Supreme Extreme Snowboarding - Il Gioco canadese bomba dell'oca

Supreme Extreme Snowboarding

Questo gioco si trova anche in giochi di: snowboard, invernali,
urheilu elämä kanada gooseight; font-family:Verdana, Arial; font-size:11px; color:#b2b1b1;">Peso: 1.3 MB| Giocato: 176.256 volte | Stelle: 4 su 5. Voti totali 49


ISTRUZIONI DEL GIOCO

Avete sempre desiderato effettuare spericolate acrobazie con lo? Bene, ora potrete farlo online!
dunque prendete la tavola e lanciatevi in spericolati fuoripista in questo Winter Game!

L'obiettivo
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Hiroshima, il racconto di una sopravvissuta: “L’inferno sulla terra”

Sessantanove anni fa la bomba lanciata dagli Usa. Setsuko Thurlow oggi ha 83 anni: “Quando l’anniversario si avvicina mi agito, piango, soprattutto di notte. Noi Hibakusha (sopravvissuti) abbiamo una doppia vita. Non puoi pensarci costantemente"

06 agosto 2014

ROMA – Setsuko Thurlow, una donna di 83 anni è una delle sopravvissute alla bomba atomica che devastò Hiroshima. E questa è la sua testimonianza, riportata dal National Post, giornale canadese, 69 anni dopo. Setsuko Thurlow il 6 agosto del 1945 aveva 13 anni, frequentava le scuole medie ed era una delle ragazzine reclutate per un compito essenziale in tempo di guerra: decifrare messaggi dal fronte presso i quartieri dell’esercito giapponese ad Hiroshima. “Ricordo che  dirigevo un gruppo di 30 ragazze della mia età. Eravamo tutte state scelte per quel lavoro. Ci siamo incontrate alla stazione dei treni di Hiroshima. Era un lunedì mattina, il nostro primo giorno – racconta -. Abbiamo marciato fino al cancello del distretto militare –destra-sinistra-destra-sinistra-destra-sinistra- e abbiamo salutato i soldati. Il maggiore Yanai tenne un’assemblea e fece un discorso di incoraggiamento per le ragazze. Disse che in quel giorno avremmo provato la nostra lealtà verso l’Imperatore, e il nostro patriottismo, e tutte abbiamo risposto in coro ‘sì signore, faremo del nostro meglio’”. “Questo è accaduto alle 8 del mattino, e alle 8 e un quarto ho visto una luce bluastra dalla finestra, come se fossero esplosi mille flash contemporaneamente. Poi il mio corpo ha iniziato a galleggiare attraverso l’aria. C’era una totale immobilità e poi ho sentito le mie amiche sussurrare ‘Dio aiutami. Mamma aiutami”. 

In quel giorno di 69 anni fa gli Stati Uniti lanciarono la prima bomba atomica su Hiroshima, selezionata come bersaglio strategico. Ma si trattava di un luogo pieno di mogli di soldati che combattevano al fronte, di bambini piccoli e persone troppo anziane per combattere. Il bilancio delle vittime fu di 140 mila, in gran parte civili. Molti vennero uccisi istantaneamente, altri scomparvero letteralmente. Non c’erano più e i loro corpi non vennero mai ritrovati. Setsuko Thurlow perse conoscenza dopo l’esplosione, la prima cosa che ricorda è la voce di un soldato che la implorava di sbrigarsi, di continuare a spingere via le macerie e muoversi verso la luce.

“Lentamente sono strisciata fuori, il palazzo era in fiamme - continua a raccontare -. Ho visto altre due ragazze venire fuori. Tutte le altre ragazze erano bruciate vive. Nonostante fosse mattina era così scuro, come se fosse il crepuscolo. Era spettrale. E nell’oscurità, come i mie occhi si abituarono, ho potuto vedere che ogni cosa era stata distrutta. Un soldato ci disse di raggiungere la cima della collina, fuori città. Potevo vedere degli oggetti muoversi nel buio. Mentre si avvicinavano ho potuto vedere le figure di esseri apparentemente umani, ma che non ci assomigliavano. Sembravano fantasmi. Avevano i capelli ritti, non so perché, e i loro occhi erano gonfi per colpa delle ustioni. Alcune persone avevano gli occhi fuori dalle orbite. Alcuni tenevano i propri bulbi oculari in mano. Nessuno correva. Nessuno urlava. Tutto era silenzioso, tutto era fermo. Tutto quello che si sentiva era solo il sussurro ‘acqua, acqua’. Come si può descrivere l’inferno sulla terra?”.

Thurlow raggiunse la collina e restò in un campo pieno di persone, alcune già morte altre in fin di vita. Gran parte della sua famiglia era fuori città al momento dell’esplosione, e la trovarono solo il giorno successivo. “Non è facile portare questi ricordi. E quando l’anniversario si avvicina diventa più difficile. Mi agito, piango, soprattutto di notte piango. Noi Hibakusha (sopravvissuti alla bomba atomica) abbiamo una doppia vita. Non puoi pensarci costantemente. Ma ci sono momenti in cui devi affrontare i tuoi ricordi, e farne qualcosa di costruttivo. E che cosa significa? Significa che non devi mai permettere che quanto è successo accada di nuovo. Questo è il motivo per cui ne parlo. Questo il motivo per cui racconto la mia storia. Questo è quello che ho visto”. (helene d'angelo)

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Tag: hiroshima

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