SOCIOLOGIA CRIMINALE: 2011 chiamate d'oca

SOCIOLOGIA CRIMINALE

domenica 30 gennaio 2011

SOCIOLOGIA CRIMINALE

CRIMINOLOGIA


di Giusto Giusti




ll primo concetto essenziale riguarda la nozione di cosa sia la criminologia. E’ un termine usatissimo, e che ormai ha soverchiato tutti gli altri simili termini. Nessuno parla più di antropologia criminale, di sociologia criminale, o altro senza specificazioni. Però moltissime persone parlano di criminologia, e fanno delle conseguenti distinzioni. A questo punto le distinzioni sono infinite, e i termini per le distinzioni sconfinano l’una nell’ altra, e gruppi di ricercatori si mescolano con gruppi di persone che non sono del mestiere. Allora si cerca di stabilire se il tipo di condotta sia congruo con quanto il codice penale e le leggi speciali stabiliscono riguardo a quella condotta, ma si va incontro a variazioni temporali anche rilevanti. Senza contare che molte situazioni possono essere considerate un delitto in un tempo diverso e in un luogo diverso. La distinzione più importante non è tuttavia quella biologica, bensì quella sociale. In altre parole, perché un omicidio nella vita civile è un delitto, mentre in guerra è un dovere? Andando più a fondo, perché un omicidio nella vita civile può essere apprezzato, o perdonato?
I fattori che ho enumerato, senza alcun dovere di completezza, tendono a cir-coscrivere con linee assolutamente individuali un campo sulla cui natura gli uomini si sono sbizzarriti ad avere assai diverse opinioni. E’ sufficiente dare uno sguardo alla carta politica dell’Europa prima e dopo il 1989 per avere un apprezzabile parere al riguardo.
Altri punti che modificano i limiti della criminologia in senso reale sono rappre-sentati dall’epoca che stiamo esaminando, dalle popolazioni dominanti in quel periodo storico in quella regione, dai concetti giuridici prevalenti in quel luogo, tempo, dominazione e volontà popolare. Su questo si viene progressivamente a formare un habitus giuridico- istituzionale che assumerà nel tempo caratteristiche più o meno stabili.
Ma in ciascun luogo le qualità dei singoli individui tendono a modificare le tesi giuridiche che governano quel popolo. Non mi riferisco, come qualcuno potrebbe intendere, a questioni di base, bensì a un fattore che non è mai stato considerato, e cioè alle qualità delle singole persone. Se consideriamo un noto concetto, troviamo che la maggior parte della popolazione di uno Stato si raggruppa al centro, dove appunto si trova la massima parte della gente, una piccola parte si trova a destra, ed una piccola parte a sinistra. Il gruppo più grande è rappresentato dalla gente comune, la piccola parte a destra è costituito da coloro che sono strettamente obbedienti alla norma, mentre la piccola parte a sinistra è rappresentata da coloro che sono scarsamente obbedienti alla norma. Tra questi ultimi si trovano anche coloro che trovano vantaggioso non obbedire alle norme dello Stato. Solo la parte a destra della curva è strettamente obbediente alla norma, la grossa mediana è variamente obbediente, la piccola parte a sinistra lo è di meno. Questa curva , che è variabile nel tempo per un singolo Paese, varia anche nello spazio a seconda dei parametri che si considerano e a seconda dei Governi e dei Codici penali, anch’essi mutevoli. Di conseguenza, non potranno mai esserci degli immutevoli parametri criminologici comunque validi per esplorare le mutazioni criminologiche. Sarà soltanto l’analisi storica dei problemi che potrà aiutarci a fare chiarezza.
Supponiamo di effettuare tante misurazioni di una stessa grandezza con uno strumento; avremo risultati differenti, dovuti all'inevitabile imprecisione del nostro strumento e del nostro operato, che sono detti errori accidentali. Se rappresentiamo le misure ottenute su un grafico, se il numero di misurazioni è molto grande, al limite infinito, la curva che otterremo è proprio la curva di Gauss.



Si tratta di una curva dalla classica forma a campana che ha un massimo at-torno alla media dei valori misurati e può essere più o meno stretta a seconda della dispersione dei valori attorno alla media; la dispersione si misura con la deviazione standard: praticamente una delle proprietà della gaussiana è che il 68% delle misurazioni differisce dalla media meno della deviazione standard e che il 95% differisce meno di due deviazioni standard: quindi maggiore è la deviazione standard, più la gaussiana è "aperta" e più c'è la possibilità che la media (il punto più alto) non sia rappresentativo di tanti casi.
Anche nel caso della curva di Gauss l'area sottesa dalla curva vale 1 perché la somma delle probabilità di tutti i valori dà 1, cioè la certezza.






Capitolo 1 - Cronistoria della criminologia

Converrà premettere qualche elementare nozione di ordine criminologico, per mostrare quello che è la criminologia, in un’ottica temporale e in una successione logica, ed anche a livelli topografici significativi.
Proporrò una cronistoria semplice, prendendomi anche qualche libertà, e tuttavia spiegandola, per consentire al Lettore di capire come e quando si siano scisse le strade della criminologia europea e di quella nord-americana. Rimane la criminologia sud-americana, che conserva molte tracce della criminologia europea. Non sono riuscito a trovare traccia della criminologia di altri luoghi, vuoi per difficoltà linguistica, vuoi perché non è stata ancora costruita, vuoi per mia ignoranza.
E’ verosimile che la criminologia possa avere inizio quando si cominciò a disgregare l’edificio della dottrina classica del diritto penale, che per molti anni aveva cercato di affermarsi, riuscendoci, e costruendo una rete di norme che dovevano essere utilizzate per trovare il colpevole di un reato, chiunque egli fosse. I codici penali, successivi alla volontà assoluta dei regnanti, usavano metodi che in parte derivavano dall’inquisizione e che ancora prevedevano l’impiego della tortura. Il testo del milanese Pietro Verri, illuminista milanese della fine del 1700 e molto critico nei confronti dell’uso di queste tecniche, è dedicato all’uso della tortura come metodo per ottenere una confessione dall’imputato.

Cesare Bonesana, marchese di Beccaria (Milano, 15 marzo 1738 – Milano, 28 novembre 1794) fu un giurista, filosofo, economista, letterato italiano, figura di spicco dell'Illuminismo, legato agli ambienti intellettuali milanesi.
Nel 1764 pubblicò Dei delitti e delle pene, breve scritto che ebbe enorme fortuna in tutta Europa ed in particolare in Francia, dove incontrò l'apprezzamento entusiastico dei filosofi dell'Encyclopédie, di Voltaire e dei philosophes più prestigiosi che lo tradussero (la versione francese è opera dell'abate filosofo André Morellet, con note di Denis Diderot) e lo considerarono come un vero e proprio capolavoro. L'opera venne messa all'Indice dei libri proibiti nel 1766, a causa della distinzione tra peccato e reato.
Tornato a Milano non si mosse più, divenne professore di Scienze Camerali (economia politica) e cominciò a progettare una grande opera sulla convivenza umana, mai completata.
Entrato nell'amministrazione austriaca nel 1771, fu nominato membro del Supremo Consiglio dell'Economia, carica che ricoprì per oltre vent'anni, contribuendo alle riforme asburgiche. Morì a Milano il 28 novembre 1794 a causa di un ictus all'età di 56 anni.
Beccaria definì in pratica il delitto in maniera laica come una violazione del contratto, e non come offesa alla legge divina, che appartiene alla coscienza della persona e non alla sfera pubblica. La società nel suo complesso godeva pertanto di un diritto di autodifesa, da esercitare in misura proporzionata al delitto commesso (principio del proporzionalismo della pena) e secondo il principio contrattualistico per cui nessun uomo può disporre della vita di un altro.
Beccaria sosteneva quindi l'abolizione della pena di morte, perché non impedisce i crimini e non è efficace come deterrente, nonché della tortura, perché è una punizione preventiva ingiusta e crudele e non serve a scoprire nulla, giacché fornisce dubbie confessioni. Si occupò inoltre della prevenzione dei delitti, favorita dalla certezza piuttosto che dalla severità della pena.
Beccaria sosteneva che per un qualunque criminale, una vita da trascorrere in carcere, con l'ergastolo privativo della libertà, è peggiore di una condanna a morte, mentre l'esecuzione non vale come monito e deterrente al crimine. Il vero freno della criminalità non è, secondo Beccaria, la crudeltà delle pene, ma la sicurezza che il colpevole sarà punito, anche con una pena più mite ma certa ed inevitabile.

Cesare Lombroso nacque a Verona nel 1835. Incaricato di un corso sulle malattie mentali all'università di Pavia nel 1862, divenne in seguito (1871) direttore dell'ospedale psichiatrico di Pesaro e professore di igiene pubblica e medicina legale all'università di Torino (1876), di psichiatria (1896) e infine di antropologia criminale (1905). Morì a Torino nel 1909.
Il suo nome resta legato soprattutto all'antropologia criminale, di cui è ritenuto il fondatore, insieme con la "scuola positiva del diritto penale", in cui influenzò le teorie poi sviluppate da Enrico Ferri.
Lombroso sostenne che le condotte atipiche del delinquente o del genio sono condizionate, oltre che da componenti ambientali socioeconomiche, da fattori indipendenti dalla volontà, come l'ereditarietà e le malattie nervose, che diminuiscono la responsabilità del criminale in quanto questi è in primo luogo un malato. In particolare nell’opera L’uomo delinquente, Lombroso sostiene la tesi secondo cui i comportamenti criminali sarebbero determinati da predisposizioni di natura fisiologica, i quali spesso si rivelano anche esteriormente nella configurazione anatomica del cranio. I caratteri degenerativi più frequenti negli alienati e nei delinquenti ne consentono la classificazione : i criminali nati (caratterizzati da peculiarità anatomiche, fisiologiche e psicologiche), i criminali alienati, i criminali occasionali e quelli professionali. Nella prospettiva lombrosiana domina il determinismo più assoluto, per cui quel che si fa dipende necessariamente da ciò che si è: privo di ogni libertà, l’uomo agisce in maniera deterministica e necessitata. Anche in forza delle dure critiche a cui la sua teoria fu sottoposta, Lombroso andò via via correggendola, sempre più arretrando dal suo iniziale determinismo assoluto: egli arrivò a sostenere che i delinquenti nati fossero solo un terzo di coloro che infrangevano le norme e che ogni delitto aveva origine in una molteplicità di cause. Lombroso indicò anche le conseguenze giuridiche della propria dottrina: poiché il crimine non è il frutto di una libera scelta, ma è piuttosto la manifestazione di una patologia organica, cioè di una malattia, allora la pena deve essere intesa non come una punizione, ma semplicemente come strumento di tutela della società.
Le tesi di Lombroso si diffusero rapidamente in tutta Europa, e vi dominarono dalla pubblicazione dell’Uomo delinquente (1876) fino alla sua morte (1909), poi decaddero rapidamente In Italia e in Europa.

Enrico Ferri (San Benedetto Po, 25 febbraio 1856 – Roma, 12 aprile 1929) è stato un politico, scrittore, giornalista, e criminologo italiano, direttore del quotidiano del PSI Avanti! e allievo di Cesare Lombroso.
Dopo essere stato uno studente universitario di Cesare Lombroso, lavorò dapprima come assistente e poi come professore di Diritto penale. Mentre Lombroso si era occupato di criminologia antropologica, gli interessi di Ferri riguardarono i collegamenti tra le influenze sociali e economiche e i tassi di criminalità.
Le ricerche di Ferri lo portarono a formulare teorie che sostenevano come il principio base dell'aumento della legalità siano i metodi di prevenzione del crimine e non i metodi di punizione dei criminali. Fu tra i fondatori della scuola positivista; perseguì le sue ricerche sul positivismo psicologico e sociale in contrapposizione al positivismo biologico di Lombroso.
La carriera politica di Ferri si caratterizza per la serie di cambiamenti di direzione. Persona di grande fascino e di notevole abilità retoriche, fu considerato piuttosto un tribuno e un oratore. Neutralista durante la Prima Guerra Mondiale, fu rieletto deputato di nuovo nelle file del PSI alle elezioni del 1921. Negli ultimi anni si avvicinò al regime fascista e a Mussolini, tanto da venire nominato senatore del Regno nel 1929, pochi giorni prima di morire.
Scrisse numerose opere, tra le quali ricordiamo la Sociologia criminale.

Raffaele Garofalo, 1851–1934, giurista e criminologo. Studiò all’Università di Napoli, dove successivamente insegnò diritto e procedura penale. E’ considerato, dopo Enrico Ferri, il più importante seguace di Cesare Lombroso. Il suo maggior contributo è la formulazione di una teoria di delitto naturale. La teoria abbraccia delitti di due tipi: quelli di violenza e quelli contro la proprietà. La sua opera principale è la Sociologia.

Scipio Sighele, 1968- 1913, giurista e criminologo. Insegnò all’Università di Bruxelles, e poi in Italia. Allievo del Ferri, la sua opera principale è La folla criminale (1901).

Napoleone Colajanni, 1847- 1921, parlamentare siciliano. Portatore di idee molto moderne, come per esempio quella che la mafia si dovesse vincere con il ritorno a condizioni economiche siciliane più adatte ai tempi. Ovviamente, nemico di Cesare Lombroso.

Alexandre Lacassagne, 1843- 1924, professore di medicina legale a Lione. E’ il contro altare francese di Lombroso. E’ stato recentemente rivalutato nella storia della criminalità.

Gabriel Tarde, 1843- 1904, sociologo, entra marginalmente nell’area dell’antropologia, e si oppone a talune tesi di Lombroso.

Hans Gross, 1847- 1915, professore di diritto penale e giudice istruttore austriaco, con la sua Psicologia criminale portò per primo la scienza nel campo del delitto.

La morte di Cesare Lombroso sembrò frenare l’impulso allo studio della criminologia, benché i suoi due allievi più noti, Ferri e Garofalo, fossero ben vivi. Per me, che scrivo dopo circa un secolo da tale epoca, anche se continuo a leggere che le tesi di Lombroso sono ormai sconfessate, le ricerche attuali sulla delinquenza e la criminologia non appaiono sicuramente conclusive.
Nel periodo successivo alla prima guerra mondiale, perdurando ancora l’attività di Ferro e Garofalo, si fecero notare anche le figlie di Lombroso, e cominciò qualche anno dopo a farsi strada un altro lombrosiano, Benigno Di Tullio. Esiste ancora più che il ricordo di Lombroso, esiste un tenue filo che collega lo stato di oggi con lo stato di allora.

Attualmente, il patrimonio scientifico lasciato dai tre fondatori della scienza antropologica sembra essersi diviso, ma sono ancora evidenti le tracce che sono state lasciate. In Europa, la divisione fra Europa occidentale ed Europa orientale è ancora chiara, ma probabilmente essa tenderà a scomparire. Non vi sono però elementi utilizzabili in concreto: ora come ora, in numerosi Paesi europei la questione appare sopita. Nel Nord- America, le questioni sociali nella popolazione sono molto importanti, e la criminologia del Nord- America è essenzialmente sociologica. In Sud- America è invece ancora molto vitale la criminologia lombrosiana.
In Cina, il decano dei criminologi cinesi, il prof. Bingsong, ha promosso la costituzione di una Fondazione che si chiama "International Forum on Crime and Criminal Law in the Global Era". Soci fondatori sono i maggiori criminologi di 10 Paesi. Pino Arlacchi, europarlamentare dell'Italia dei Valori - è scritto in una nota - è considerato uno dei principali esperti di sicurezza umana, essendo già stato il Presidente dell' associazione mondiale per lo studio della criminalità organizzata. Arlacchi è stato nominato Direttore Generale della Fondazione e dovrà organizzare una delegazione nazionale che parteciperà agli incontri annuali che si terranno fino al 2019.
Non abbiamo notizie attendibili per gli altri Stati Asiatici.


Un’opinione personale
Caro Lettore, se vai a guardare alcune pagine innanzi, trovi una curva di Gauss, che è disegnata secondo uno schema abituale e assolutamente generico. Non è una curva che sia stata rilevata in seguito ad una organizzazione, ma è invece la curva ideale di un qualche cosa di molto teorico, e che può variare in ogni momento della giornata, ma che, a fine anno, ripete la curva dell’anno precedente.
Guarda i numeri degli omicidi volontari, tanto per esemplificare, e troverai che sono molto vicini, intorno a 600 l’anno. Certamente ti puoi domandare come, negli ultimi anni, la cifra degli omicidi volontari sia stata pressoché eguale. Questo è vero, ma quale sia il meccanismo che rende pressoché eguale il numero degli omicidi volontari in una serie di anni è assai difficile da comprendere. In fondo l’Italia ha circa 60 milioni di abitanti, e gli omicidi volontari sono 600:60.000.000, cioè 1:100.000 all’anno con variazioni minime da un anno all’altro. Se hai pazienza, e farai i tuoi calcoli, troverai che per altri reati è più o meno lo stesso. E che tutto questo sarà vero se non cambieranno le situazioni circostanti. In fondo, negli anni del XIX secolo, cioè nel 1800, la situazione era molto diversa, e gli omicidi volontari erano almeno 8 volte di più, se ricordi che la popolazione era la metà di quella attuale e che il numero degli omicidi volontari era intorno a 4000 all’anno.
Puoi ancora concludere che, a questa stregua, se nulla cambia, abbiamo raggiunto la cifra di omicidi che appare la cifra minima per la popolazione italiana.
Ti porto un altro esempio. Nel primo anno di vita di chiunque, e nell’ultimo anno di vita di una persona che muoia a 84 anni se femmina e a 76 anni se maschio, non si registrano omicidi (o comunque pochissimi). Allontanandoci da questa linea di base, le cifre cominciamo pian piano a crescere, fino a raggiungere il massimo degli omicidi intorno a 20- 35 anni, rimanendo peraltro il numero dei delitti compiuti dalle femmine a circa 1/10 di quelli compiuti dal maschio. Questi rapporti rimangono stabili.
Ora una breve nota. La citazione di alcuni criminologi e precursori non può ridurre a tali nomi la storia di questa scienza. Essa infatti è qualcosa che vive e che ha ripreso a vivere sulla scorta di autori e ricercatori remoti e attuali, italiani e stranieri. Ma siamo ancora nel periodo in cui questa scienza si sta assestando. Nel periodo attuale stiamo partecipando ad uno strano fenomeno: stanno riemergendo i nomi antichi, e numerosi Autori avvertono che doverosamente la criminologia sta trovando lentamente il suo spazio. Cercherò di darne conto.

Capitolo 2- Metodo di lavoro
Lo studio circa le male azioni dell'uomo e le loro conseguenze, per molti anni condotte, mi ha portato alla consapevolezza di poter indagare sulle ragioni e sui fini di esse. Esaurita ormai la curiosità di conoscere le fisiche conseguenze della violenza, mille e più volte tentata la ricostruzione di eventi delittuosi, la strada non può essere ormai, per me, che quella di capire e spiegare le cause che sembrano ispirare la commissione di tanti e tanto gravi reati, le situazioni in cui essi maturano, la lentezza e spesso la vanità delle indagini e della punizione.
Alla decisione di esaminare questi problemi, cui forse la mia preparazione non sarà ritenuta sufficiente, hanno concorso l'interesse per gli affari giudiziari e per i luoghi in cui la punizione si realizza in concreto, e, più di recente, quel di corrotto che s'è finalmente rivelato nell'amministrazione della cosa pubblica e privata; ancor più tuttavia, la coscienza che, quanto minore è il numero dei delitti, tanto meglio possono vivere sia la nazione sia i cittadini, delinquenti compresi.
Probabilmente il Lettore non troverà nulla di originale in questo testo, né io ho la pretesa di riferirgli fatti nuovi o curiosi. I limiti temporali e topografici sono quelli del “qui e ora", dei tempi e dei luoghi che tutti meglio conosciamo. Né ci si aspetti un'analisi approfondita di casi giudiziari, o idee innovative in tema di lotta alla mafia, o interpretazioni sugli effetti delle temperature estive su taluni soggetti.
Il mio materiale è semplicemente quello delle notizie quotidiane, e il mio metodo è quello della meditazione su questi fatti, attraverso il filtro dell’esperienza e della lettura delle esperienze e meditazioni altrui.
Nel momento in cui scrivo queste frasi, sono ben conscio che lo sforzo sarà vano. Molti prima di me, e ben più meritevoli, hanno appunto potuto conoscere la vanità di studi e ricerche condotte con grandi mezzi, perché lo studio della condotta criminale non sembra portare alcun beneficio nella applicazione pratica.

Capitolo 3 – Comprensione della condotta criminale

Se torniamo brevemente indietro negli anni, possiamo facilmente renderci conto che un grande sforzo intellettuale è stato fatto per capire la condotta criminale, per giudicare secondo giustizia, per punire equamente. Abbiamo cercato di misurare il grado della colpa e l'intensità del dolo. Abbiamo stabilito leggi precise, e abbiamo deciso che solo la loro violazione poteva comportare una pena. Abbiamo contato i giorni di prigione corrispondenti alla commissione di un atto criminale. Abbiamo infine tentato di valutare se l'uomo delinquente fosse davvero libero nella scelta della sua condotta. Proprio su questo aspetto, nell'ultimo secolo antropologi, medici legali, sociologi, giuristi, genetisti, psicologi hanno prodotto molti brillanti studi. In merito alla previsione della condotta criminosa, grandi studiosi hanno dedicato buona parte della loro vita professionale.
Se guardiamo ai fatti, non sembra che i risultati pratici siano stati particolarmente brillanti. Negli anni, grandi e significative variazioni nel numero complessivo dei delitti non vi sono state, anche se pare, nell'insieme, che sia in diminuzione il numero dei delitti contro la persona, mentre è in aumento il numero dei delitti contro la proprietà, ed in particolare quello dei furti, che ancor più grande sarebbe se solo potessimo contarli tutti. Numerose prigioni sono state costruite, eppure la loro capienza globale non è mai sufficiente. Il carcere è stato invaso da psicologi ed educatori, ma l'efficacia di questi interventi non sembra tanto importante. Le istituzioni deputate alle indagini sono state dotate di persone e mezzi, per scoprire i colpevoli e rendere meno incerto il giudizio. Eppure la massima parte dei furti e buona parte degli omicidi volontari non arrivano al giudizio, e vengono archiviati perché è ignoto l'autore del reato, perché, cioè, non è stata individuata una persona cui addebitarlo.
E allora, pare necessario guardare a questi problemi da un altro punto di vista, che tenga conto più del buon senso che di principi indefettibili, e che sia essenzialmente pragmatico.

Capitolo 4- La detenzione
Ne ignoro il motivo profondo, ma per molti anni sono stato convinto che una condanna alla detenzione significasse che il condannato doveva stare in prigione per quel preciso numero di anni, mesi e giorni. Solo molto più tardi ho capito che non è assolutamente così, che cioè alcuni ci vanno davvero, ed altri no, e alcuni di questi ultimi non vedono neppure scritta la loro condanna sul certificato penale. Per coloro invece che debbono soggiornare in prigione, sono previsti forti sconti della pena detentiva, se solo si comportano bene.
Ero anche convinto che si dovesse andare in prigione solo se un giudice pronunciava una sentenza di condanna, pur ammettendo che una persona colta sul fatto ci dovesse andare subito, perché la condanna sarebbe stata inevitabile.
Si trattava, come è evidente, di sciocche fantasie di ragazzo, poiché, come ognuno se ne avvede, la vera pena in buona parte dei casi non consiste nella condanna, bensì nell'inquisizione, cioè nell'esser sottoposto ad indagine: l'eventuale condanna rappresenta talvolta un'aggiunta facoltativa.
Se questa eventualità non si realizza, qualcuno si rallegrerà, e qualcun altro porterà pazienza.
Allora la gente che abita le prigioni è composta almeno di due categorie: una parte attende il processo (di primo grado, o di secondo grado, o di Cassazione) e una parte è già stata condannata (in primo grado, o in secondo grado, o in via definitiva). E' evidente che le due categorie hanno tendenza a sovrapporsi l'una con l'altra.
Pensavo anche che le prigioni riservate ai condannati fossero differenti da quelle riservate a coloro che sono in attesa del processo, ma così non può essere, dato appunto che le categorie si sovrappongono.
Immaginavo che i condannati per delitti molto gravi fossero tenuti separati da quelli che semplicemente avevano detto "sciocco" a un vigile urbano, o che tenevano in tasca qualche bustina di polvere bianca per loro privato consumo. Anche se esistono luoghi riservati agli ergastolani, non si sbaglia dicendo che spesso, sotto lo stesso tetto, si trovano pluriomicidi, ladri, rapinatori, spacciatori di droga, oltraggiatori di pubblici ufficiali, corruttori e corrotti, concussori e concussi. Tutti hanno in comune un'unica condizione: si professano innocenti.

Capitolo 5- Giudicabili e definitivi
Forse qualcuno di loro è innocente. L’ISTAT però ci dice che molti di loro sono innocenti, nel senso che, all' esito finale dei processi, vengono riconosciuti tali, qualche volta per un cavillo giuridico, qualche volta perché lo sono davvero. E’ inevitabile allora domandarsi, dato che sono innocenti, perché sono finiti in carcere: tenterò più avanti di dare una risposta.
Dobbiamo comunque ammettere l’assunto che in carcere vi siano colpevoli e innocenti, già condannati o in attesa di giudizio, persone appena entrate e persone che stanno per uscire perché hanno finito di scontare la pena.
E’ singolare la diversità del comportamento tra coloro che non si aspettano la carcerazione e coloro che invece lucidamente la possono prevedere in base alla loro condotta.
Questi ultimi l'accettano quasi fosse un infortunio sul lavoro, ma si impegnano tuttavia per renderla quanto più breve e più comoda sia possibile, gli altri la vedono come un affronto personale.
Da questi diversi atteggiamenti possono nascere importanti problemi di ordine medico: quanto ai primi, la simulazione di malattia, quanto ai secondi, una reazione psicogena abnorme che può portare ad una malattia psicosomatica o al suicidio.
Un caso a parte è rappresentato dai mafiosi e dagli appartenenti a gruppi criminali organizzati di questo tipo. Esclusi i grandissimi capi, che non ne hanno bisogno per affermare il proprio prestigio, per gli altri è un punto d’onore tenersi fuori del carcere, usando le strutture sanitarie a proprio beneficio. Il mafioso in carcere potrebbe essere riconosciuto come tale soltanto in base al gran numero di esami strumentali, sofisticati e costosi, che gli vengono praticati, gratuitamente s'intende.
Un'altra caratteristica, o tentativo, dei mafiosi a livello medio e basso, è quella di precostituirsi l'infermità di mente. Il soggetto, in epoca non sospetta, sviluppa surrettiziamente un'infermità di mente (non importa quale, basta che al bisogno lo possa rendere incapace di intendere e di volere) e la fa debitamente attestare mediante opportuni ricoveri: se accusato di qualche delitto, il mafioso potrà far valere la sua "malattia" e guadagnarsi il ricovero in manicomio giudiziario, donde potrà uscire prima e più facilmente, grazie ad una opportuna “guarigione”, tanto più probabile in quanto non è mai stato "malato" o "infermo di mente".

Capitolo 6- Colpevoli per sorteggio?
Esiste una stranezza nelle nostre leggi. Non so se essa compaia anche in altre legislazioni, e, se c'è, non è sicuramente allo stesso livello.
Le nostre leggi sono molto complesse, molto articolate, fanno richiami a norme precedenti che in parte vengono abrogate, le ipotesi delittuose sono minuziosamente previste, le pene diligentemente commisurate a queste ultime. Così sono le leggi penali, così quelle amministrative.
E' una bellissima, puntigliosa, illeggibile da parte dell'uomo della strada, apparentemente coerente costruzione, nella quale si sono impegnati i migliori intelletti giuridici della nazione. L'impegno tecnico è certamente soverchiante, tale comunque da impedire di pensare alle conseguenze sociali di tali leggi.
E, infatti, la prima e più ovvia conseguenza è l'interpretazione di esse: dall'umile circolare esplicativa di un ministero fino alla dotta sentenza della Corte costituzionale, è un fiume cartaceo che accompagnerà inevitabilmente il testo di legge.
La seconda conseguenza è rappresentata dalle inevitabili sequele giudiziarie, centrate appunto sull'interpretazione di esse.
La terza conseguenza è che la legge non potrà mai essere esattamente conosciuta dalle persone che la debbono rispettare, e da poliziotti e carabinieri che debbono farla rispettare.
Infine, ultima e più grave conseguenza: può accadere che le infrazioni siano tanto numerose e variabili, che la punizione del colpevole rappresenti un vero e proprio evento casuale, di tal che il reo non si sentirà punito per il reato, ma perseguitato dalla malasorte.
Colpevoli per sorteggio? In alcuni casi certamente sì.
Alcuni esempi banali possono chiarire il punto di vista. a) è eccezionalmente raro che un contribuente subisca un accertamento fiscale, ma quando lo subisce è eccezionale che non debba pagare qualche ammenda, perché, per quante imposte uno paghi, ce n'è sempre qualcuna non pagata o non pagata per intero. b) c'è una norma del codice della strada che impone dei limiti di velocità. La massima parte dei conducenti procede usualmente ad una velocità adeguata al mezzo, alla strada, alle condizioni meteorologiche, alle condizioni del traffico, alle proprie condizioni psico-fisiche. Questa velocità è di solito un po' superiore a quella massima, imposta dalla norma, cosicché è sufficiente un autovelox, che misuri esattamente quelle velocità, per colpire quei relativamente pochi automobilisti che hanno la sventura di passare davanti allo strumento, fra i milioni di automobilisti che in quel momento stanno "violando" quella norma del codice della strada. Noi tutti, io credo, dobbiamo ringraziare il buon senso della Polizia stradale, che interviene quando sia effettivamente necessario. c) il furto è uno di quei reati per i quali è frequentissima l'archiviazione per essere ignoto l'autore del reato stesso. In altri termini, per alcuni tipi di furto (furto in appartamenti, furti d'auto, ecc.) non vengono fatte indagini, o solo indagini sommarie, cosicché l'identificazione e l'eventuale cattura del ladro avvengono solo se il ladro è colto sul fatto, e quindi sono del tutto casuali.
Tutto questo contribuisce a dare un'immagine molto distorta dell'amministrazione della giustizia, e ne viene a mancare il rispetto. I sentimenti del cittadino si tradurranno in opinioni, e queste saranno diffuse nella popolazione.
Non ci si può dunque attendere la collaborazione della popolazione, quando tale collaborazione divenga necessaria. Questa mancanza di collaborazione potrebbe anche chiamarsi omertà, della quale vi sono peraltro anche altre cause.
La prossima imbarazzante domanda è questa: perché le leggi sono così congegnate? Le imbarazzate risposte non possono essere che queste: o il legislatore non è in grado di far di meglio, o le fa così a bella posta.

Capitolo 7- Antiquariato

Ricorda il Lettore l'annosa storia del Codice della Strada che, pronto da anni, non ci si decideva a promulgare perché farcito di errori, e intanto si usava quello del 1957, quando più numerosi delle automobili erano i carri a buoi? Per rimanere in tema: ricorda il Lettore il nome di quel Ministro della Repubblica che voleva farci andare tutti a meno di 110 km/ora sulle autostrade?
In fondo però sono cose molto banali, se le poniamo a confronto con il codice penale, che è stato promulgato nel 1930, e che perciò risente delle idee politiche di quegli anni, e forse questo è il male minore, ma risente anche delle idee giuri ydwmkivl. Canada Goose Constablediche di allora, e forse questo è il male maggiore.
Per quanto più da vicino mi riguarda sul piano didattico e professionale, emergono dal codice penale fantasmi del remoto passato, come quello di Cesare Lombroso, nome noto al Lettore, che forse ricorda che la prima edizione dell'"Uomo delinquente" è del 1876. Numerose, sempre nel campo di mio interesse, sono le cosiddette "fictiones juris", cioè delle "licenze" che il codice si concede per "ragioni di politica criminale". Sono "licenze" fastidiosissime: in pratica il codice entra in contraddizione con se stesso, e chi ha il dovere di applicarle non può far altro che ricorrere a piccole astuzie per rimediare al danno. Un altro fastidiosissimo aspetto riguarda il nesso di causalità materiale. In questo specifico settore, in verità, il codice ha solo la colpa di equiparare l'azione all'omissione, il che evidentemente non è lecito sul piano concettuale. E' la dottrina giuridica che è responsabile dei guasti maggiori. Sostenendo infatti che è causa di un evento ogni azione od omissione, anche di minima importanza, purché necessaria al verificarsi dell'evento, si finisce per criminalizzare e punire anche azioni od omissioni che non hanno nulla di criminoso.
C'è qualcosa in tutto questo che ricorda l'ossequio servile ad un Principe che poteva e doveva avere i mezzi per imporre, a sua discrezione ed eventualmente, il proprio volere. Mi domando se non sia ancora cosi, e se la figura del Principe sia ancora attuale, dopo un opportuno cambio di nome.


Capitolo 8- Amministrazione

Le mie sciocche lamentele non finiscono qui. Mi sono sempre domandato perché l'Amministrazione dello Stato chieda al cittadino documenti e certificati che sono già in suo possesso. Banalità: se hai bisogno di rinnovare la patente di guida, o il passaporto, o quanto altro, devi recarti presso numerosi altri uffici e sportelli per avere dei documenti che ti serviranno per averne un altro.
Pare possibile che, mediante una rete di computer, l'Amministrazione sarà in grado di risolvere questi problemi in tempo reale.
Sono passati però ormai molti anni dall'avvento degli elaboratori, e ancora buona parte dell'Amministrazione procede con la penna d'oca.
Dirà il Lettore paziente: che importanza hanno mai queste osservazioni, pur vere, in un saggio di criminologia? Apparentemente nessuna importanza specifica, come è evidente. Nella sostanza, però, costituiscono un esempio della natura dei rapporti che intercorrono fra i cittadini e l'Amministrazione. A questo, è da aggiungere il modo con cui, alquanto spesso, il rappresentante dell'Amministrazione si comporta nei confronti del cittadino e viceversa.
Si tratta indubbiamente di noiose sciocchezze, quando sia necessario rinnovare la patente di guida, ma quando si tratti di avere una licenza edilizia o una licenza commerciale o altro di rilevante, allora entriamo nel possibile campo della corruzione e della concussione. Quanto più numerose, infatti, sono le "firme" necessarie per avere una licenza o un permesso purchessia, tanto più facilmente, per un'ovvia ragione statistica, si possono realizzare tali fenomeni. In altre parole: quanto più numeroso è il personale addetto, tanto più lenta è la progressione della "pratica" e tanto più facili la corruzione e la concussione. Vi è anche un altro elemento: i controlli progressivi riguardano la correttezza formale, non la correttezza sostanziale. Si tratta cioè di controlli sulle carte, non sulle cose, cosicché i maggiori imbrogli spesso si celano dietro il candore di una pratica formalmente immacolata. Il peggio è che, se qualcuno viene accusato, si difende affermando di avere seguito scrupolosamente la legge, ed è vero. E' una situazione omologa agli "scioperi bianchi" di talune categorie di lavoratori che, decidendo di seguire esattamente quel che il regolamento prescrive, riescono a paralizzare tutta l’attività.
C'è chi vede in una normativa così perfettamente elaborata sul piano formale una sorta di maestà e dignità della Legge: per lo meno è ciò che vi ha visto il Legislatore. Altri invece ci vedono una sorta di viltà, perché norme siffatte tendono alla propria tutela e alla tutela di chi le ha prodotte, e non a regolamentare la convivenza dei cittadini.
Questo modo di pensare si diffonde inevitabilmente nei rapporti interindividuali, creando situazioni analoghe.
La prevalenza degli aspetti formali sugli aspetti sostanziali ha portato a conseguenze del tutto inaccettabili.
Ricorderò, limitandomi tuttavia a ciò che meno imperfettamente conosco, che la legge n. 180 del 1978 sui malati di mente ha proibito i nuovi ingressi nei manicomi, senza provvedere a soluzioni alternative per i malati gravi. Che la legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale ha concesso a tutti l’assistenza gratuita, mandando in rovina il bilancio dello Stato e obbligando a rammendi e rattoppi casuali. Che la legge sull’interruzione della gravidanza ha fatto sì che l’aborto diventasse in pratica un metodo contraccettivo. Che la socialmente avanzatissima legge penitenziaria sia in pratica inattuabile. Che le leggi sugli stupefacenti hanno subito nel tempo inspiegabili capovolgimenti. Et coetera. Attendiamo con ansia le leggi prossime venture, ed i guasti che produrranno, pronti a farvi fronte.

Capitolo 9- Alcune forme di illegalità

E' da leggi così contorte e scombinate che nascono i delitti contro la pubblica amministrazione, l'elusione e l'evasione fiscale, i privilegi inammissibili ma garantiti da una norma che ormai viene rifiutata. Viene subito alla mente la cosiddetta immunità parlamentare, che qualcuno ha ribattezzato "impunità parlamentare". Ma voglio anche aggiungere le false pensioni di invalidità, che hanno rappresentato per anni un modo di acquisizione del consenso e dei voti, e l'equo indennizzo per i dipendenti civili e militari dello stato, che rappresenta spesso un modo per distribuire denaro a tali dipendenti e quindi per acquisirne il consenso. Ed infine, e ciò era materia di indagine nel momento in cui stavo scrivendo queste righe, sono venuti alla luce i cosiddetti affitti facili e l'uso improprio di telefoni cellulari.
Emerge, mi sembra, un quadro caratterizzato da una illegalità diffusa. La stampa ha usato questa espressione, che a me pare eufemistica. Non sarebbe più adeguato parlare di delinquenza diffusa? In fondo, non vi è molta differenza tra chi compie un furto in un appartamento e chi ruba una pensione, o ruba l'uso di un appartamento o di un telefono cellulare.
Si dirà: in fondo si tratta di piccole cose. Rispondo: è vero, però sono molto diffuse e alla fine la somma di denaro sprecata, o rubata, è molto grande, ben più grande della somma delle tangenti di cui siamo finora a conoscenza. Nessuno tra i nostri criminologi si è occupato a fondo di questi aspetti. Ricorderò gli studi di Piero Paradiso e di Correra e Martucci, che non rappresentano però una ricerca condotta sul campo, e quelli di Franco Cazzola, che propriamente criminologo non è, ma che ha il pregio di scendere nella realtà concreta della casistica, per quanto le informazioni disponibili gli hanno consentito. Attendiamo ancora uno studio così approfondito come quello di Marshall Clinard sui misfatti delle imprese multinazionali.
Per averlo, abbiamo dovuto attendere i processi di Tangentopoli, e le relative sentenze, e l’esito di altri processi contro aziende multinazionali. E' questa una delle ragioni, di carattere conoscitivo, che a mio parere suggeriscono la necessità di giungere al dibattito nelle aule dei tribunali.
La ragione strettamente connessa è che i cittadini debbono sapere esattamente ciò che è accaduto e debbono introiettare il concetto che ad ogni reato deve conseguire la pena. Quest' ultimo è il punto più importante.


Capitolo 10- Funzione della pena

Se non si recepisce questa idea, la funzione sociale della pena inflitta ad un individuo viene a cadere. Comunemente infatti si ritiene che la pena inflitta ad una persona per un reato distolga gli altri dal commetterne, per non incorrere nella sanzione. Affinché, tuttavia, nella mente delle persone si formi questo concetto, bisogna che fra il commesso reato e la pena inflitta vi sia una relazione ben percepibile da tutti. In parole molto semplici: Tizio ha compiuto questo reato, Tizio è stato identificato, Tizio è stato processato e condannato, Tizio deve andare in prigione per tutto il tempo che la legge prescrive e che il giudice ha determinato, e non un giorno di meno. Credo che questo sia il comune sentire. Aggiungo che il tutto dovrebbe realizzarsi in tempi molto brevi, affinché sia molto chiaro il rapporto tra il primo e l'ultimo anello di questa catena, cioè fra la commissione del reato e la sua punizione.
Naturalmente non sempre è così facile. Tanto per cominciare, da qualche anno i cittadini spesso non denunciano neppure i furti a proprio danno, nella consapevolezza che assai spesso la denuncia non avrà seguito. In secondo luogo l'identificazione dell'autore del reato spesso non viene neppure tentata dagli organi di polizia, come nel caso di quasi tutti i furti, e quando viene tentata, nei delitti più gravi, spesso rimane vana, o viene contraddetta in sede di giudizio. In terzo luogo, dato che possiamo permetterci tre gradi di giudizio, i processi saranno spesso tre, che possono diventare anche di più se la Corte di Cassazione rinvia il caso al giudice di I° grado, o se deve intervenire anche la Corte costituzionale. E così, una questione che poteva risolversi in qualche settimana si risolverà in qualche anno. In quarto luogo, vi è la irrogazione della pena. Le pene stabilite nel nostro codice penale sono letteralmente feroci (tornerò su questo punto più avanti), cosicché i giudici di merito, che ne sono perfettamente consapevoli, esitano molto ad applicarle in pieno, e cercano in tutti i modi di rendere la pena meglio adeguata alla gravità del reato. Questo modo di procedere, che è equo nella sostanza, rende però un cattivo servizio al concetto di giustizia. Infine: vi sono mai condannati che abbiano scontato la pena detentiva per tutta la sua durata? Credo di poterne dubitare, se solo si pensa a tutte le "facilitazioni" che sono previste: custodia in casa, semilibertà, permessi, ecc.
Qual è lo scopo di queste facilitazioni? Probabilmente lo scopo vero è quello di far sì che i condannati tengano un atteggiamento accettabile in carcere, e non provochino incidenti o ribellioni. Lo scopo ufficiale è quello di facilitare il reinserimento sociale del condannato. E questo vale anche per gli ergastolani.
Torniamo al punto iniziale. Questa procedura così contorta e farraginosa, anche quando riesce a funzionare al meglio e nei tempi più brevi, non può far sì che i singoli cittadini recepiscano ben chiaro il significato della correlazione che deve assolutamente esistere fra la commissione del reato e la giusta punizione del colpevole. La difficoltà dell'identificazione del reo, la pluralità e spesso la discordanza dei vari gradi del giudizio, la loro lunghezza, l'incertezza dell'entità della pena, che spesso è solo simbolica, sono motivo di scarsa fiducia, talora di sospetto, nei confronti dell'amministrazione della giustizia.

Capitolo 11- Lavoro in carcere

Si pensa talvolta che in prigione i detenuti lavorino, o che almeno la maggior parte lavori. Non è così. Lavorare è un privilegio, e i lavori ordinari sono di infimo ordine. In verità, la possibilità di lavorare richiede investimenti che, per varie ragioni, non siamo in grado di affrontare. Cosicché, i detenuti passano gran parte della giornata stipati in una piccola cella, intenti a trovare un modo per far passare le ore. Uscire dalla cella è cosa rara: neppure per i pasti si fa, poiché nel nostro sistema carcerario non è prevista la mensa comune. I pasti vengono portati in cella con il carrello. Vero è che pochi ne fruiscono, perché molti cercano di prepararsi i pasti da soli con fornellini da campeggio e cibo portato dai familiari o acquistato.
Molto meglio, e assai educativo, sarebbe consentire ai detenuti di lavorare, per lo meno a coloro che non sono considerati pericolosi. E' chiaro che, nella presente congiuntura, non si può pensare ad investimenti per far lavorare i detenuti quando non c'è lavoro per coloro che stanno fuori, ma nulla vieta di pensare a qualche lavoro socialmente utile che non richieda spese per un investimento.
In numerosi sistemi carcerari è previsto il lavoro come obbligo, e nel passato anche i sistemi carcerari degli stati italiani pre-unitari prevedevano i lavori forzati. Non è questo cui sto pensando, perché trasformare pietre grandi in sassolini piccoli non mi sembra educativo, ma soltanto punitivo. Invece, e tanto per semplificare: panificare per le collettività carcerarie, provvedere alla piccola manutenzione del carcere, svolgere altre attività artigianali può essere una soluzione per alcuni detenuti che già abbiano una qualche capacità; per altri, possono essere ipotizzate anche forme di attività esterne, nell'agricoltura o nella tutela dell'ambiente, anche per periodi brevi (per esempio, all'epoca del raccolto). Per altri ancora, possono essere immaginate attività agricole per tutto l'anno, come dovrebbe verificarsi nelle colonie agricole, che potrebbero essere allargate a quei detenuti per i quali il pericolo di fuga non c'è. Rimane lo zoccolo duro della delinquenza, di coloro che mai hanno lavorato e che non intendono farlo: per costoro, la punizione del lavoro forzato non dovrebbe essere una remora per l'amministrazione.


Capitolo 12 – Distinzioni fra detenuti

Quel che è stato detto finora postula un punto di vista, che cioè nessun detenuto è eguale ad un altro, così come nessun uomo è uguale ad un altro, e che, pur nell'uniformità della privazione della libertà personale, c'è modo e modo di far pesare questa privazione, in relazione alla personalità del singolo detenuto. Non vi è nessuna legge che imponga di collocare nella stessa cella il sicario e il borseggiatore, l'imputato in attesa di giudizio e il pluripregiudicato, il giovane e l'anziano, l'omicida psicopatico e il funzionario corrotto. In fondo, così come non si collocano nella stessa cella e nello stesso carcere l'uomo e la donna, altrettanto si dovrebbe fare, a mio avviso, in relazione ad alcuni aspetti, il primo di questi riguardanti la distinzione fra coloro che sono in attesa di giudizio e coloro che sono stati condannati nel processo di primo grado, o nel processo di secondo grado, o in via definitiva.
Tra i condannati, occorrerà distinguere ancora tra coloro che hanno compiuto un reato di importanza minore e coloro che hanno compiuto un reato più grave, e infine coloro che traggono dalla commissione di delitti il loro sostegno economico e la loro situazione sociale.
E' in fondo la distinzione che classicamente viene fatta fra delinquenti occasionali e delinquenti abituali, integrata peraltro con la nozione della gravità del reato.
In sostanza, si vuol proporre all'attenzione del Lettore un aspetto che a me pare di grande interesse anche pratico, che cioè la punizione può essere esercitata, in modo programmato, a livelli diversi di severità, e deve essere accompagnata da un modello di rieducazione che ha da essere estremamente concreto e partecipativo e basato su questi punti essenziali: istruzione e lavoro, nel contesto di una seria disciplina. Lo scopo è quello di far acquisire nuove abitudini di vita a coloro che possono acquisirle, con il fine di trasferirle nella vita civile al termine della pena. E per coloro che non sono in grado di farlo, un progetto di questo tipo può essere utile a loro stessi, perché li orienta a trascorrere il tempo fuori dell'ozio, e alla società che potrà fruire di un lavoro a basso costo in attività che la gente non vuole più fare, ma che sono comunque necessarie.

Capitolo 13- Istruzione

In ogni caso, non è possibile illudersi che la carcerazione abbia uno scopo diverso dalla punizione e dalla temporanea sequestrazione dei colpevoli dal corpo sociale. La cosiddetta "redenzione" si ottiene praticamente solo con i delinquenti occasionali, che molto probabilmente non avrebbero comunque commesso altri reati. Per lo "zoccolo duro" della delinquenza, la carcerazione è solo un intervallo non richiesto. Sotto questo punto di vista, la carcerazione è dunque inefficace. Vi è da dire però che non è mai stato escogitato un modo per ottenere, in via duratura, da un soggetto adulto una condotta socialmente accettabile. Il modo più pratico è certamente l'educazione impartita durante la fanciullezza e l'adolescenza, anche se alcuni soggetti, tra cui i malati di mente, hanno tendenza a fare eccezione, e anche se, per taluni delitti dei "colletti bianchi", pare evidente che, se l'educazione non comporta anche l'acquisizione del concetto del bene collettivo e del rispetto generale delle leggi dello stato, lo scopo non viene raggiunto.
Un'affermazione di questo tipo può portare immediatamente a considerare il significato della legge rispetto alla morale, il concetto di bene collettivo, la nozione di colpevolezza, e altro: tutte argomentazioni che sono state, sono e saranno usate nei processi a carico di politici e amministratori.
Rimanendo nel campo che stiamo esaminando, l'analisi degli eventi, sia rispetto ai delitti di violenza sia rispetto ai delitti di natura economica, mostra che la condotta della popolazione è impostata ad una grande attenzione verso l'identificazione e l'acquisizione del proprio bene particolare senza alcun riguardo del bene comune, in una visione distorta delle idee a suo tempo espresse dal Guicciardini.
Tale condotta appare essere propria, e non può essere diversamente, anche di buona parte di politici e amministratori pubblici, fino ai funzionari e agli impiegati esecutivi, con qualche variante dovuta alla posizione dei singoli.
Non conosco esattamente quale sia il costo per un posto in carcere, ma è certamente inferiore a quello di un posto a scuola, anche in un buon collegio d'élite. Voglio dire che spendendo un po’ di denaro in più per la scuola, si può risparmiare parecchio sul costo delle carceri. E' tuttavia la qualità dell'insegnamento che deve prevalere: l'acquisizione delle virtù civili deve essere lo scopo cui tendere, attraverso l'informazione fornita dalle singole discipline. Negli ultimi anni, come le cronache ci informano, assistiamo in alcune città ad un fenomeno paradossale: bambini vengono addestrati sistematicamente a compiere furti, scippi e borseggi e a spacciare droga, e non ho alcun dubbio che nel ritenere che la "classe" successiva sarà dedicata all'istruzione sull'uso delle armi portatili (pugnali, coltelli, pistole) e in seguito all'addestramento all'uso di armi più pesanti (lupara) , mentre nelle scuole di perfezionamento si tratteranno argomenti più complessi: come corrompere un assessore, come intimidire un teste, come far sparire un cadavere, e così via. E' una prospettiva non lontana dal vero.

Capitolo 14- Ferocia delle pene

A fronte delle condotte riprovevoli, il Legislatore di solito inasprisce le pene. E' un atteggiamento sbagliato, perché non serve inasprire delle pene che sono già feroci, occorre invece identificare e catturare, e quanto prima processare e condannare, i colpevoli.
Che le pene previste siano feroci è un fatto: per esempio, nel caso del peculato (art. 314 c.p.) la pena massima prevista è di 10 anni di reclusione, oltre alla multa; nella malversazione a danno di privati la pena massima prevista è di 8 anni, oltre alla multa (art. 315 c.p.) ; per la concussione si arriva a 12 anni (art. 317 c.p.) : eppure, e i fatti lo dimostrano, ciò non trattiene dal commettere tali reati. Quel che tratterrebbe, semmai, potrebbe essere la percezione sociale che il reato commesso genera sempre una procedura che rapidamente e senza equivoci si concluda con l'applicazione della pena. Ma non è la severità della pena che conta, quanto invece la sua rapida e ineludibile applicazione.
Un altro esempio molto calzante è quello del furto, per il quale, notoriamente, non vengono spese molte energie da parte degli inquirenti, tanto è vero che nella maggior parte dei casi i processi per furto vengono archiviati, perché è ignoto l'autore, e ben lo sanno coloro a cui è stata rubata un'autovettura. Orbene, per il furto l'articolo 624 prevede, nel massimo, la pena di tre anni di detenzione, che arrivano a sei anni quando ricorrono le circostanze aggravanti:sono, per esempio, circostanze aggravanti introdursi in un appartamento per rubare, oppure sottrarre il bagaglio di viaggiatori, oppure strappare la cosa di mano o di dosso alla persona (art. 625 c.p.) .Questi reati ora vanno sotto il nome di "micro-criminalità", al confine con la devianza, e perciò, implicitamente, trascurabili: non dovrebbero esserlo però, se solo guardiamo alla severità della pena, e se pensiamo che il loro numero è tanto grande da suscitare, in talune città, un vero allarme sociale.
Verrebbe voglia di dire: vogliamo provare qualche volta a catturare qualcuno di questi, e dargli il massimo della pena prevista? Il fatto è che probabilmente neanche il derubato condannerebbe un ladro d'appartamento a sei anni di galera. Tanto meno lo farebbe (lo fa) il giudice.
Il che significa che le pene previste per questo reato sono eccessive e inapplicabili, e obbligano a cadere in una ingiustificabile indulgenza, che di fatto concorre ad indurre il ladro a continuare nella sua attività.
Resta aperto tuttavia lo spazio per applicare la pena in tutta la sua severità quando ci siano ragioni che lo richiedano. Ma se le ragioni che lo richiedono sono estranee al reato effettivamente commesso, allora nulla vieta di pensare che la giustizia sia stata male applicata.


Capitolo 15- Lo Stato si deve difendere
La nobile aspirazione, che fu anche del Beccaria, di considerare gli autori di reato meritevoli di castigo, ma proprio per questo ancora membri della società, in taluni aspetti della realtà concreta si scontra con l'esigenza, che lo Stato ha, di garantire la propria sopravvivenza. Lo Stato non si preoccupa affatto dei delinquenti occasionali e si preoccupa un po’ più della criminalità comune: non è questo che può minare la sicurezza della nazione, e in una visione più generale anche i più orrendi delitti di questo tipo sono solo piccolissime ferite al corpo dello Stato. Al contrario, fenomeni sociali di più ampio sviluppo, che non necessariamente comportano delitti efferati, rappresentano una condizione della quale lo Stato deve preoccuparsi in massimo grado, e che lo Stato deve reprimere con la massima energia. Così è accaduto per il terrorismo eversivo, e sta accadendo per la mafia siciliana e le altre forme di organizzazione criminale della Calabria, della Campania, della Puglia. La preoccupazione è massima perché queste organizzazioni tendono a sostituirsi ai poteri dello Stato.
Per la stessa ragione la preoccupazione deve essere massima per tutte quelle forme di corruzione politico-amministrativa che in questi anni sono state portate alla luce. Questa forma di corruzione è pericolosissima, perché parte dai vertici più alti dell'organizzazione dello Stato, e scende poi attraverso i rami intermedi, fino alle amministrazioni locali, influenzando i rapporti tra i singoli privati cittadini, i quali si sentiranno legittimati a tenere una condotta analoga.
Dovrà dunque lo Stato erigere un muro di recinzione lungo i confini e lungo le spiagge, denominare "cortile per l'ora d'aria" il territorio nazionale, obbligare i propri cittadini a portare una divisa a strisce verticali? E' ridicolo pensarlo. Ma bisogna comunque concludere che lo Stato si deve difendere.

Capitolo 16- Controllo del territorio e della ricchezza
La difesa che lo Stato può organizzare per la propria sopravvivenza comincia naturalmente dal controllo del territorio e dal controllo della ricchezza. Controllo del territorio significa, fra l'altro, che le forze di polizia debbono essere tanto numerose ed efficienti da poter essere fisicamente presenti, e vedute dalla popolazione, in ogni centro abitato e lungo le strade. Significa che i carabinieri debbono sostare nelle piazze e camminare lungo le vie, facendo sapere alla gente che ci sono anch'essi.
Significa che i poliziotti dovrebbero indossare più spesso la divisa. Significa che la polizia stradale deve essere vista più spesso lungo le grandi strade. Nei fatti: meno lavoro d'ufficio e più lavoro sul campo, rapporti scritti più brevi e azioni più incisive, meno scorte e più indagini.
Controllo della ricchezza significa la conoscenza delle disponibilità economiche di ciascuna persona fisica e di ciascuna persona giuridica. Sono dati di cui lo Stato già dispone, attraverso la dichiarazione dei redditi di ciascuno. La discrasia fra il reddito e le proprietà dichiarate e il reddito e le proprietà nascoste costituisce di per sé una prova di reato. Le variazioni improvvise del reddito, se sono di entità notevole, debbono trovare una giustificazione. Società ed immobili sono registrati in appositi uffici dello Stato: c'è solo da andare a vedere.
Desidero sottolineare con questo che attribuisco grande importanza agli accertamenti fiscali per la repressione dei delitti, per la restituzione dei beni furtivi, per la crescita della fiducia nelle istituzioni: in fondo, Al Capone terminò la sua carriera di gangster in seguito all'accertamento di un reato fiscale. Ancora più in fondo: non è indispensabile che un bandito o un mafioso sia condannato per tutti i delitti che ha commesso, basta che sia condannato per uno solo, e che la pena sia sufficientemente lunga da toglierlo di mezzo per un bel po’ di anni.

Capitolo 17- Accertamenti scientifici

Altra forma di repressione dei reati è rappresentata dalla capacità degli organi di polizia di svolgere accertamenti di ordine scientifico. Soltanto in Roma la Polizia e i Carabinieri si sono dotati di centri di investigazione che sono molto qualificati quanto alle attrezzature e, più di recente, quanto alle persone che vi lavorano. Il passo che rimane da compiere è dato dal riconoscimento di una qualificazione internazionale, cosicché questi laboratori possano raggiungere i livelli dei laboratori del F.B.I. americano, del B.K.A. di Wiesbaden, e dei centri inglesi. Probabilmente è solo questione di far apprendere bene la lingua inglese a qualche ricercatore e consentirgli di partecipare a qualche congresso internazionale, poiché, nei fatti, la capacità tecnico-scientifica c'è.
In quanto universitario, personalmente auspico una più stretta collaborazione fra i nostri Istituti di Medicina Legale e i centri delle Indagini Scientifiche della Polizia e dei Carabinieri, anche se, occorre pur dirlo, spesso gli scienziati dell'Università e gli scienziati della Polizia e dei Carabinieri si trovano su fronti opposti.
Nell'essenza, però, ambedue tendono a facilitare l'amministrazione della giustizia, cosicché non vi è, a mio parere, alcuna pregiudiziale ragione di contrasto fra i due gruppi di ricercatori, perché ciò che li anima è il desiderio di addivenire alla identificazione della verità scientifica.
In questo specifico settore della ricerca criminalistica è di essenziale importanza che il magistrato, quando ha bisogno di un perito o di un consulente, ne nomini uno che sia assolutamente idoneo allo scopo.
La maggior parte dei periti conoscono bene alcune cose, e meno bene altre cose, e per lo più ne sono coscienti, ma sono restii ad ammetterlo, e quindi tendono ad accettare incarichi che non sono capaci di portare a termine. Questo può essere fonte di problemi e di situazioni che difficilmente potranno trovare successivamente la corretta soluzione. Esempi banali, in campo medico, ma significativi di una pseudo-idoneità, sono quello dell'anatomo-patologo chiamato ad effettuare una autopsia giudiziaria: farà forse una elegantissima autopsia, ma non sarà in grado di ricostruire la meccanica degli eventi,né di determinare l'epoca della morte, perché non gli passerà per la testa la necessità di misurare la temperatura cadaverica; o quello dell'ematologo chiamato ad una perizia in tema di tracce di sangue, perché non sarà aggiornato sulle tecniche del DNA.

Capitolo 18- Carceri

Una situazione è quella rappresentata dalle carceri, la cui esistenza è naturalmente permessa dalle condanne alla detenzione, le quali traggono giustificazione dal fatto che si commettono delitti.
L'evoluzione del sistema carcerario fino allo stato attuale è stata lenta nel tempo, ed ora può dirsi assolutamente perfetta, cioè non più migliorabile se non per aspetti assolutamente marginali. Si é convenuto, nei fatti, che la privazione della libertà sia tanto ampia da comprendere perfino l'obbligo di svegliarsi e di addormentarsi ad un'ora prefissata, e che si esplichi in edifici a ciò specificamente deputati, e appositamente costruiti. Nell'ansia giustificata di segregare i delinquenti, abbiamo dimenticato il costo economicamente spaventoso di ogni giornata di permanenza in carcere, e non ci siamo domandati se non esistano per caso soluzioni un tempo ben considerate, come l'esilio o la residenza obbligata in una colonia oltremare, ora non accettate socialmente; in Italia non sarebbero accettati ora neppure i lavori forzati.

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Maleducazione 187

di alex il 7 febbraio 2007

(In)solito caso di maleducazione da call center, mista anche a supponenza. L’addetto sembra ignorare che i router tengono la connessione sempre attiva e sono diversi dai modem usb, dove la connessione è attivata con il (finto) dialing via software.

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Mcfly febbraio 8, 2007 alle 18:43

Certo. Alcuni addetti del 187 non hanno neanche una preparazione tecnica minima per poter sostenere un dialogo con qualcuno che non sia l’utente medio (intendo l’utente che vuole accendere il pc, fare la connessione e navigare, null’altro).Se poi teniamo conto del fatto che un progetto di riabilitazione prevedeva il lavoro dei carcerati per il 187……..beh, molte cose si spiegano…
Non possiamo aspettarci professionalita’ particolare dal 187, perche’ e’ un call-center troppo generico. Posso affermare, come dipendente di un grosso provider, che ci sono professionisti, in Telecom Italia, che hanno menti davvero luminose e all’altezza di ogni situazione. Ma chi decide le sorti dell’azienda, purtroppo, e’ sempre gente che ha piu’ a che fare con la politica che non con il mercato vero e proprio (se esiste ancora).

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Anonimo settembre 29, 2015 alle 13:01

Concordo

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da chatonendi maggio 9, 2017 alle 15:00

my day my day

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Mescalina febbraio 25, 2007 alle 16:39

La mia personale esperienza rasenta il tragicomico, tra traslochi e cambi di ufficio ho avuto a che fare con Fastweb domesico, Fastweb aziende, Telecom e Tiscali.
Il voto peggiore va a Telecom, giornate passate al telefono per un modem rotto, segnalazioni su segnalazioni per malfunzionamenti vari, etc etc.. Al centralino spesso sono dei cafono e non sono tenuti a dirti nome e cognome, se chiedi di un responsabile di sala ti passano il vicino e se la ridono.. No comment..
Fastweb da nome e cognome, ma anche loro alle volte davvero esagerano. Sull’aziendale ovviamente meno ;)

Tiscali devo ancora uscirne, aspetto una 10 mbit dal 4 gennaio, il modem pare essere stato spedito ormai un mese fa, da cagliari mi dicono. Non danno nome e cognome manco loro e passi i decenni al centralino in attesa ritrovandoti 99 volte su ento a colloquiare con uno stupido registratore. Infine oggi mi giungono 8 sms tutti insieme che dicono che la mia richiesta è stata processata e che entro 20gg il servizio sarà attivo.. Ma non era partito il modem????
Chicca: l’altro giorno esausto ho chiesto a una delle tante anonime centraliniste se fosse mio diritto receedere il contratto visti i tempi di attivazione e lei mi dice di no perchè uno ha 10 gg per il recesso e che questo parte da quando la richiedi e non da quando ce l’hai funzionante e puoi valutare se è un buon servizio o se fa schifo.. Capito?? e mi ha pure detto: le leggi non le fa mica tiscali.. No infatti, Tiscali si limita ad approfittarne..

DEVONO ESSERCI PIU’ CONTROLLI E PIU’ DIRITTI AI CONSUMATORI!!!!

Scusate lo sfogo,
byez

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andrea agosto 7, 2011 alle 4:31

io ho lavorato per 3 anni in un callcenter e volevo comunicarti che solo in parte hai ragione perche e come lavora in fabbrica e ogni persona e adetto a una mansione ,se tutti sanno fare tutto ci sarebbe meno lavoro da spartire e poi tante volte non e la persona ma e una serie di eventi e o errori che portano all’incongruenza delle informazioni e della gestione del problema o servizio spesso al telefoni il cliente e cafone e maleducato e non ha una conoscienza del problema oppure suppone probabili cause ,ricordati che le cose non sono solo bianche o solo nere ci sono anche le sfumature

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andrea agosto 7, 2011 alle 4:45

comunque la nostra mansione e quella di fare da portavoce.
Spesso pultroppo per interessi e o politiche azziendali succedono alcune incongruenze ,che generano altro lavoro in poche parole ogniuno deve fare il suo,siamo solo umani non e il titolo che fa la persona o la migliora e l’azione che la contradistingue.

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roberta settembre 10, 2014 alle 13:47

Beh, resta il fatto che l’Italiano non è il tuo forte =(

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Anonimo maggio 29, 2017 alle 15:18

Condivido con Roberta, purtroppo non è questione di razzismo o questione di essere cattivi ma ogni lavoro richiede determinate caratteristiche, in un call center italiano dove bisogna risolvere problemi in italiano serve necessariamente Sapere l’Italiano!! Conosco piu di una persona che ha tribulato mesi e mesi perchè nel cambio domicilio hanno sbagliato a scrivere il suo cognome (pur avendo fatto lo spelling)causando problemi non indifferenti.

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giorgio febbraio 28, 2007 alle 11:54

non capisco xchè con il passaggio da alice free ad alice flat ,mi devo scomodare io x la restituzione del modem di noleggio della telecom….Mi sembra davvero una strnzt…

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ROSSY marzo 13, 2007 alle 14:38

pensavo di essere incappata con gli operatori meno esperti e maleducati. non sono un informatica e mi sono ritrovata con mille scuse dal 187 x non avere la linea internet dopo quattro giorni dall’attivazione, e dopo l’ennesimo richiamo mi hanno fatta conattare da un tecnico che mi ha ripetuto piu’ volte di fargli perdere tempo e infine ho scoperto che il problema era di non essermi registrata vi chiedo UMILMENTE SCUSA PER L’IGNORANZA,potevate anche pubblicizzare che INTERNET E’ PER MOLTI MA NON PER TUTTI.
GRAZIE

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Roberto marzo 17, 2007 alle 11:58

Ho ricevutouna bolletta troppo salata. Ho fatto reclamo. Nessuno mi ha più contattato, ho attivato l’adsl, dopo appuntamento ho aspettato un pomeriggio il corriere che non si è visto. Gli operatori rifiutano di qualificarsi con cognome o numero di operatore (ma è legale?) dicendo che sono precise disposizioni telecom. Nessuno sembra in grado di risolvere il mio problema (un virus su internet che mi connette automaticamente a un server a pagamento). Non posso usare il mio computer, sto utilizzandone un altro. Sto pensando seriamente di lasciare la telecom a cui sono abbonato da 50 anni (mio padre prima di me). Il saccheggio e l’ignoranza non sono politiche che pagano (forse solo nell’immediato)
Rob

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karmirer marzo 17, 2007 alle 14:10

Ciao a tutto, sono un ex operatore del 187 laureato in ingegneria meccanica nella facolta’ di Cagliari con 110 e che per meno di 500 euro al mese era costretto ad assorbirsi i vostri insulti.
Mi dispiace che l’Italia sia costituita per il 90% da persone maleducate e ignoranti, visto che il 90% delle persone che ci telefonavano iniziavano a ricoprire di insulti gli operatori ancora prima di esporci i loro problemi che con fatica immane eravamo riusciti a decifrare fra dialetti vari e frasi prive di senso compiuto, poi dopo che avevamo risolto, se era nelle nostre possibilita’, o segnalato i loro problemi a chi di competena, (es. se avevano un guasto alla linea lo segnalavamo ai tecnici, se avevano problemi amministrativi lo segnalavamo all’amministrativo ecc.), puntualmente ritelefonavano per segnalare lo stesso problema 5 minuti dopo, come se in 5 minuti fosse possibile risolvere certi problemi! e ritelefonavano di continuo, 5, 10, 20 volte al giorno fino a che non trovavano un operatore che gli dava ragione anche se ragione non l’avevano, perche’ l’italiano e’ cosi’.
Clienti telecom che passano ad altri gestori senza pagare nemmeno il canone alla Telecom e dopo essersi trovati male ( es. perche’ pagano di piu’ o perche’ se gli si guasta la linea gli fanno pagare 89,95 piu’ iva di assistenza tecnica o perche’ gli facevano pagare le sole segnalazzioni di guasto e poi gli arrivavano telefonate tipo 899, ecc. ), vogliono tornare in Telecom, ma non dopo 20 giorni come prevede la legge, ma subito, e tu vai a dirgli che deve inviare un fax a noi e una raccomandata all’ altro gestore e che dopo 20 gg. tornera’ con noi con l’addebito di 150 euro di contributo di riattivazione, loro ritelefoneranno sin che non trovano quello che gli dice “signore stia tranquillo, domattina lei sara’ nuovamente con Telecom e non c’e’ bisogno di fare altro”, anche se non e’ vero, solo con le bugie si convincono gli italiani, basta vedere Berlusconi.
Solo il 10% delle persone con le quali parlavo erano persone istruite o almeno razionali, persone che capivano tempi e modi di risoluzione dei problemi che molto spesso non erano nemmeno imputabili alla Telecom ma es. alla TNT per la mancata consegna dei modem, alla Seat pagine bianche per la mancata consegna degli elenchi telefonici, ai vandali per i guasti alle centraline o addirittura a Dio nel caso di rottura di cavi telefonici per la caduta di un fulmine.
Potrei continuare per delle ore a spiegare ad alcuni di voi che se la Telecom ha delle colpe vanno cercate in altri settori ma tanto alcne persone non cambiano mai ed e’ tutto tempo perso.
Concludo dicendo che in 5 minuti noi facevamo tutte le procedure per attivare una nuova linea, con adsl, raccolta consensi, e tantissime altre procedure necessarie al corretto utilizzo di una linea moderna e dopo 2 gg lavorativi la linea era attiva.
Negli anni 80 mia zia quando era centralinista alla Telecom, per attivare una linea, solo dal punto di vista burocratico e con passaggi di mano della pratica di nuovo impianto fra decine di persone diverse, impiegava circa 1 mese e la linea (salvo problemi di altro genere) veniva attivata dopo almeno 2 mesi, se tutto era stato fatto correttamente.
Per rispondere a Rossy, la Telecom cosi’ come la Tiscali o la Tele2, non possono fare anche dei corsi di informatica al clt, si presume che se una persona si fa’ l’adsl quantomeno sappia usare il pc e conosca almeno i rudimenti di internet.
E per quanto riguarda la maleducazione, questa e’ solo da parte del clt, in circa 2 anni di call center 187 non ho mai sentito un operatore mancare di rispetto o addirittura insultare il clt, l’operatore e’ tranquillo e beato, il clt nemmeno lo conosce e pergiunta sa benissimo di poter essere intercettato o addirittura che potrebbe aver ricevuto una telefonata di controllo, non ne fa mai un caso personale, sa benissimo che il clt e’ arrabbiato con l’azienda e non con lui e pur sentendosi insultare cerca di far ragionare il clt e risolvergli il problema nel limite delle proprie possibilita’.
Se me ne sono andato dalla Telecom e’ perche’ in Italia certi lavori sono sottopagati in rapporto alle conoscenze che si richiedono.
Una cosa l’ho imparata anche dal 187 che bisogna prendere il 90% delle persone con filosofia, le altre le si puo’ anche prendere sul serio.

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Luca ottobre 17, 2011 alle 20:21

Evidentemente non hai mai provato a chiamare il 187 nelle disgraziate vesti di utente, fai questa semplice prova e poi vedi come camb idea alla velocità della luce. Hai tutte le ragioni sul discorso delle paghe da fame e dei trattamenti iniqui da parte dell’azienda, ma tutto il resto che dici è pura fantascienza, sembra scritta da qualcuno che non hai mai chiamato un call-center in vita sua.

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Anonimo gennaio 20, 2015 alle 14:31

va bene che non sei laureato in Lettere… ma insulti e lamentele dovevi sorbirle, caso mai, non ASsorbirle XD

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Max maggio 17, 2015 alle 13:50

Buongiorno , non a caso si evince che il tuo commento e dettato dalla rabbia che hai verso la compagnia telefonica , che ti ha sfrutttato e spremuto per benino, non vi rendete conto che lo scopo e quello di farvi sfogare con l’utente tutto cio che avreste da dire alla compagnia , e chiaro che contro lo spauracchio di essere lasciati a casa diventa naturalmente piu facile che si ritorca verso l’utente inconsapevole , che e chiaro non puo licenziare nessuno di voi, Accumulate cosi tanto che poi riversate tuutto contro chi in pratica fa si’ che voi abbiate un impiego anche solo part-time e sottopagato ,unica colpa a volte e solo chiamare il call center per pagare una fattura 8 e/o chiedere come mai pagano per 20 mbs e invece fruiscono nemmeno di 7 mbs, accade che a volte , a discapito di 1 che lavora onestamente e spieghi al cliente le cose , (per altro anche se male siete pagati per farlo ) mentre 10 operatori investone di BALLE la malcapitata che non sa quasi nulla di ADSL e di velocita ‘ al netto del PING etc etc , quindi vi sentite in diritto anche dichiudere la telefonata in faccia ad una persona che potrebbe essere vs madre o vs padre , In tutti i casi Siete dei gran cafoni , , molte delle volte maleducati , solo perche’ non vi identificate e vi nascondete ! Parlo anche di WIND INFOSTRADA , guarda cso poi siete tutti laureati …….. LOL

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Anonimo giugno 8, 2017 alle 15:53

concordo ci lavoro attualmente…personalmente non ho mai avuto problemi con i clienti ma la condizione in cui lavoriamo non si presta pressati per la produttività per i tempi e anche io laureata master e quattro lingue mi sono ritrovata qui perchè senza appoggi e con la 104 per mio padre (ahimè) malato a rispondere al call center…alcuni colleghi preparatissimi ed ex tecnici ma alcuni non hanno neanche il diploma…poi un’altra cosa noi con turni assurdi e senza indennità percepiamo in media meno di un impiegato normale nella società per cui neanche motivati….lavorateci e poi mi raccontate

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Rosy ottobre 9, 2017 alle 15:54

help me: sono passata da wind infostrada alla Tim, ma, dopo 2 giorni ho fatto un fax con modulo di ripensamento alla Tim, il risultato è stato che la Tim non ha tenuto conto del fax. ha iniziato a spedire bollette con prezzi diversi da quelli concordatii sia con l’operatrice telefonica che col funzionario che ci ha visitato a casa (il quale invece del contratto, ci ha lasciato una fotocopia anonima con sopra qualche frase che non faceva riferimento a nessuna offerta). Ma il bello arriva adesso, infatti, dopo una serie di bollette, che arrivano da Novembre (nonostante il telefono non è più attivo perchè insolventi…!!), un’operatrice telefonica, qualificatasi Tim, ha offerto a mio marito la possibilità di sanare il tutto, pagando la “modica” cifra di € 500, la quale voleva un’email diversa da quella di mio marito, ritenuta non valida; dopo aver aperto l’email in questione, durante l’ennesima telefonata al cellulare di mio marito, me la sono fatta passare al telefono, ho cercato di spiegare che la posta elettronica di mio marito funziona perfettamente, ma lei, molto infastidita mi ha risposto che si farà sentire ei prossimi giorni.
N:B:: il telefono ci é stato staccato da Novembre, dopo che più volte avevamo ripetuto a diversi operatori della Tim del f”amoso” Modulo di Ripensamento, insomma per aver deciso di passare in Tim, ora non abbiamo più il nostro telefono fisso, ma la Tim vuole 500 euro per “chiudere il contratto di un servizio inutilizzato!!!! Grazie a chi mi vorrà rispondere!!

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Anonimo novembre 13, 2017 alle 22:08

Va bene che non hai fatto Lettere e Filosofia, però così è un po’ troppo ;) Quando uno chiama ignorante l’altro, dopo deve fare bella figura, no?

Le esperienze mie e di tutti i miei amici e conoscenti con i call-center sono al limite del tragicomico. Ragazzini che se la ridono fra loro, che urlano, che non dicono il loro nome e cognome, che giungono subito all’arroganza e supponenza. Per dirne una: una volta ho chiamato per fare ridimensionale una bolletta con un evidente errore: invece che 56 euro mi avevano addebitato la bellezza di circa 560. Risposta dell’addetto: “Noi non siamo qui a fare i conti”. Mi spiego?

Poi: questo fatto di non dare il vostro nome e cognome. All’inizio capisco che l’animale che è in voi possa trovarlo liberatorio. Lo capisco. Ma alla lunga restare un senza-cognome è molto più umiliante per voi di quanto non sia fastidioso per noi. Come fate a non capirlo?

Così come l’azienda sta cercando di fregare me, utente che chiamo, così domani fregherà te, caro call-centerista: anzi, lo sta già facendo. Come fai a metterti dalla parte di chi ti sta rubando anni di vita, sfruttando la tua ingenuità unita al bisogno di lavorare?

La laurea purtroppo in Italia è davvero inflazionata; questo è uno dei problemi. Un ragazzo che confonde apostrofi e accenti non dovrebbe poter passare ai livelli successivi. Ma questo è un discorso più ampio. Concludendo: cari call-centeristi, a noi utenti non fa affatto piacere chiamarvi, così come ci fa davvero poco piacere ricevere le vostre telefonate ad ogni ora del giorno. Se chiamiamo è perché c’è un problema; altrimenti – credetemi: ne faremmo molto volentieri a meno.

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Anonimo marzo 17, 2007 alle 18:10

complimenti per il tuo 110 e basta,sei da rifare@

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Angelo novembre 15, 2014 alle 11:29

Ciao a tutti ragazzi. Io con alice ho la testa che mi scoppia. Sono ignoranti,sfacciati,incoerenti tra quello che dice uno o l’altro,oppure per uno una cosa si può fare mentre per un altro no,boo?! Io non tornerei più in Tiscali,per esempio. Per avere la loro connessione nel 2007,ho aspettato attorno ai 2 mesi e mezzo. Sembrava sempre che il giorno dopo o poco più me l’attivassero,mentre ho aspettato parechio,per avere una connesione,nominale,7 megabit(Certi di loro non sanno nemmeno la differenza tra bit e byte,e questo l’ho constatato io più di una volta) per poi trovarmi con una connessione,quando finalmente è arrivata,a meno di 1 mega tantissime volte,era la regola. Ho fatto speed teast a tutte le ore,sui loro server,su OOkla,quello dellepiramidi,ma sempre attorno a 0,80 mega. Passato a aAlice,houna 20 ega che effettivamente va a 12,50. Una volta,per 2 giorni di ritardo e confusione da parte mia,mi sono ritrovato con l’adsl tagliato. Sono andato immediatamente a pagare il bollettino,che ora faccio comodamente da casa mia,e il giorno dopo mi hanno riattivato la connessione. Si,perchè hanno dei sistemi d riavvio automatico alla mattina. Insomma ti taglianol linea e pagi 10 sec. dopo,devi lo stesso,anche se è mattina,aspettare il turno di riattivazione del giorno dopo,dato che insieme a te attiveranno tante altre persone,e questo mi sta bene,ma non m sta bene,che una volta ricollegato,mi abbiano abbassato la vel. in downstream da 14,40 a 12,50. Dovete calcolare che se nel mio router vedo scritto downstream a 14900 , di fatto devo sempre togliere al conto 2 mega.Non so esattamente il motivo ma così è. Quello che mi fa incazzare da morire ,è che tanti del costumar… nemmeno lo sanno tante volte,e mi dicono: a me segna attorno ai 15 mega.Ma a me che fotte se 2 si perdono sempre? All’allaccio della 20 mega hanno messo al massimo e risultava che effettivaamente,io potessi avere effettivi attorno i 15,50 mega effettivi.Ma dopo qualche giorno già mi avevano abbassato di un po la banda. Spero che con l’entrata di nuovi gestori e capitali nuovi,finalmente alice potrà andare meglio dato che cìè stata anche un immissione di liquidi e comunque soldi per alice dagli investitori. Scusate la lunghezza ma quando cerco di telefonargli,ne vengo sempre fuori nevrotico,serbro uno con la sindrome di touret,senza volere offende chi malato,giusto per far capire quanto mi senta frustrato con questi bastardi. Ma la tragedi è che in Italia.ora come ora,non saprei più a chi affidarmi per l’DSL. E spero che presto possiamo godere di un ADS (stesso valore down/up )Saluti a tutti e scusatemi acora.

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GIANCARLO marzo 17, 2007 alle 19:44

LA FACOLTA’ DI CAGLIARI,SE GENERA ELEMENTI SIMILI PUO’

CHIUDERE @

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GIANCARLO marzo 17, 2007 alle 19:48

X karmirer: FAMA QUI CEREBRUM NON HABET VOLAT,DUM
POENA MORA LONGA.@

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Anonimo marzo 21, 2007 alle 6:48

Telcom deve morire

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Anonimo luglio 27, 2015 alle 11:26

RISPONDO AL SIG. OPERATORE CHE LA BARA FORSE SERVE A LUI E ALLA SOCIETA”CHE NE FA PARTE FALLITO E PARASSITA.

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Anonimo marzo 21, 2007 alle 6:48

Telecom deve morire

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andrea marzo 22, 2007 alle 13:02

ho voluto modificare il mio profilo adsl da 4 mega alice flat a 20 mega alice flat ……per errore di un operatore mi ha attivato la 20 ore free cioe a consumo, connettendomi 24 ore su 24 e consapevole di avere di base un contratto flat mi sono connesso senza riserva di tempo tra l’altro gioco on line , reclamando l’accaduto uno dei tanti operatori ….”dei tanti ” perche sembra come se lavorano per societa diverse dalle informazioni ricevute ((( chi dice una e chi dice un’altra ))) mi ha assicurato che con l’arrivo della tanto attesa bolletta …prossimativamente 600,00 chicozze (euro) ci sara’ uno storno…………sara vero!!! avro’ beccato l’operatore giusto!!!

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Marika marzo 23, 2007 alle 11:55

Ciao a tutti,
a me è successa la stessa cosa di Andrea. Nel mese di ottobre 2006 mio marito ha chiesto di modificare la nostra linea adsl da alice free ad alice flat. Nell’arco di neanche mezza giornata ci è pervenuto sul PC (come da indicazione dell’operatoreTELECOM) il messaggio dell’a vvenuto passaggio e da quel momento ci siamo collegati anche 24 ore su 24. Fin qui tutto bene se non che dopo qualche gg mio marito per scrupolo ha chiamato TELECOM per verificare che fosse tutto ok e si è sentito rispondere che da 3 gg eravamo connessi a Internet (SE LO SAPEVA) al costo di € 2,00 all’ora. Da qui le verifiche del caso con decine di telefonate ovviamente con 10 operatori diversi che ci hanno confermato (e preciso TUTTI e 10) un guasto nel server TELECOM che ha fatto partire per errore il FAMOSO MESSAGGIO di avvenuto cambio piano adsl in anticipo rispetto al data reale.Ci hanno però tranquillizzato ribadendoci che non avremmo dovuto pagare le ore di collegamento perchè l’errore erea LORO.Siamo stati tranquilli sino a lunedì 19 marzo quando cercando di telefonare ci siamo trovati la linea bloccata per problemi amministrativi. Anche qui solito iter 3/4 chiamate al 187 (il solo numero che ci permetteva di fare) per scoprire che non avevamo mai pagato una bolletta di € 230,00 relativa al perido sopra incriminato che sostengono di averci spedito.Per farla breve ho dovuto pagare il suddetto importo in posta con bollettino ed ora sto aspettando che mi riattivino la linea.
STAREMO A VEDERE QUANDO ACCADRA’.
In ultimo e poi termino, per rispondere a Karmier il 90% della gente che chiama TELECOM ha un problema serio ed il 90% degli operatori anonimi che si trovano come interlocutori e fantomatici Help desk(laureati e non) non sanno cosa dire non sanno indirizzare a colleghi più qualificati e spesso nemmeno capiscono il problema.Vero che si tratta di un Call center ma è inconcepibile che si tratti di un Call center di una compagnia NAZIONALE per cui i clt (come ci chiami) pagano un canone.
P.S. Sicuramente gli operatori 187 non sono tutti uguali ma credo che se Karmier non ha mai sentito un collega rispondere maleducatamente ad un clt è perchè HANNO FATTO CADERE INVOLONTARIAMENTE LA LINEA.

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Peppe marzo 24, 2007 alle 19:40

Preg.mo Karmirer, conosco le problematiche delle persone munite di degna preparazione universitaria e che sono costrette a lavori sotto pagati e non corrispondenti alle fatiche degli studi. Ma questa è un’altra storia. Io, come credo tante altre persone (che conosco e so quali problemi hanno dovuto patire), che ho ottime conoscenze del pc e ritengo di saper descrivere in modo appropriato i miei pensieri e i miei intendimenti, avrei voluto avere Te come mio interlocutore del “glorioso 187″ per vedere d’incanto realizzato un desiderio: quello del solo e semplice passaggio da “alice free” ad “alice flat”. Non mi pare che sia così complicato! Non mi pare che sia così diffice da esplicitare e da intendere! Eppure ho dovuto subire l’arroganza, la cattiveria di un’operatrice, prima, e di un fantomatico “Funzionario del 187″ poi. questi hanno avuto l’arroganza e la cattiveria di attivarmi, in un primo luogo, opzioni a pagamento da me non richieste, per poi, alle mie legittime lamentele, disattivarmi la “flat” per ripassarmi alla “free”, comunicando il mio numero di telefono “riservato” a terze persone per attivarmi ancora altre opzioni. Puoi immaginare: pensavo di navigare flat e le bollette erano esplose! Orbene, dietro minacce di denuncie, di comunicazione ai media e ad associazioni di consumatori e solo con tanta pazienza e tante telefonate al “glorioso 187″ sono riuscito a farmi dare ciò che mi spettava. Solo quando ho minacciato questi simpatici soggetti che non avrei pagato le bollette e sarei passato ad altro operatore, ecco che ho visto risolto il problema che questi simpatici DELINQUENTI mi avevano procurato. Ill.mo Karmirer, con tutto il rispetto per il lavoro che hai svolto, sicuramente con professionalità e dedizione, io non concordo con la tua tesi. Se le persone imparassero a non accontentarsi e a non farsi sfruttare, le aziende dovrebbero adeguarsi a pagare meglio le persone, magari in un numero minore e con maggiore qualificazione professionale e soprattutto con l’obbligo del rispetto delle regole DEONTOLOGICHE. Non è il Tuo caso, ma credimi ho passato ore a spiegare i miei problemi al “187″: il 99% delle volte hanno avuto soluzione solo tramite un amico che lavora alla Telecom e non dal “glorioso 187″. Che dire: per il momento mi tengo alice flat, perchè non posso interrompere anche per brevi periodi la connessione. Ma in un prossimo futuro, quando avranno avuto termine le mie esigenze cambierò operatore. Ricorda che in ogni caso Telecom è responsabile anche per i comportamenti illeciti di taluni operatori e che si paga una bolletta abnorme, rispetto al servizio offerto: servizio che quando è necessario mettere in pratica è di scarsa qualità! Ti saluto cordialmente e buona fortuna!

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karmirer marzo 24, 2007 alle 22:36

(x Marika)…poi dopo che avevamo risolto, se era nelle nostre possibilita’, o segnalato i loro problemi a chi di competena, (es. se avevano un guasto alla linea lo segnalavamo ai tecnici, se avevano problemi amministrativi lo segnalavamo all’amministrativo ecc.), puntualmente ritelefonavano per segnalare lo stesso problema 5 minuti dopo, come se in 5 minuti fosse possibile risolvere certi problemi! e ritelefonavano di continuo, 5, 10, 20 volte …

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karmirer marzo 24, 2007 alle 23:02

(x il Preg.mo Peppe)…il 10% delle persone con le quali parlavo erano persone istruite o almeno razionali, persone che capivano tempi e modi di risoluzione dei problemi …Clienti telecom che passano ad altri gestori senza pagare nemmeno il canone alla Telecom e dopo essersi trovati male ( es. perche’ pagano di piu’ o perche’ se gli si guasta la linea gli fanno pagare 89,95 piu’ iva di assistenza tecnica o perche’ gli facevano pagare le sole segnalazzioni di guasto e poi gli arrivavano telefonate tipo 899, ecc. ), vogliono tornare in Telecom…se la Telecom ha delle colpe vanno cercate in altri settori …Se me ne sono andato dalla Telecom e’ perche’ in Italia certi lavori sono sottopagati in rapporto alle conoscenze che si richiedono.
(EC) Se me ne sono andato dalla Telecom e’ perche’ in SARDEGNA certi lavori sono sottopagati in rapporto alle conoscenze che si richiedono.

Dati ISTAT 2006 disoccupazione regione Sardegna 41,6%

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karmirer marzo 24, 2007 alle 23:11

…e per quanto riguarda la maleducazione, questa e’ solo da parte del clt, in circa 2 anni di call center 187 non ho mai sentito un operatore mancare di rispetto o addirittura insultare il clt, l’operatore e’ tranquillo e beato, il clt nemmeno lo conosce e pergiunta sa benissimo di poter essere intercettato o addirittura che potrebbe aver ricevuto una telefonata di controllo, non ne fa mai un caso personale, sa benissimo che il clt e’ arrabbiato con l’azienda e non con lui e pur sentendosi insultare cerca di far ragionare il clt e risolvergli il problema nel limite delle proprie possibilita’.
(Dal post di Marika) P.S. Sicuramente gli operatori 187 non sono tutti uguali ma credo che se Karmier non ha mai sentito un collega rispondere maleducatamente ad un clt è perchè HANNO FATTO CADERE INVOLONTARIAMENTE LA LINEA.
(EC) HA FATTO CADERE LA LINEA.

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moniketta marzo 25, 2007 alle 10:45

ciao a tutti sn monika un operatrice telemarketing per conto di un azienda ke lavora per telecom….e’ vero noi siamo sottopagati anke noi ci prendiamo decine di insulti da parte di utenti frustrati ke ne fanno un dramma di ogni nostra kiamata..la differenza e ke noi ci guadagniamo da vivere kiamando i clineti e proponendo mille tra i servizi ke telecom ci impone di vendere ma quelli del 187 essendo a disposizione del cliente,,ed essendo pagati per ricevere le kiamate dovrebbero essere piu disponibili..competenti chiari e meno straffottenti…….il lavoro e’ lavoro…e credo ke nella vita l educazione sia alla base di tutto nozione ke spesso manka a voi del187

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5555 marzo 25, 2007 alle 13:51

2222

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GIOVANNI marzo 25, 2007 alle 14:19

Sono un cliente che ha attivato la linea con telecom con un contributo di 150 euro.. purtroppo quando dopo una settimana non mi hano dato i servizi che promettevano , adsl tutto incluso, mi son letto il regolamento e mi sono appellato all’articolo 2 delle condizioni contrattuali che prevede per i contratti emessi al di fuori dei locali commerciali è prevista la disdetta del servizio senza costi aggiuntivi entro 10 giorni dal perfezionamento del contratto (dove per perfezionamento si intende il momento di attivazione della linea e non il momento della richiesta) .Ho contattato diversi opertari che mi hanno dato risposte diverse e addirittura mi hanno detto che avendo recesso il contratto avrei comunque pagato il canone per un anno e ilo contributo di attivazione, POICHE’ I 10 GIORNI PARTIVANO DAL MOMENTO DELLA RICHIESTA. Questo per rispondere a questa specie di uomo ingegnere che ha avuto pure il coraggio di scrivere PERCHè QUELLI CHE LUI CHIAMA CLT GLI HANNO PASSATO I SOLDI A LUI E QUELLI COME LUI PER FARE I PORCI COMODI PROPRI……..
In più beffa delle beffe fanno la promozione per un mese dal 15/03 al 15/04 attivazione nuova linea con contributo di attivazione gratis.–…. se deciderò in futuro di attivare telecom almeno non paghero l’attivazione.

PER TUTTI COLORO CHE ATTIVANO UNA NUOVA LINEA STATE ATTENTI PERCHE’ ESISTE UN ARTICOLO 2 COMMA 1 CHE CITA TESTUALMENTE: ” IL CLIENTE PUO’ ANNULLARE IL CONTRATTO ENTRO 10 GIORNI DALL’ATTIVAZIONE DELLA LINEA (e NON DALLA RICHIESTA AL 187 COME ASSERISCONO QUEGLI ASINI DEL 187) SENZA IL PAGAMENTO DI NULLA” VI CONSIGLIO VIVAMENTE SE VOLETE ESSERE ASCOLTATI DI APPELLARVI A QUESTO ARTICOLO E DI MANDARE UNA RACCOMANDATA CON RICEVUTA DI RITORNO AL SERVIZIO CLIENTI VEDI SITO 187 NON FATEVI INFINOCCHIARE NON SI TRATTA DI RECESSO COME PREVISTO DALL’ART 3 MA DI ANNULLAMENTO DEL CONTRATTO COME PREVISTO PER I CONTRATTI STIPULATI ON -LINE AL DI FUORI DEI LOCALI COMMERCIALI.
UN CONSIGLIO PRIMA DI ATTIVARE IL SERVIZIO ANDATE SUL SITO 187 E SCARICATEVI TUTTO IL REGOLAMENTO ADSL E LINEA BASE IN MANIERA TALE CHE QUANDO VI RISPONDONO GLI ASINI DEL 187 SIETE A CONOSCENZA CHE VI STANO DICENDO CAVOLATE PERCHE’ I SIGNORI DELLA TELECOM RASENTANO IL FILO DELL’ILLEGALITA’ MA NON LO OLTREPASSANO. DUNQUE L’UNICO MODO PER CONTRASTARLI E’ CONOSCERE IL REGOLAMENTO E NON FARSI FREGARE PERCHE’ CIO’ CHE E’ SCRITTO NON PUO’ ESSERE NEGATO SOPRATTUTTO QUANDO SI IMBOCCA LA STRADA DELLE VIE LEGALI

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Peppe marzo 25, 2007 alle 20:12

Caro, Giovanni, vedo che sei molto adirato e ti capisco. Però penso che prendertela con il nostro caro amico ingegnere non serva a molto, anche perchè non vedo in lui un’apertura mentale tale da capire che il problema è più grave di quello che nel suo mondo idilliaco è vissuto. Giriamo intorno ad un problema e ci confrontiamo con il nostro amico, scontrandoci però con l’ostinazione di chi difende a spada tratta l’indifendibile. Faccio un esempio. Se vado dal concessionario a portargli l’auto in garanzia o anche per una semplice riparazione non in garanzia, pretendo da costui che se vuole essere pagato mi deve fare il lavoro a regola d’arte. Se però mi accorgo che si è inventato un guasto inesistente oppure mi ha montato un componente non di qualità o non della casa madre, io potrei querelarlo per truffa. T’immagini, come nel mio caso, querelare (sono anche andato da un amico avvocato) alcuni sconosciuti operatori del 187 che: 1) ti attivano opzioni non richieste e che si pagano con moneta sonante; 2) danno il mio numero telefonico a aziende esterne, al fine di attivare altre opzioni, senza il mio consenso; mi disattivano di loro sponte alice flat per passarmi ad alice free senza che io ne sapessi nulla, sino a quando ho visto arrivare una bolletta di circa 400 euretti? Ma non basta! Ti immagini di inviare un reclamo ad una casella postale con raccomandata? È impossibile! Allora che fare, quando telefoni tante volte spiegando la disavventura a centralinisti che non hanno alcun interesse a darti retta e risolvere i tuoi problemi, perchè anche loro ne hanno soprattutto con le magre retribuzioni? Io non ho un metodo infallibile. Penso che forse bisogna provare tante volte sino a quando trovi il centralinista capace e soprattutto professionale che si prende a cuore del tuo problema e si impegna a risolverlo. Pensa che a me sono bastati cinque minuti per risolvere i problemi, dal momento in cui ho proferito la seguente frase: “o mi risolvete il conteggio dell’importo della fattura, oppure non pagherò le bollette e adesso chiedo che mi venga disattivata la linea”. Magia! La centralinista mi ha risolto il problema.

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karmirer marzo 26, 2007 alle 1:32

DECRETO-LEGGE BERSANI 4 luglio 2006, n.223
Contratti TLC più equi.
I consumatori potranno recedere dai contratti che li legano agli operatori di telefonia, di reti televisive o di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, in qualsiasi momento e senza spese aggiuntive. Non sarà più legale, in sostanza, obbligare gli utenti a restare fedeli a un operatore per un periodo di tempo minimo garantito (in genere un anno). I contratti di adesione stipulati dovranno prevedere la facoltà di recesso in qualsiasi momento e senza spese non giustificate, con un preavviso obbligatorio non superiore a 30 giorni. Anche in questo caso, il governo interviene su una questione spinosa, in particolare per gli utenti ADSL, che spesso non possono cambiare gestore perché vincolati da contratti che prevedono una scadenza prefissata. Analogamente, il provvedimento dovrebbe interessare i contratti di tipo flat per il traffico-dati su reti Umts, in particolare quello effettuato attraverso l’utilizzo delle apposite card commercializzate dagli operatori di telefonia mobile, dove il vincolo era addirittura di due anni.

(dal post di Giovanni)
…ESISTE UN ARTICOLO 2 COMMA 1 CHE CITA TESTUALMENTE: ” IL CLIENTE PUO’ ANNULLARE IL CONTRATTO ENTRO 10 GIORNI DALL’ATTIVAZIONE DELLA LINEA…

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karmirer marzo 26, 2007 alle 1:47

…e per quanto riguarda la maleducazione, questa e’ solo da parte del clt, in circa 2 anni di call center 187 non ho mai sentito un operatore mancare di rispetto o addirittura insultare il clt, l’operatore e’ tranquillo e beato, il clt nemmeno lo conosce e pergiunta sa benissimo di poter essere intercettato o addirittura che potrebbe aver ricevuto una telefonata di controllo, non ne fa mai un caso personale, sa benissimo che il clt e’ arrabbiato con l’azienda e non con lui e pur sentendosi insultare cerca di far ragionare il clt e risolvergli il problema nel limite delle proprie possibilita’.

(dal post di Giovanni)
…Questo per rispondere a questa specie di uomo ingegnere che ha avuto pure il coraggio di scrivere PERCHè QUELLI CHE LUI CHIAMA CLT GLI HANNO PASSATO I SOLDI A LUI E QUELLI COME LUI PER FARE I PORCI COMODI PROPRI…CHE QUANDO VI RISPONDONO GLI ASINI DEL 187 …

(dal post di Peppe)
…prendertela con il nostro caro amico ingegnere non serva a molto, anche perchè non vedo in lui un’apertura mentale tale da capire che il problema è più grave di quello che nel suo mondo idilliaco è vissuto.

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max marzo 26, 2007 alle 10:41

scenghelia

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Peppe marzo 26, 2007 alle 19:49

karmirer rilassati. Probabilmente non ha letto molto o visto certi programmi televisivi che trattano di diritti dei consumatori. Posso capire che dal tuo punto della visuale, dalla prospettiva da cui guardi il mondo, hai focalizzato solo una parte del problema. Non ho mai affermato che non ci sono (o non ci saranno più) persone maleducate, arroganti o presuntuose. Ci sono sempre state e sempre ci saranno (la madre degli stolti è sempre gravida). Avrei voluto soltanto, ma solo in maniera dialogica, rappresentare anche un’altra realtà. Non sono solo e sempre i clienti ad essere in torto (perchè non sanno usare le tecnologie: digital divide è una triste realtà), ma c’è un’altra realtà fatta da persone vittime di un sistema sociale che le esclude e, volendo, le umilia. Persone che in alcuni casi non hanno una preparazione specifica nel campo in cui lavorano e spesso si adattano, anche con mille fatiche. Poi ci sono altre persone, che io chiamo SENZA SCRUPOLI, che pur di mantenere il proprio posto di lavoro o per ottenere qualche euro in più, vengono costrette a commettere abusi e soprusi nei confronti di ignari e ignoranti (solo perchè ignorano) clienti. NON È GIUSTO! Ma tant’è e lo si è ampiamente visto con lo scandalo della Telecom sulle intercettazioni abusive commesse su larga scala e con la complicità di funzionari statali infedeli. Se il pesce puzza dalla testa …..

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Maria Annunziata Giannotti marzo 27, 2007 alle 16:45

Ho appena chiuso una telefonata, fatta al 187, per avere alcune informazioni su un importo e numero di c/corrente relative alla mia linea telefonica; dopo un breve periodo di attesa (2 min) tale Maria mi risponde seccata ma senza neppure inoltrare alcuna richiesta mi fa attendere altri due minuti, poi altri 2 minuti, dicendo che la linea del pc era bloccata. Innanzitutto non trovo giusto che l’identità dell’operatore rimanga anonima mentre la nostra (quella degli utenti è visibile dal numero che si compone per poter avere assistenza) non lo è. Questo piccolo particolare fortifica e amplifica l’arroganza di certi operatori che dietro appunto ad un anonimato si permettono toni maleducati e ricatti di poco conto, come quello a cui mi ha sottoposto la Vs. dipendente, intimandomi prima e realizzando poi, la classica chiusura del telefono in faccia, esempio di troglodita supponenza; inoltre ha rincarato la dose minacciando una prossima attesa di venti minuti se avessi richiamato e alla mia risposta, ovviamente secca e decisa, mi dice con stretta pronuncia romana “che non gliene può fregà de meno”…
Meno male, ricompongo il 187 e tale Luciana, operatrice educata e seria mi dà le informazioni richieste; dunque nessuna attesa da venti minuti, solo ho dovuto ricomporre un numero, che, meno male è pure gratis. Allora Vi chiedo: anzichè far formulare alla risposta “Telecom Italia sono Maria” perchè non fate rispondere con un numero di matricola (per es “Telecom Italia, sono il n. 1234″) che possa identificare l’operatore squilibrato e maleducato, e al tempo stesso poter ringraziare e lodare un eventuale operatore gentile e professionale, come anche da poco tempo mi è capitato?
Vorrei tanto conoscere la Maria che mi ha chiuso il telefono in faccia, e ad armi pari ed identità aperte, darle qualche lezione di bon ton e di autocontrollo dell’aggressività. Grazie.

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elena marzo 27, 2007 alle 18:30

ho letto le varie lamentele, e devo dire che pensavo di essere sfortunata, invece adesso ho la certezza che quello che pensavo è vero!!! Al 187 ed al 191 sono stati assunti incapaci, maleducati, incompetenti… emi fermo per non cadere nel turpiloquio.
Sono titolare di tre linee telecom una di casa e due business con due contratti ADSL….UNA TRAGEDIA!!!!!!!!!!!!!! se dovessi raccontare tutto quello che mi è successo non basta un libro! Basta dire che il mese scorso, esasperata dal disservizio e dal tracontanza dei centralinisti ho inviato vari fax alla direzione generale telecm chiedendo 5000,00 euro di danni! Risposta zero. Soluzione problema quasi immediato!

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FRANCESCA marzo 28, 2007 alle 1:10

io sono daccordo con karmirer, ho sempre telefonato al 187 che e’ anche gratuito e gli operatori sono stati sempre gentili mentre una mia amica quando telefona al 187 litiga sempre con gli operatori, pero’ gli operatori anche se stizziti non dicono mai parole offensive,poverini mi fanno anche un po pena, la mia amica gli telefona sempre per prenderli ingiro e mette il vivavoce per farlo sentire anche a noi , pero’ la colpa e’ la sua, perforza quei poveretti si stizziscono!
mia sorella e’ passata a fastweb e per parlare con loro si paga e loro cercano di trattenere il piu’ possibile al telefono e poi dicono di ritelefonare piu’ tardi adesso vuole andarsene perche’ si trova male.
Pero’ io alla telecom non vorrei pagare il canone, come posso fare?

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Vera aprile 1, 2007 alle 11:08

Non ho molto da aggiungere a ciò che hanno detto i miei colleghi riguardo la maleducazione degli operatori del caLL center della Telecom. Devo però spezzare una lancia a favore degli operatori maschi.Infatti, tutte le volte che ho avuto la fortuna di contattarne uno, ho avuto la risoluzione del problema.Abbasso le donne che sono maleducate e incompetenti !!!!!!!!!!!!!!!!
Saluti a tutti e ………..pazienza.Tanto quelli di altri operatori fanno parte dello stesso materiale umano.

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Stefania ottobre 15, 2014 alle 3:25

Sono arrivata qui per caso ad anni di distanza, ma rispondo lo stesso. A me fra il 2005 e il 2009 è successo proprio il contrario, cioè mi sono trovata molto meglio con le operatrici donne, sia per gentilezza che per la competenza (commerciale e tecnico). Nessuno mi ha mai mandato a quel paese, tranne un operatore nervosetto, ma i maschi erano più lenti e meno educati, e la maggior parte delle volte mi dicevano di spegnere e riaccendere il modem, ma senza risultati.

Qualcuno, non riuscendo a risolvere il problema, mi ha chiuso il telefono. Con le operatrici donne invece tutto bene, in particolare con una ragazza del servizio tecnico, dalla voce sembrava giovanissima, che mi ha risolto un problema urgente (avevamo un familiare malato e ci serviva assolutamente il collegamento internet), attivandosi ancora in modo più deciso e velocizzando al massimo i tempi.
Ho notato che le operatrici sono anche nettamente più empatiche e disponibili.
Nel 2009 Telecom ha chiuso varie sedi per un totale di 900 operatori di cui 700 erano donne, discriminate non certo per il rendimento ma per i problemi connessi alla gravidanza etc.
Comunque negli ultimi 5-6 anni il 187 è molto peggiorato, tanto che a breve passerò a Vodafone, appena nella mia zona sarà disponibile la cosiddetta fibra (che vera fibra non è).

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Enrico Mora aprile 2, 2007 alle 10:03

La maleducazione purtroppo può essere di tutti, degli operatori come dei clienti, ma l’incompetenza è colpa solo dei primi, o meglio, di chi li mette in quelle condizioni. E non si dica che uno non se la può prendere con l’operatore, perchè se è una scelta della Telecom dialogare con i clienti solo tramite un centralino, con tutto ciò che questo comporta in termini di risparmio di costi, diventa una necessità polemizzare con questo poveretti e solo con loro. Detto ciò la mia esperienza è: linea telefonica attiva già predisposta per l’ADSL da un anno e mezzo, da 28 giorni ho chiesto l’attivazione di alice flat a mezzo 187 e ad oggi ancora non funziona dopo aver chiamato l’assistenza tecnica 5 volte e avere ricevuto 5 volte un SMS che mi rassicurava che “la riparazione era stata effettuata”. Le diagnosi del problema che volta volta mi sono state proposte spaziavano dal modem che avevo acquistato che, non essendo quello di alice sicuramente funzionava male, ai collegamenti domestici delle prese telefoniche che, essendo stati realizzati un elettricista, certamente erano difettosi. Ebbene, entrambe le ipotesi sono risultate fasulle perchè cambiando il modem e collegandosi alla prima presa d’ingresso il risultato era sempre il medesimo: non funzionava nulla. Quindi dopo aver preso le difese della categoria dei costruttori di modem e degli elettricisti ho pure scoperto con ritardo (qui pago la mia incompetenza tecnica) che anche il più fesso degli operatori del 187 vede da video se il segnale arriva sino al modem, e perciò può escludere a priori se ci sono problemi extra-telecom.
Insomma…. che dio vi fulmini.

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Maria Annunziata aprile 2, 2007 alle 10:36

Caro Peppe, chiedo venia per non aver specificato che la mail che ho riportato in questo blog è la stessa che ho inviato come reclamo al direttore del 187, facendo un copia e incolla che poteva far pensare che fosse indirizzata a Voi. Peccato che la mail torni indietro dicendomi che c’è un errore nell’indirizzo: qualcuno di voi ha quello esatto?
Proprio stamane ho scritto una missiva all’ufficio clienti telecom, chissà che per le vie cartacee, certo non più brevi, accolgano la mia richiesta…non ricomporrò quel numero a meno che non sia strettamente necessario!
Sono d’accordo con chi dice che molti utenti del 187 siano maleducati o scorretti, ma insisto nel dire che chiunque chiami, cafone o non, non si possa nascondere dietro anonimato, cosa che invece possono fare gli operatori, prendendosi “poteri” che l’utente comunque non ha.
E che non devono dimenticare che una prerogativa assoluta di questo lavoro è avere pazienza, come può avercela una commessa o un addetto vendite, chè senza di quella, per carità, cambino mestiere.

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Marco aprile 2, 2007 alle 12:04

Salve a tutti, da circa 8 giorni ho attivato tramite http://WWW.187.it la richiesta di una Nuova Linea Base + Alice Flat per sfruttare 3 mesi di Alce flat Gratuito. Ad oggi non mi è stato ancora assegnato un numero e on-line viene riportata la dicitura:” In lavorazione” . Ho contattato più volte il 187 e tutti gli operatori mi hanno risposto sempre educatamente che la mia pratica risultava a loro sconosciuta.
Il consiglio dell’operatore 187 è quello di rifare via telefono la richiesta di attivazione ma così mi perdo la promozione dei tre mesi gratuiti. Qualcuno di voi si è trovato nella mia stessa condizione? Sapete se ci sono dei problemi nella gestione delle attivazioni tramite il sito http://WWW.187.it? Ringrazio in anticipo.

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andrea aprile 2, 2007 alle 12:16

ciaoooooooooo sono sempre io ..il mio problema e scritto un po piu su. ricordate…..bene ad oggi sono ancora con alice 20 ore ..come vedete e dal 12 .03 . 07 che attendo la 20 mega di alice ……………DOMANI PASSO A FASTWEB………speriamo di avere un po piu di fortuna…………………..eppure sembra che sta linea me la stanno portando dal kazachistan a piedi….non si trattava di installarmi una nuova rete solo una semplice modifica booooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!

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Davide aprile 2, 2007 alle 23:10

allora, tutte le case attorno alla mia sono servite da adsl. io no.
in virtù di questo telefono alla telecom per chiedere spiegazioni.

mi rispone un operatore in dialetto romano.
gli chiedo lumi. lui mi spiega molto frettolosamente che Telecom decide quale
sia la convenienza economica. io gli faccio civilmente (sul serio) notare che
l’adsl è un servizio e che sono cliente anche aziendale.

all’improvviso l’incoscienza.
mi dice nell’ordine (non sto scherzando):
-voi veneti avete questa mentalità, soprattutto dopo un grappino.
-voi veneti evasori, pagate in nero, adesso c’è Romano Prodi che vi bastona
-veneti ubriaconi, continuate a votare Bossi!

io rimango perplesso, sto zitto, incredulo e lui mi fa:
“che dice può bastare, chiudiamo qui la telefonata?”

:D
vi rendete conto?
domani denuncio tutto alla polizia postale.

Forza Tronchetti vendi la baracca.

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andrea aprile 3, 2007 alle 8:59

ma si venditi tutto…………. oggi scade l’ultimatum per telecom….

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Maleducazione 187

di alex il 7 febbraio 2007

(In)solito caso di maleducazione da call center, mista anche a supponenza. L’addetto sembra ignorare che i router tengono la connessione sempre attiva e sono diversi dai modem usb, dove la connessione è attivata con il (finto) dialing via software.

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Mcfly febbraio 8, 2007 alle 18:43

Certo. Alcuni addetti del 187 non hanno neanche una preparazione tecnica minima per poter sostenere un dialogo con qualcuno che non sia l’utente medio (intendo l’utente che vuole accendere il pc, fare la connessione e navigare, null’altro).Se poi teniamo conto del fatto che un progetto di riabilitazione prevedeva il lavoro dei carcerati per il 187……..beh, molte cose si spiegano…
Non possiamo aspettarci professionalita’ particolare dal 187, perche’ e’ un call-center troppo generico. Posso affermare, come dipendente di un grosso provider, che ci sono professionisti, in Telecom Italia, che hanno menti davvero luminose e all’altezza di ogni situazione. Ma chi decide le sorti dell’azienda, purtroppo, e’ sempre gente che ha piu’ a che fare con la politica che non con il mercato vero e proprio (se esiste ancora).

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Anonimo settembre 29, 2015 alle 13:01

Concordo

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da chatonendi maggio 9, 2017 alle 15:00

my day my day

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Mescalina febbraio 25, 2007 alle 16:39

La mia personale esperienza rasenta il tragicomico, tra traslochi e cambi di ufficio ho avuto a che fare con Fastweb domesico, Fastweb aziende, Telecom e Tiscali.
Il voto peggiore va a Telecom, giornate passate al telefono per un modem rotto, segnalazioni su segnalazioni per malfunzionamenti vari, etc etc.. Al centralino spesso sono dei cafono e non sono tenuti a dirti nome e cognome, se chiedi di un responsabile di sala ti passano il vicino e se la ridono.. No comment..
Fastweb da nome e cognome, ma anche loro alle volte davvero esagerano. Sull’aziendale ovviamente meno ;)

Tiscali devo ancora uscirne, aspetto una 10 mbit dal 4 gennaio, il modem pare essere stato spedito ormai un mese fa, da cagliari mi dicono. Non danno nome e cognome manco loro e passi i decenni al centralino in attesa ritrovandoti 99 volte su ento a colloquiare con uno stupido registratore. Infine oggi mi giungono 8 sms tutti insieme che dicono che la mia richiesta è stata processata e che entro 20gg il servizio sarà attivo.. Ma non era partito il modem????
Chicca: l’altro giorno esausto ho chiesto a una delle tante anonime centraliniste se fosse mio diritto receedere il contratto visti i tempi di attivazione e lei mi dice di no perchè uno ha 10 gg per il recesso e che questo parte da quando la richiedi e non da quando ce l’hai funzionante e puoi valutare se è un buon servizio o se fa schifo.. Capito?? e mi ha pure detto: le leggi non le fa mica tiscali.. No infatti, Tiscali si limita ad approfittarne..

DEVONO ESSERCI PIU’ CONTROLLI E PIU’ DIRITTI AI CONSUMATORI!!!!

Scusate lo sfogo,
byez

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andrea agosto 7, 2011 alle 4:31

io ho lavorato per 3 anni in un callcenter e volevo comunicarti che solo in parte hai ragione perche e come lavora in fabbrica e ogni persona e adetto a una mansione ,se tutti sanno fare tutto ci sarebbe meno lavoro da spartire e poi tante volte non e la persona ma e una serie di eventi e o errori che portano all’incongruenza delle informazioni e della gestione del problema o servizio spesso al telefoni il cliente e cafone e maleducato e non ha una conoscienza del problema oppure suppone probabili cause ,ricordati che le cose non sono solo bianche o solo nere ci sono anche le sfumature

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andrea agosto 7, 2011 alle 4:45

comunque la nostra mansione e quella di fare da portavoce.
Spesso pultroppo per interessi e o politiche azziendali succedono alcune incongruenze ,che generano altro lavoro in poche parole ogniuno deve fare il suo,siamo solo umani non e il titolo che fa la persona o la migliora e l’azione che la contradistingue.

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roberta settembre 10, 2014 alle 13:47

Beh, resta il fatto che l’Italiano non è il tuo forte =(

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Anonimo maggio 29, 2017 alle 15:18

Condivido con Roberta, purtroppo non è questione di razzismo o questione di essere cattivi ma ogni lavoro richiede determinate caratteristiche, in un call center italiano dove bisogna risolvere problemi in italiano serve necessariamente Sapere l’Italiano!! Conosco piu di una persona che ha tribulato mesi e mesi perchè nel cambio domicilio hanno sbagliato a scrivere il suo cognome (pur avendo fatto lo spelling)causando problemi non indifferenti.

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giorgio febbraio 28, 2007 alle 11:54

non capisco xchè con il passaggio da alice free ad alice flat ,mi devo scomodare io x la restituzione del modem di noleggio della telecom….Mi sembra davvero una strnzt…

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ROSSY marzo 13, 2007 alle 14:38

pensavo di essere incappata con gli operatori meno esperti e maleducati. non sono un informatica e mi sono ritrovata con mille scuse dal 187 x non avere la linea internet dopo quattro giorni dall’attivazione, e dopo l’ennesimo richiamo mi hanno fatta conattare da un tecnico che mi ha ripetuto piu’ volte di fargli perdere tempo e infine ho scoperto che il problema era di non essermi registrata vi chiedo UMILMENTE SCUSA PER L’IGNORANZA,potevate anche pubblicizzare che INTERNET E’ PER MOLTI MA NON PER TUTTI.
GRAZIE

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Roberto marzo 17, 2007 alle 11:58

Ho ricevutouna bolletta troppo salata. Ho fatto reclamo. Nessuno mi ha più contattato, ho attivato l’adsl, dopo appuntamento ho aspettato un pomeriggio il corriere che non si è visto. Gli operatori rifiutano di qualificarsi con cognome o numero di operatore (ma è legale?) dicendo che sono precise disposizioni telecom. Nessuno sembra in grado di risolvere il mio problema (un virus su internet che mi connette automaticamente a un server a pagamento). Non posso usare il mio computer, sto utilizzandone un altro. Sto pensando seriamente di lasciare la telecom a cui sono abbonato da 50 anni (mio padre prima di me). Il saccheggio e l’ignoranza non sono politiche che pagano (forse solo nell’immediato)
Rob

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karmirer marzo 17, 2007 alle 14:10

Ciao a tutto, sono un ex operatore del 187 laureato in ingegneria meccanica nella facolta’ di Cagliari con 110 e che per meno di 500 euro al mese era costretto ad assorbirsi i vostri insulti.
Mi dispiace che l’Italia sia costituita per il 90% da persone maleducate e ignoranti, visto che il 90% delle persone che ci telefonavano iniziavano a ricoprire di insulti gli operatori ancora prima di esporci i loro problemi che con fatica immane eravamo riusciti a decifrare fra dialetti vari e frasi prive di senso compiuto, poi dopo che avevamo risolto, se era nelle nostre possibilita’, o segnalato i loro problemi a chi di competena, (es. se avevano un guasto alla linea lo segnalavamo ai tecnici, se avevano problemi amministrativi lo segnalavamo all’amministrativo ecc.), puntualmente ritelefonavano per segnalare lo stesso problema 5 minuti dopo, come se in 5 minuti fosse possibile risolvere certi problemi! e ritelefonavano di continuo, 5, 10, 20 volte al giorno fino a che non trovavano un operatore che gli dava ragione anche se ragione non l’avevano, perche’ l’italiano e’ cosi’.
Clienti telecom che passano ad altri gestori senza pagare nemmeno il canone alla Telecom e dopo essersi trovati male ( es. perche’ pagano di piu’ o perche’ se gli si guasta la linea gli fanno pagare 89,95 piu’ iva di assistenza tecnica o perche’ gli facevano pagare le sole segnalazzioni di guasto e poi gli arrivavano telefonate tipo 899, ecc. ), vogliono tornare in Telecom, ma non dopo 20 giorni come prevede la legge, ma subito, e tu vai a dirgli che deve inviare un fax a noi e una raccomandata all’ altro gestore e che dopo 20 gg. tornera’ con noi con l’addebito di 150 euro di contributo di riattivazione, loro ritelefoneranno sin che non trovano quello che gli dice “signore stia tranquillo, domattina lei sara’ nuovamente con Telecom e non c’e’ bisogno di fare altro”, anche se non e’ vero, solo con le bugie si convincono gli italiani, basta vedere Berlusconi.
Solo il 10% delle persone con le quali parlavo erano persone istruite o almeno razionali, persone che capivano tempi e modi di risoluzione dei problemi che molto spesso non erano nemmeno imputabili alla Telecom ma es. alla TNT per la mancata consegna dei modem, alla Seat pagine bianche per la mancata consegna degli elenchi telefonici, ai vandali per i guasti alle centraline o addirittura a Dio nel caso di rottura di cavi telefonici per la caduta di un fulmine.
Potrei continuare per delle ore a spiegare ad alcuni di voi che se la Telecom ha delle colpe vanno cercate in altri settori ma tanto alcne persone non cambiano mai ed e’ tutto tempo perso.
Concludo dicendo che in 5 minuti noi facevamo tutte le procedure per attivare una nuova linea, con adsl, raccolta consensi, e tantissime altre procedure necessarie al corretto utilizzo di una linea moderna e dopo 2 gg lavorativi la linea era attiva.
Negli anni 80 mia zia quando era centralinista alla Telecom, per attivare una linea, solo dal punto di vista burocratico e con passaggi di mano della pratica di nuovo impianto fra decine di persone diverse, impiegava circa 1 mese e la linea (salvo problemi di altro genere) veniva attivata dopo almeno 2 mesi, se tutto era stato fatto correttamente.
Per rispondere a Rossy, la Telecom cosi’ come la Tiscali o la Tele2, non possono fare anche dei corsi di informatica al clt, si presume che se una persona si fa’ l’adsl quantomeno sappia usare il pc e conosca almeno i rudimenti di internet.
E per quanto riguarda la maleducazione, questa e’ solo da parte del clt, in circa 2 anni di call center 187 non ho mai sentito un operatore mancare di rispetto o addirittura insultare il clt, l’operatore e’ tranquillo e beato, il clt nemmeno lo conosce e pergiunta sa benissimo di poter essere intercettato o addirittura che potrebbe aver ricevuto una telefonata di controllo, non ne fa mai un caso personale, sa benissimo che il clt e’ arrabbiato con l’azienda e non con lui e pur sentendosi insultare cerca di far ragionare il clt e risolvergli il problema nel limite delle proprie possibilita’.
Se me ne sono andato dalla Telecom e’ perche’ in Italia certi lavori sono sottopagati in rapporto alle conoscenze che si richiedono.
Una cosa l’ho imparata anche dal 187 che bisogna prendere il 90% delle persone con filosofia, le altre le si puo’ anche prendere sul serio.

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Luca ottobre 17, 2011 alle 20:21

Evidentemente non hai mai provato a chiamare il 187 nelle disgraziate vesti di utente, fai questa semplice prova e poi vedi come camb idea alla velocità della luce. Hai tutte le ragioni sul discorso delle paghe da fame e dei trattamenti iniqui da parte dell’azienda, ma tutto il resto che dici è pura fantascienza, sembra scritta da qualcuno che non hai mai chiamato un call-center in vita sua.

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Anonimo gennaio 20, 2015 alle 14:31

va bene che non sei laureato in Lettere… ma insulti e lamentele dovevi sorbirle, caso mai, non ASsorbirle XD

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Max maggio 17, 2015 alle 13:50

Buongiorno , non a caso si evince che il tuo commento e dettato dalla rabbia che hai verso la compagnia telefonica , che ti ha sfrutttato e spremuto per benino, non vi rendete conto che lo scopo e quello di farvi sfogare con l’utente tutto cio che avreste da dire alla compagnia , e chiaro che contro lo spauracchio di essere lasciati a casa diventa naturalmente piu facile che si ritorca verso l’utente inconsapevole , che e chiaro non puo licenziare nessuno di voi, Accumulate cosi tanto che poi riversate tuutto contro chi in pratica fa si’ che voi abbiate un impiego anche solo part-time e sottopagato ,unica colpa a volte e solo chiamare il call center per pagare una fattura 8 e/o chiedere come mai pagano per 20 mbs e invece fruiscono nemmeno di 7 mbs, accade che a volte , a discapito di 1 che lavora onestamente e spieghi al cliente le cose , (per altro anche se male siete pagati per farlo ) mentre 10 operatori investone di BALLE la malcapitata che non sa quasi nulla di ADSL e di velocita ‘ al netto del PING etc etc , quindi vi sentite in diritto anche dichiudere la telefonata in faccia ad una persona che potrebbe essere vs madre o vs padre , In tutti i casi Siete dei gran cafoni , , molte delle volte maleducati , solo perche’ non vi identificate e vi nascondete ! Parlo anche di WIND INFOSTRADA , guarda cso poi siete tutti la