette dipendenze del Gauleiter di Carinzia Friedrich Rainer. Egli tollerò in città la ricostituzione di una sede del PFR, diretta dal federale Bruno Sambo, la presenza di un'esigua forza di militari italiani al comando del generale della GNR Giovanni Esposito e l'insediamento di un reparto della Guardia di Finanza. Si riservò però la nomina del podestà, nella persona di Cesare Pagnini, e del prefetto della provincia di Trieste, Bruno Coceani, entrambi ben accetti ai fascisti locali, alle autorità della RSI e allo stesso Mussolini, che conosceva personalmente Coceani. Durante l'occupazione nazista la Risiera di San Sabba - oggi Monumento Nazionale e museo - venne destinata a campo di prigionia e di smistamento per i deportati in Germania e Polonia e per detenuti politici, partigiani italiani e slavi. La presenza del forno crematorio nella Risiera testimonia che non fu utilizzata solo come luogo di smistamento e di detenzione di prigionieri, ma anche come campo di sterminio. Si tratta dell'unico campo di concentramento nazista presente in territorio italiano. In seguito, nei primi anni cinquanta la Risiera fu usata come campo profughi per gli esuli istriani, fiumani e dalmati in fuga dai territori passati alla sovranità jugoslava.
L'insurrezione dei partigiani italiani e jugoslavi a Trieste fu contraddistinta da uno svolgimento anomalo. Il 30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale del quale era presidente don Edoardo Marzari, composto da tutte le forze politiche antifasciste con l'eccezione dei comunisti, proclamò l'insurrezione generale; al tempo stesso le brigate dei partigiani jugoslavi con l'appoggio del PCI attaccarono dall'altipiano. Gli scontri si registrarono principalmente nelle zone di Opicina (sull'altipiano carsico), del Porto Vecchio, del castello di San Giusto e dentro il Palazzo di Giustizia, in città. Tutto il resto della città fu liberato. Il comando tedesco si arrese solo il 2 maggio alle avanguardie neozelandesi, che precedettero di un giorno l'arrivo del generale Freyberg. Le brigate partigiane jugoslave di Tito erano già giunte a Trieste il 1º maggio e i suoi dirigenti convocarono in breve tempo un'assemblea cittadina composta da cittadini jugoslavi e da due italiani. Questa assemblea proclamò la liberazione di Trieste, così presentando i partigiani di Tito come i veri liberatori della città agli occhi degli alleati spingendo i partigiani non comunisti del CLN a rientrare nella clandestinità.
Gli jugoslavi esposero sui palazzi la bandiera jugoslava, il Tricolore italiano con la stella rossa al centro e le bandiere rosse con la falce e martello. Le brigate jugoslave, giunte a Trieste a marce forzate per precedere gli anglo-americani nella liberazione della Venezia Giulia, non contenevano nessuna unità partigiana italiana inserita nell'Esercito jugoslavo, mandate invece a operare altrove, benché molti triestini (italiani e sloveni) vi fossero compresi. Gli alleati (nello specifico la Seconda divisione neozelandese, che fu la prima ad arrivare in città), riconobbero che la liberazione era stata compiuta dai partigiani di Tito e in cambio chiesero e ottennero la gestione diretta del porto e delle vie di comunicazione con l'Austria (infatti, non essendo ancora a conoscenza del suicidio di Hitler, gli angloamericani stavano preparando il passo ad un'invasione dell'Austria e quindi della Germania). L'esercito jugoslavo assunse i pieni poteri. Nominò un Commissario Politico, Franc Štoka, membro del partito comunista. Il 4 maggio vennero emanati dall'autorità jugoslava a Trieste, il Comando Città di Trieste (Komanda Mesta Trst) gli ordini 1, 2, 3 e 4 che proclamano lo stato di guerra, impongono il coprifuoco (a combattimenti terminati) e uniformano il fuso orario triestino a quello jugoslavo. Limitarono la circolazione dei veicoli e prelevarono dalle proprie case numerosi cittadini, sospettati di nutrire scarse simpatie nei confronti della ideologia che guidava le brigate jugoslave. Fra questi non vi furono solo fascisti o collaborazionisti, ma anche combattenti della Guerra di Liberazione. Un memorandum statunitense dell'8 maggio recitava:
« A Trieste gli Jugoslavi stanno usando tutte le familiari tattiche di terrore. Ogni italiano di una qualche importanza viene arrestato. Gli Jugoslavi hanno assunto un controllo completo e stanno attuando la coscrizione degli italiani per il lavoro forzato, rilevando le banche e altre proprietà di valore e requisendo cereali e altre vettovaglie in grande quantità. »
L'otto maggio proclamarono Trieste città autonoma in seno alla Repubblica Federativa di Jugoslavia. Sugli edifici pubblici fecero sventolare la bandiera Jugoslava affiancata dal Tricolore italiano con la stella rossa al centro. La città visse momenti difficili, di gran timore, con le persone dibattute tra idee profondamente diverse: l'annessione alla Jugoslavia o il ritorno all'Italia. In questo clima si verificarono confische, requisizioni e arresti sommari. Vi furono anche casi di vendette personali, in una popolazione esasperata dagli eventi bellici e dalle contrapposizioni del periodo fascista. Invano i triestini sollecitarono l'intervento degli Alleati. Il comando alleato e quello jugoslavo raggiunsero infine un accordo provvisorio sull'occupazione di Trieste. Il 9 giugno 1945 a Belgrado, Josip Broz Tito, verificato che Stalin non era disposto a sostenerlo, concluse l'accordo con il generale Alexander che portò le truppe jugoslave a ritirarsi dietro la linea Morgan. Gli alleati assunsero allora il controllo della Città e del suo hinterland.
Le rivendicazioni jugoslave e italiane nonché l'importanza del porto di Trieste per gli Alleati furono la spinta nel 1947, sotto l'egida dell'ONU, alla istituzione del "Territorio libero di Trieste" (TLT). Per l'impossibilità di nominare un Governatore scelto in accordo tra angloamericani e sovietici, il TLT rimase diviso in due zone d'occupazione militare: la Zona A amministrata dagli Angloamericani e la Zona B amministrata dagli jugoslavi.
Tale situazione si protrasse fino al 1954 quando il problema venne risolto confermando la spartizione del territorio libero di Trieste secondo le due zone già assegnate: anzi, furono incorporati alla Jugoslavia alcuni villaggi della zona A (Albaro Vescovà, San Servolo, Crevatini, Elleri, Plavie, Ancarano e Valle Oltra) appartenenti al comune di Muggia, che vide in tal modo dimezzato il proprio territorio. La frontiera fra la zona assegnata all'amministrazione italiana e quella occupata dalla Jugoslavia venne così a passare sui rilievi che sovrastavano la periferia meridionale della cittadina istriana.
Tale situazione provvisoria fu resa definitiva nel 1975, col Trattato di Osimo stipulato tra l'Italia e la Jugoslavia, nel quale si dichiarava il definitivo ritorno della città all'Italia. Nel 1962 Trieste divenne capoluogo della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia.
Nel 2004, assieme ad altri Paesi, la Slovenia entra a far parte dell'Unione Europea e solo 3 anni più tardi la vicina Repubblica aderisce ai trattati di Schengen, facendo perdere quindi a Trieste la sua decennale posizione di città di confine.


 

Geografia
La città è situata nell'estremo nord-est italiano, vicino al confine con la Slovenia, nella parte più settentrionale dell'Alto Adriatico e si affaccia sull'omonimo golfo. Il territorio cittadino è occupato prevalentemente da un pendio collinare che diventa montagna anche nelle zone limitrofe all'abitato; si trova ai piedi di un'imponente scarpata che dall'altopiano del Carso scende bruscamente verso il mare. Il monte Carso, a ridosso della città, raggiunge la quota di 458 metri sul livello del mare. Il comune di Trieste è diviso in varie zone climatiche a seconda della distanza dal mare o dell'altitudine. Al di sotto delle arterie stradali cittadine scorrono corsi d'acqua che provengono dall'altopiano. Liberi un tempo di scorrere all'aperto, da quando la città si è sviluppata, a partire dalla seconda metà del 1700, vennero incanalati in apposite condutture ed ancora oggi percorrono i sotterranei delle odierne via Carducci (precedentemente via del Torrente, appunto), via Battisti (ex Corsia Stadion), viale venti Settembre (ex viale dell'Acquedotto), via delle Sette fontane o piazza tra i Rivi. A sud della città scorre il Rio Ospo che segna il confine geografico con l'Istria. Inoltre l'attuale zona cittadina compresa tra la stazione ferroviaria, il mare, "via Carducci" e Piazza della Borsa, il Borgo Teresiano, venne edificata nel XVIII secolo dopo l'interramento delle precedenti saline per ordine dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria.


 

Monumenti e luoghi d'interesse

 





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