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(04 novembre 2015)Epica + Eluveitie + Scar Symmetry @Live Club, Trezzo sull'Adda (MI)

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Live report del concerto di Epica, Eluveitie e Scar Symmetry presso il Live Club di Trezzo sull'Adda, 7 Novembre 2015.

Quando hai già visto una band dal vivo, il dubbio se tornare a vederli o meno è sempre pressante. Faranno uno show sul livello di quelli passati? Meglio? Peggio? Meh? Beh, vi posso dire subito che andare a vedere gli Eluveitie (si, c’erano anche gli Epica ma..) è uno degli spettacoli più appaganti di cui possiate godere nella vostra vita. Ma andiamo con ordine..





Arriviamo al Live puntualissimi, qualche minuto dopo l’apertura delle porte. In coda c’è un manipolo di gente e dentro il locale si raggiungono a malapena il centinaio di persone quando gli Scar Symmetry si presentano su un palco in versione ristretta. Ammetto candidamente che il concerto degli svedesi era forse quello da me più atteso della serata, sia perché non li avevo mai visti live sia perché il loro ultimo disco è una bomba ed ero curiosissimo di vedere la resa dei pezzi, così come ero particolarmente curioso di capire se le voci di Lars Palmqvist e Roberth Karlsson, anche dal vivo, erano migliorate esponenzialmente come su disco.
Partiamo da questo punto, togliendoci subito il dente: il growl di Roberth Karlsson è grandioso, potente e precisissimo, non ha mai perso un colpo e si attesta su quello dell’ei fu Christian Alvestam. Il problema è che la voce pulita di Lars Palmqvist (da mercoledì Roman Reigns, per gli amici appassionati di wrestling) non è affatto all’altezza: tanti errori, difficoltà a prendere le note più alte, sbavature qua e la..spero che avesse qualche problemino, altrimenti dobbiamo accontentarci di apprezzarne i miglioramenti su disco.
7 canzoni in scaletta, una per ogni disco della loro discografia, fatta eccezione per un paio prese da “Pitch Black Progress”, tra cui la meravigliosa “The Illusionist” (forse il più bel brano mai scritto dagli svedesi) e la discreta "Mind Machine", qualche problema di suoni “ingolfati” nell’opener “The Iconoclast”, ma per il resto una prestazione musicale di tutto rispetto e un’ottima presa scenica, grazie soprattutto a un Lars Palmqvist molto mobile e attento al pubblico, di questo bisogna dargliene atto. Per Nilsson impressionante, ribadisco uno dei migliori chitarristi metal sulla piazza, che su “Neuromancers” piazza l’assolo più bello della serata, eseguito MANIACALMENTE e con una pulizia allucinante. Se penso che quest’uomo suona anche coi Kaipa, mi viene la pelle d’oca.
Mezzoretta dopo, con la già citata “The Illusionist”, gli Scar Symmetry chiudono una performance decisamente molto buona e ben recepita pubblico meneghino, che mi fa ben sperare verso una calata futura con magari più spazio in scaletta.

Scaletta:
1. The Iconoclast
2. The Anomaly
3. Chaoswaver
4. Mind Machine
5. Morphogenesis
6. Neuromancers
7. The Illusionist




Un quarto d’ora di pausa, una birra ed ecco che le luci tornano a calare, si alza una tenue nebbiolina nel Live e gli Eluveitie fanno la loro (nutrita) comparsa sullo stage. In sottofondo parte l’intro di “Origins”, con la splendida voce teatrale di Alexander Morton che fa da apertura all’ottima “King”, sempre dal loro ultimo album, seguita dalla doppietta “Nil” – “Thousandfold” dal quarto album della band, “Everything Remains (As it Never Was”. E fin dalle prime battute è chiarissimo un concetto che avevo già espresso in occasione del loro concerto da headliner al Legend: gli Eluveitie dal vivo SPACCANO IL CULO. Mi rendo conto che non è il termine più tecnicamente preciso del mondo, ma da buon non-giornalista musicale me ne fotto il cazzo e ribadisco che gli svizzeri fanno paura. Precisi, potenti, meravigliosi da ascoltare e quasi di più da vedere, scenicamente strepitosi, tengono il palco alla perfezione (tutti, nessuno escluso) e non perdono un colpo. Menzione d’onore per il “nostro” Matteo Sisti, diventato ormai parte integrante della band, davvero bravissimo con qualsiasi strumento gli venga messo tra le mani. E un plauso anche ai fonici per i suoni bellissimi (con gli Epica le cose andranno addirittura ancora meglio), fattore da non sottovalutare e che fa risaltare ancora di più le doti degli elvetici.
Il resto della setlist spazia su tutti i dischi della band, con una leggera predilezione per il già citato “Everything Remains” e per “Helvetios”, a parere di chi scrive il loro miglior disco in assoluto. Graditissima la scelta di piazzare brani relativamente poco conosciuti quali “Brictom” o “Reel Set”, tanto per rinfrescare una scaletta altrimenti molto simile a quella già proposta in occasione del tour da headliner dello scorso anno. Scaletta che, peraltro, ho gradito al solito in maniera totale, presentando praticamente tutti i miei brani preferiti della band, da “A Rose for Epona” alla celeberrima “Inis Mona” (il pezzo preferito dagli amici veneti), passando per la splendida “Quoth the Raven”, mia esibizione preferita della serata insieme a “From Darkness”.
Come di consueto poi Anna Murphy ci delizia con la versione italiana di “The Call of the Mountains”, “Il Richiamo dei Monti”, interpretata dalla bella e brava svizzero-irlandese in un italiano pressoché perfetto, sia nelle strofe che nel trascinante ritornello, intonato a pieni polmoni da tutto il pubblico del Live, ormai numeroso e decisamente coinvolto, tanto da strappare a Chrigel il classico “Siete il miglior pubblico che abbiamo avuto finora”, classico ma apparentemente sincero, soprattutto a valle dell’uscita di scena definitiva, dopo l’interpretazione del classicissimo “Inis Mona” e col sottofondo di “Epilogue”.
Un’ora e un quarto (abbondante) di puro orgasmo musicale, che definitivamente ha cancellato dalla mia mente il dubbio “Li ho già visti, ci torno?”, sostituendolo con l’affermazione “Ogni volta che suoneranno gli Eluveitie in Italia, io ci vado”. E voglio un concerto di 3 ore solo loro.
Devastanti.

Scaletta:
1. Origins (Intro)
2. King
3. Nil
4. Thousandfold
5. AnDro
6. Slania’s Song
7. Omnos
8. Il Richiamo dei Monti (The Call of the Mountains)
9. From Darkness
10. Brictom
11. Memento
12. Reel Set
13. Scorched Earth
14. A Rose for Epona
15. Kingdom Come Undone
16. Neverland
17. Quoth the Raven
18. Alesia
19. Inis Mona
20. Epilogue (Outro)




E’ con questo spirito entusiastico che mi preparo quindi ad assistere alla performance degli Epica, 7 anni dopo averli ammirati all’Idroscalo di Milano, sotto un diluvio che definire torrenziale è un eufemismo. Mezz’oretta di preparazione, un impianto luci da far invidia a San Siro e si parte fortissimo con “Originem”, “The Second Stone” e “The Essence of Silence”, tripletta proveniente dall’ultimo album della band, “The Quantum Enigma”, da cui il tour omonimo, arrivato sul mercato con un po’ di ritardo a causa della gravidanza della Simons. Gravidanza però che non mostra di aver in alcun modo infastidito la splendida Simone, né fisicamente né tantomeno vocalmente: bellissima da vedere e ancor più bella da ascoltare, ben supportata (non tantissimo, va detto, causa scelta dei pezzi) dal buon Marc Jansen, è assoluta padrona e dominatrice del palco (e non solo secondo me, Palotai birichino..) e del microfono (e non s..vabbè niente), pulitissima nel suo canto che equilibra perfettamente l’approccio lirico a quello più pop/power.
Musicalmente poi niente da dire: gli Epica sono una macchina ormai ben oliata, sostenuta peraltro da suoni perfetti, tra i migliori che mi sia capitato di apprezzare nella mia storia di “concertista”: potenti e cattivi quando c’è da esserlo, delicati quando è richiesto, teatrali per la maggior parte del tempo ma senza risultare pacchiani, coadiuvati anche da un già citato set di luci di livello. “Migliore in campo” l’ex God Dethroned Arien van Weesenbeek, una vera e propria BESTIA alla batteria, tanto da guadagnarsi anche i suoi due minuti di gloria in un assolo da brividi.
Scaletta che tocca quasi tutta la discografia degli Epica, fatto salvo per l’incomprensibile (a parer mio)scelta di ignorare totalmente il penultimo “Requiem for the Indifferent”, album bellissimo e sotto certi aspetti punto di svolta della carriera della band, foyer dell’ultimo “Quantum Enigma” a livello evoluzionistico. Giustamente tanti i brani provenienti da quest’ultimo, compreso l’interludio griffato “The Fifth Guardian” e l’ottima “Unchain Utopia”, brano scelto come penultimo della setlist prima del classico “Consign to Oblivion”, title-track dell’omonimo secondo disco degli olandesi.
Epica che quindi confermano l’ottima impressione avuta ormai più di un lustro fa sotto la pioggia battente, quella di una band che anche dal vivo, come su disco, risulta convincente e interessante, nonostante le critiche.

Scaletta:
1. Originem
2. The Second Stone
3. The Essence of Silence
4. Sensorium
5. The Fifth Guardian (Interlude)
6. Chemical Insomnia
7. Unleashed
8. Martyr of the Free World
9. Cry for the Moon
10. The Obsessive Devotion
11. Victims of Contingency
12. The Phantom Agony
13. Sancta Terra
14. The Last Crusade
15. Unchain Utopia
16. Consign to Oblivion


Si ringrazia la Live Music per la costante disponibilità e il Live di Trezzo per l'ospitalità, oltre al fidato Davide De Robertis per le foto.

Quoth the Raven, Nevermore..

Ultimi commenti dei lettori

Pippo 'Sbranf' Marino
Inserito il 10 novembre 2015 alle 15:50

ahahaha recensione spassosissima, bravo panda!

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presa d'oca canadese

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Ginocchia e rottura dei legamenti chirurgia risolutiva per la recidiva

Articolo informativo di  Giuseppe Pinna   per   S. O. S. - “Osteomielitici d’Italia” - Onlus   «Centro Servizi Informativi On-line per Osteomielitici e Pazienti dell’Ospedale CODIVILLA-PUTTI di Cortina d’Ampezzo.
                             

Le risposte dell'esperto alle domande dei lettori: dall' infiammazione della cartilagine alla rottura dei crociati del ginocchio , dalla frattura dell'omero all' artrosi femoro-rotulea fino ai trattamenti con le sta-minali.

Ginocchia e rottura dei legamenti chirurgia risolutiva per la recidiva

Rottura del legamento Egregio dottore, le chiedo cortesemente di spiegarmi il significato del seguente referto di RMN eseguita al ginocchio sx: "Si osserva fibrosi reattiva del corpo di Hoffa e in corrispondenza della camera anteriore con marcati artefatti ferromagnetici in corrispondenza del-la gola intercondiloidea da esiti di intervento di ricos-truzione del legamento crociato anteriore.  Regolare morfologia delle strutture ligamentose di rin-forzo capsulare.  Lesione a manico di secchia del menisco mediale con ribaltamento intercondiloideo di frammento meni-scale.  Fibrocartilagine meniscale laterale di normale morfo-logia e segnale.  In esiti di ricostruzione del legamento crociato ante-riore il neolegamento appare deflesso e discontinuo.  Utile correlazione clinica.  Apprezzabile da inserzione ad inserzione il legamen-to crociato posteriore esente da alterazioni del se-gnale.  Discreto versamento intrarticolare.  Rotula in lieve iperpressione esterna". Risposta Sembrerebbe un caso di recidiva di rottura del legamento crociato anteriore e rottura meniscale con dislocazione di frammento.  Chirurgica la soluzione.
    Infiammazione cartilaginea Salve, ho un problema della cartilagine al ginocchio e vorrei sapere gentilmente cosa significa "pst. pulsed signal terapy" . La ringrazio. Risposta Si tratta di terapia a onde pulsanti che ha come effetto la diminuzione dell'infiammazione del tessuto cartilagineo.                 Artrosi femoro-rotulea Ho 50 anni, sono ex giocatore dilettante di basket, vorrei un consiglio per un eventuale intervento al ginocchio sinistro, affetto da seri problemi.  Ho già effettuato nel 2007 un'artroscopia in quanto il ginocchio era bloccato da problemi di menisco.  Da circa due mesi sono afflitto da dolorosissime fitte quando cammino o scendo le scale, la R. M. ha evidenziato buchi importanti nella cartilagine.  Il chirurgo che mi ha operato mi ha sconsigliato, per via dell'età, la protesi del ginocchio.  Cito di seguito la risposta del radiologo che ha effettuato gli esami richiesti dal chirurgo: "Condizione di gonartrosi bilaterale con deformazione delle spine intercondiloidee.  Artrosi femoro rotulea di grado elevato con segni di iperpressione della rotula più marcata a sinistro. Alla valutazione del grado di flessione a 45° si osserva marcata lateralizzazione dell'asse rotuleo con in-versione dell'angolo del solco e del tilt di entrambe le articolazioni femoro rotulee.  Osteofitosi rotulea bilaterale ed osteofitosi dei profili condilari. Ridotte di ampiezza le emirime articolari femoro tibiali medialmente" Mi hanno sottoposto a iniezioni intrarticolari di acido ialuronico, ma sinceramente non ho beneficiato di nessun giovamento.  Vorrei sapere se esistono metodi alternativi o eventuali cure per scongiurare a 50 anni questo inter-vento che poi non sarebbe risolutivo in quanto in condizioni normali di usura perderebbe di efficacia ne l l'arco di 15 anni. Risposta Se lei non ha eseguito rx delle ginocchia in carico per una valutazione dell'asse degli arti glie-lo consiglio.  Eventualmente, prima di decidere per una protesi (inadatta alla sua età) , le consiglio un trattamento con cellule staminali.                                                                          risposte  di FERDINANDO PRIANO*                  

    RIABILITAZIONE DEL GINOCCHIO DOPO RICOSTRUZIONE

              DEL  LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE (LCA)

                PROTOCOLLI DI RIABILITAZIONE POST-CHIRURGICA           DOPO RICOSTRUZIONE CON TECNICA "TENDINE ROTULEO" Elaborare un protocollo riabilitativo di una lesione acuta legamentosa trattata chirurgicamente non significa formulare uno schema rigidamente standardizzato: la progressione nella rieducazio- ne,  pur attenendosi a linee guida, va adattata ai singoli casi in base alle esigenze specifiche ed  alle ca rat teristiche del paziente.
                        La riabilitazione post-operatoria cronica del LCA segue fasi temporali e dinamico funzionali ben de- finite.       1 a  Fase Tutore : ginocchiera articolata bloccata a 30° 35° per 1-3 giorni, successivamente limiti fissati a 0°-90° (1 a settimana) con incrementi di 10°/settimana.  Il tutore è bloccato a 0° solo per la deambulazione ed è rimosso durante la cinesiterapia. Carico : scarico dell'arto nei primi 4-5 giorni, quindi carico sfiorante con canadesi per 2-3 giorni, carico parziale  pro- gressivamente maggiore sino al 50% con due canadesi (fine della 2 a  settimana) . PROM (ROM passiva) : 0°-90° alla fine della 1a settimana, 0°-110° alla fine della 2a. Se la mobilizzazione è preco- ce e controllata, il recupero dell'articolarità passiva non è in genere difficile. La chinesiterapia passiva ed att iva as- sistita prevede l'impiego delle metodiche FNP sin dalla 1 a  settimana. AROM (ROM attiva) : in tutore (e dalla 2 a  settimana senza) applicando gradualmente carichi fino a 4-5 kg. Co-contrazioni multiangolari  nell'arco 90°-10°. Flessori : isometrica multi-angolare (seduto, supino, prono) , FNP, leg flexion. Quadricipite : isometrica nell'arco 110°-50° ed a 0°, estensione attiva senza pesi nel range 90°-50° (fine  2 a setti- mana) , FNP sollevamento dell'arto a ginocchio stabilizzato a 30°-40° da co-contrazioni. Anca : flessione (isometrica e con pesi prossimali al ginocchio) a ginocchio flesso (seduto, semisupino) , estensione  con contemporanea estensione del ginocchio, adduzione isometrica con anca e ginocchio flessi a 45°, abduzione  (isometrica e con pesi prossimali al ginocchio) con ginocchio flesso a 30°-45°, Collo del piede : flesso-estensione, inversione/eversione, circonduzione. Gli esercizi vanno effettuati anche con l'arto sano per favorire la facilitazione neuromuscolare crociata (effetto "cross- over") . Metodiche complementari : crioterapia, mobilizzazione passiva rotulea, massaggi, stretching della muscolatura del- l'arto inferiore (da proseguire per tutta la durata della riabilitazione) , elettrostimolazioni contemporanee di quadrici- pi te ed ischiocrurali a ginocchio flesso.      2 a  Fase Tutore : 0°- libero Carico : parziale 50% con una canadese PROM : 0°-120°. AROM : continuare gli esercizi isometrici e contro resistenza (aumentando progressivamente i carichi sino a 8-9 kg) e le tecniche FNP enfatizzando l'attività eccentrica.  Inoltre: isometrica multiangolare per quadricipite ed estensione attiva senza pesi (in entrambi i casi limitando l'es- ten sione a 300) . - Cyclette - Inizia il programma in piscina: schemi di passo, esercizi di articolarità. Tutore : abbandono in casa e di notte (4 a  settimana) e poi definitivamente (fine 5 a  settimana) . Carico : totale senza stampelle (4 a  settimana) . - Inizia il programma di nuoto: dorso, stile libero (anche con ausilio di pinne) . - Intensificare il  programma di potenziamento  integrandolo con: estensione attiva nell'arco 90°-0° (senza pesi) , leg extension (con pesi) con escursione progressiva 90°-0° (dalla 5 a  settimana) ; potenziamento del tricipite sura- le con sollevamenti sulle punte (seduto, in piedi) in appoggio bi e monopodalico, anche con pesi in mano; co-co n trazioni nell'arco terminale di estensione sotto carico (lateral step up) ; leg press 90°-20° (isometrica, isotonica, an- che monopodalica) ; semi-squat 90°-30° in appoggio bi/monopodalico con tronco inclinato in avanti a oltre 30° , con  progressivo guadagno dell'estensione completa entro l'8 a  settimana; esercizi di extra/intrarotazione tibiale con re- sistenza elastica (tubing) . - Inizia il potenziamento eccentrico contro resistenza dei muscoli ischiocrurali; aumentano i carichi del loro poten- ziamento concentrico. -  Potenziamento isocinetico   (dalla 5 a  settimana) 90°-20° inizialmente sottomassimale a medie-alte velocità, con  graduale progressione dell'intensità e del volume di lavoro. - Rieducazione propriocettiva: recupero degli schemi del passo (anche con metodiche assistite) ; bilanciamento  monopodalico al suolo con/senza supporto (anche visivo) ; esercizi con tavoletta instabile in appoggio bi/monopoda- lico;  trampolino elastico.

                                                                         TAVOLETTE TIPO FREEMAN                                                       
RIEDUCAZIONE PROPRIOCETTIVA DELOS POSTURAL SYST EM  â *sesta e settima settimana Proseguono gli esercizi di potenziamento aumentando progressivamente 
  intensità e numero di ripetizioni. Semi-squat 90°-0°. - Leg press monopodalica 90°-0° con progressione verso l'estensione totale. - Isocinetica massimale ad alte velocità. - Rieducazione propriocettiva. - Inizia il potenziamento eccentrico del quadricipite. - Bicicletta su strada. - Tapis roulant. - Programma di corsa simulata in acqua. * ottava-dodicesima settimana Continuano il potenziamento e la rieducazione propriocettiva. Quando il paziente ha recuperato nell'arto infortunato almeno l'80-85% della  forza di flessori e quadricipite rispetto all'arto sano, può iniziare il programma  di corsa sul campo, su superficie morbida elastica (erba, terra, pista) , indos-
sando il tutore funzionale, inizialmente in piano ed in linea retta, con progres-
sivo incremento delle distanze percorse e della velocità, in avanti ed all'indie-
tro.  Quando il soggetto è in grado di correre per 4-5 km senza disturbi si aggiungono  esercizi di agilità : - Corsa sul posto a ginocchia alte. - Corsa in cerchio. - Percorso di slalom. - Corsa descrivendo figure ad «8» progressivamente più piccole, a velocità sempre maggiori. - Corsa a zig-zag. - Corsa laterale. - Partenze sprint/arrivi in lenta decelerazione e viceversa. - Corsa con cambi di direzione omolaterali ed incrociati rispetto all'arto infortunato, inizialmente dolci e graduali fino 
  ad arrivare a scartare di 90° alla massima velocità. - Sprint con cambi di direzione a comando. Una volta conseguite buone capacità di controllo nelle precedenti attività, si completa la riabilitazione con esercizi 
bi/monopodalici di salto e di pliometria: - Saltelli. - Trampolino elastico. - Salti sul posto ed avanti/indietro/di lato. - Salto della corda. - Scale in salita. - Percorsi in slalom ed a zig-zag. - Corsa e salti laterali resistiti da corda elastica. - Salti al termine di brevi sprint previa decelerazione a differenti velocità. - Salti da sgabelli di diversa altezza, progressivamente integrati da veloci scarti di direzione dopo l'atterraggio. Nella parte finale del programma di riabilitazione si introducono gradualmente gli esercizi tecnici specifici dello sport 
praticato dall'atleta. Il ritorno alla piena attività è permesso quando siano soddisfatte le seguenti valutazioni cliniche e funzionali:
  1. Assenza  di versamento e dolore durante/dopo sforzo.
  2. Articolarità  passiva ed attiva completa.
  3. Problemi femoro-rotulei assenti o modesti , ma compensati con buona funzionalità del muscolo vasto media- le  obliquo.
  4. KT 1000: differenza di traslazione tibiale anteriore con l'arto controlaterale non superiore a 3-5 mm , com- pliance index uguale bilateralmente.
  5. Test isocinetici: picco di forza e lavoro totale dei flessori bilateralmente uguali in almeno due test su tre  a ve- locità angolari diverse (eventualmente mirando a conseguire nell'arto infortunato, rispetto al controlaterale, un incremento dell'1% dei valori di picco di forza e lavoro totale dei flessori per ogni mm di traslazione ti biale anteriore in eccesso) ; rapporto flessori/estensori  uguale bilateralmente in almeno due test su tre a velocità angolari differenti; deficit del picco di forza del quadricipite non superiore al 10% rispetto all'arto sano, in al- meno  due test su tre a diverse velocità angolari.
  6. Test funzionali di stabilità dinamica e di agilità (anche sport specifici) con differenze contenute rispetto allo  arto  sano .
È infine fondamentale, per conservare gli adattamenti recuperati e sviluppati, impostare un programma di mante- nimento bi/trisettimanale, affiancato ad una periodica valutazione che preveda: esercizi di potenziamento della  muscolatura  degli arti inferiori a catena cinetica aperta e chiusa opportunamente integrati, ginnastica propriocettiva,  stretching.                                         PROTOCOLLI DI RIABILITAZIONE POST-CHIRURGICA                                     DEL  LCA   DOPO RICOSTRUZIONE  ROM del tutore: 10°- 90° - ROM del CPM: 10°- 50°/60° - movimenti del collo del piede - contrazioni isometriche del quadricipite sul CPM (come nel tendine rotuleo) ROM del CPM: FLEX 60° - 90°; EXT 10° - tutto il resto come per il tendine rotuleo ROM del CPM: FLEX 90° - 110°; EXT 10° - 0° - vietate le co-contrazioni flessori-quadricipite e gli  esercizi di flessione attiva - tutto il resto come per il tendine rotuleo - nessuna variazione rispetto al programma indicato per il tendine rotuleo                       PROTOCOLLI DI RIABILITAZIONE POST-CHIRURGICA
                             DEL LCA   DOPO RICOSTRUZIONE  - tutto come per il tendine rotuleo - tutto come per il tendine rotuleo - vietati le co-contrazioni flessori-quadricipite e gli  esercizi di flessione cinetica attiva - tutto il resto come per il tendine rotuleo - nessuna variazione rispetto al programma indicato per il tendine rotuleo Pubblicato da   Gino Saracino                                                                         ginocchio           Rottura  del  legamento  crociato anteriore       Immagine  rottura  del legamento  crociato anteriore                                       
         
  IL RUOLO DELLA RMN NEL TRATTAMENTO CON ACI 
   DELLE LESIONI DELLA CARTILAGINE ARTICOLARE
Introduzione
Già nel 1743 Hunter scriveva "Da Ippocrate ai tempi nostri la cartilagine ulcerata è un disturbo fastidioso e  una volta instaurata non si ripara" e Sir James Paget nel 1853 affermava "Io credo che non esistono casi  nei quali la perdita di porzione della cartilagine è stata restaurata con nuova e ben formata cartilagine perma- nente" ; da allora vari AA. ( Magnusson 1941, Pridie 1959, Insall 1967, Johnson 1986) hanno cercato di af- frontare questo problema riuscendo solo in parte a migliorarlo. Si deve all'artroscopia se oggi le lesioni della cartilagine articolare sono ben conosciute. Di fronte ad un trauma contusivo, in passato, nessun chirurgo si sarebbe sognato di praticare un' artrotomia per verificarne il danno biologico.  L'artroscopia, imponendosi come tecnica atraumatica, ha permesso di migliorare la conoscenza delle lesioni traumatiche della cartilagine articolare e nello stesso tempo di approfondire quella delle lesioni degenerative  (1,2). Frequenza Le lesioni della cartilagine articolare sono molto frequenti.  In un nostro precedente lavoro nel quale abbiamo esaminato una serie di 4.463 artroscopie, abbiamo riscon- trato 4.620 lesioni della cartilagine articolare .  Complessivamente 1.851 lesioni della femoro-rotulea , 1.777 lesioni del compartimento mediale e 992 lesioni  del compartimento laterale.  I casi che non presentavano lesioni della cartilagine articolare erano 362 pari solo all'8,1%.  Complessivamente le lesioni a tutto spessore erano 552 (11,9%).  Esse riconoscono una etiopatogenesi quanto mai varia.                                Terapia Nelle lesioni ulcerative della cartilagine articolare il debridement è insufficiente ed attualmente la terapia  chi- rurgica di queste lesioni si basa su due concetti fondamentali: 1 - Stimolazione della crescita fibrocartilaginea con: Perforazioni (Pridie 1957) Spongiosizzazione (Ficat 1979) Abrasione (Johnson 1986) Microfratture (Steadman 1992) 2 - Innesti con: Innesti pericondrali (Skoog 1976, Homminga 1990) Allotrapianti (Mcdermott 1985, Convery 1991) Innesti periostali (O'Driscoll 1986) Innesti osteocondrali autologhi (Hangody 1994, 1996) Reimpianto di condrociti autologhi (Brittberg 1994, Peterson 1997)                                  Re-impianto di condrociti autologhi (A.C.I.) Di fronte ai risultati non entusiasmanti delle varie tecniche chirurgiche, Peterson nel 1987 ha ideato il reim- pianto dei condrociti autologhi.  (3) L'impiego delle colture di condrociti permetterebbe la completa reintegrazione delle superfici articolari        anche nelle lesioni di ampie dimensioni.  (4) La prima tecnica impiegata è stata la tecnica Carticel che consiste nel prelevare in artroscopia una  pic-       cola quantità di tessuto cartilagineo di 5x10 mm dalla gola intercondilica dell'articolazione danneggiata.  (5)  Successivamente in laboratorio, si esegue la frammentazione e la digestione enzimatica della cartilagine  per  iso lare i condrociti che vengono sottoposti ad espansione in vitro fino ad arrivare a 12 milioni di cellule  in  un  pe riodo di 2-3 settimane. Nella fase di impianto (Fig. 1), eseguito dopo almeno 5 settimane, tramite un'artrotomia, viene preparato il  fondo del difetto; occorre rimuovere con curette tutta la cartilagine articolare fissurata e sottominata cir cos- tante la lesione condrale fino ad arrivare all'osso subcondrale; mediante bisturi del 15 vengono eseguiti bor- di netti incidendo la cartilagine articolare verticalmente verso il piano osseo subcondrale senza penetrare nel- l'osso stesso.  Una volta preparato, il fondo del difetto viene misurato oppure sagomato mediante foglio lucido sterile. Un lembo periostale (Fig. 2) di 2 cm maggiore rispetto al difetto viene prelevato dalla tibia prossimale  medi a le, distalmente all'inserzione della zampa d'oca, utilizzando un bisturi del 15 e un piccolo scollaperiostio  retto.  Il periostio viene posto a coprire il difetto con lo strato cambiale rivolto verso il basso e viene suturato me- dian te punti staccati di Vycril 6.0 (Fig. 3) con ago tagliente lasciando una apertura superiore per la succes- siva introduzione dei condrociti; i nodi vengono posti dal lato del periostio cosi che rimangono sotto la carti- lagine adiacente. Per migliorare la tenuta del lembo viene applicata colla di fibrina (Fig. 4).  Successivamente la sospensione di condrociti viene iniettata all'interno attraverso l'apertura superiore verso il basso fino a riempire il difetto utilizzando una apposita siringa con ago calibro 18 o superiore (Fig. 5).  Altre tecniche hanno la caratteristica di veicolare i condrociti su supporti biologici (FAB - Verigen). (Fig. 6). Ruolo della RMN La necessità della valutazione dell'evoluzione del reimpianto ha trovato nella RMN un valido ausilio.  Non essendo infatti un esame dannoso per il paziente in quanto non vengono emesse radiazioni ed essendo non invasivo rappresenta sicuramente l'esame diagnostico di prima scelta.  A queste fondamentali caratteristiche si deve aggiungere l'alta accuratezza posseduta dalla RMN per lo stu- dio morfologico della cartilagine articolare.  Negli ultimi periodi si sono sviluppate tecniche diagnostiche sempre più sofisticate per cercare di dare rispo s te il più convincenti possibili sull'evoluzione del trattamento chirurgico. L'ICRS ha stabilito un protocollo per la valutazione tramite RMN del trattamento con ACI.  Tale protocollo prevede diverse acquisizioni tramite l'uso di 5 diverse tecniche di RMN (Fast spin echo,  Pr o ton-density-weighted FSE senza soppressione del grasso, FSE-T2 pesata, FSE-T1 pesata, gradient-echo  con eccitazione dell'acqua) . (6). Attualmente è possibile ottenere informazioni sulla composizione biochimica della cartilagine e sulle proprie- tà funzionali delle articolazioni.  Deborah Burstein e Martha Gray hanno analizzato la cartilagine articolare con una tecnica denominata  dGEMRIC (delayd gadolinium enhanced MRI of cartilage) .  Questa tecnica sfrutta la capacità del gadolinio (Gd-DPTA) di distribuirsi laddove vi siano delle cariche neg a tive, essendo esso stesso dotato di carica negativa.  I glucosaminoglicani presenti nella cartilagine articolare normale posseggono abbondanti cariche negative e  quindi il mezzo di contrasto si legherà ad essi, permettendo cosi la quantificazione della concentrazione dei  GAG e una più precisa analisi della percentuale di cartilagine normale presente. (7). Sebbene sia indubbia l'utilità della RMN nel programma di follw-up dei pazienti, alcune perplessità nascono  dall'interpretazione dei risultati e dalla mancanza di unanimità fra i vari autori circa la standardizzazione della procedura diagnostica e su quali tipi di sequenze usare. Sally Roberts ha analizzato i risultati dopo ACI tramite 3 tipi diversi di acquisizione:  T1 spin echo sagittali e coronali per ricavare informazioni generali sull'anatomia articolare e per definire even- tuali danni meniscali o ligamentosi.  Immagini 3D T1 pesate in modo da ricavare informazioni sulla qualità e lo spessore della cartilagine.  Immagini 3D con soppressione del grasso per studiare la superficie cartilaginea ed eventualmente identifica- re versamenti intraarticolari e la presenza di edema nell'osso subcondrale. (8). Quando eseguire il primo controllo post-operatorio? I vari lavori non danno una risposta univoca e forse contribuiscono a generare confusione.  Certamente i controlli vanno eseguiti rispettando i tempi di attecchimento del trapianto e la biologia della for- mazione del collagene. Recht e coll. hanno osservato che nei periodi immediatamente susseguenti il trapianto si assiste ad un aumen- to del numero di condrociti e alla formazione di un tessuto di riparazione primitivo, di consistenza soffice.  Questo primo stadio intercorre nelle prime 6 settimane.  Anche la RMN rivelerà questi cambiamenti, dando un segnale eterogeneo ma al contempo ipointenso nelle  sequenze T2 pesate. Usando il mezzo di contrasto si nota un maggior aumento di contrasto nel tessuto di riparazione durante i pri- mi 3 mesi rispetto alle immagini acquisite a 1 anno.  Questi mutamenti sono dovuti all'aumento dei GAG nella matrice extracellulare che si va formando man ma- no che maturano gli ACI. Perchè avvenga il totale riempimento del difetto osteocondrale è necessario 1 anno.  Il segnale in RMN appare ancora eterogeneo e ipointenso e il segnale di un'avvenuta integrazione degli ACI  è dato dalla presenza di una banda scura.  Talvolta si può reperire un segnale simil-fluido, mimante una fissurazione. La spiegazione è dovuta al fatto che  può non esserci stata una copertura totale del periostio, ma al controllo artroscopico si osserva la perfetta in- tegrazone del trapianto. Brittberg concorda sul fatto che il primo controllo con RMN sia utile eseguirlo non prima di 1 mese, a causa  della possibilità di distorsione dell'esame dovuta alla presenza di un segnale simil edematoso nel midollo sot- tostante la cartilagine.(6).                                   protesi del  legamento  del  ginocchio  ( legamento  crociato)                               Henderson ha eseguito uno studio su 57 pazienti, valutandoli clinicamente e con RMN a 3 e 12 mesi.  Egli ha notato le lesioni apparire normali o quasi normali nel 41% dei casi a 3 mesi di distanza.  A 1 anno dal trattamento ci fu un incremento nel punteggio RMN con una normalità del processo riparativo  nell'81,6% dei casi. (9). Alcuni autori hanno altresì proposto l'uso di una combinazione meccano - acustica per lo studio cartilagineo  ottenendo risultati incoraggianti.  La tecnica è stata proposta da Laasanen .  Egli ha analizzato tramite esame ultrasonografico e meccanico le caratteristiche della degenerazione cartilagi- nea e del trapianto di condrociti in modelli di bovino e di porcellini. (10). Quante RMN eseguire?  Anche qui il quesito rimane forse senza risposta.  Stando a quanto riportato dagli autori, sembrerebbe giustificata una prima RMN ad 1 mese dall'intervento.  Una seconda può essere giustificata a 6 mesi, per poter eventualmente diagnosticare fallimenti del trapianto. A 12 mesi rimane sicuramente obbligatoria una terza RMN, abbinando anche il controllo clinico così come  raccomandato dall'ICRS.  Tale è infatti il tempo necessario affinché il difetto cartilagineo venga totalmente rimpiazzato e riempito dal neo- tessuto. Istologia La cartilagine articolare è una cartilagine di tipo jalino, costituita da condrociti immersi in una matrice extracel- lulare ricca di proteoglicani e GAG.  Questi ultimi sono legati ad una rete di collageno di tipo II.  La ultrastruttura cartilaginea si compone di 4 strati la cui transizione avviene in maniera graduale.  Gli strati sono, dal più superficiale al più profondo, zona I (superficiale o tangenziale) , zona II (intermedia o di  transizione) , zona III (profonda o radiale) zona IV (tessuto calcificato) .  Negli strati superficiali e intermedi il collagene maggiormente rappresentato è di tipo II, un tipo di collagene  presente in pochi altri tessuti. Questo tipo di collagene rappresenta il 95% circa della composizione collagenica della cartilagine articolare. Altri tipi di collagene che vengono reperiti sono il IX, X, XI e VI.  Il X, in particolare lo si ritrova in special modo negli strati più profondi. L'equilibrio della cartilagine è garantito dalla intensa attività di enzimi degradativi (MMP-1, MMP-2, MMP-3)  e citochine (il-1, TNF alfa, TGF beta, IFN gamma, IGF-1). Gli studi istologici classici forniscono indubbiamente ottimi risultati sulla reale natura del neo-tessuto.  Tuttavia oggi le indagini ultrastrutturali si sono evolute ed ora è possibile avere più notizie anche grazie alla  ricerca dei markers biochimici nel liquido articolare, che ci può far valutare il processo riparativo e il turno- ver della cartilagine articolare. (11). Numerosi studi hanno dimostrato come il sito sede di lesione venga ottimamente riparato mediante la tecni- ca ACI.                                                             ESPLOSIONE DELLE CARTILAGINI  E ROTTURA                             E' ormai ampiamente dimostrato come il tessuto cartilagineo riparativo possegga, in molti casi, le caratteristi- che istologiche della cartilagine normale. In uno studio su 14 pazienti trattati con ACI, Briggs e coll. hanno eseguito un'analisi istologica della neo  cartilagine.  In 6 pazienti fu trovata la presenza di sola cartilagine jalina, in 2 pz. coesistevano cartilagine jalina e fibro- cartilagine (tessuto misto) , in 4 pz. era rappresentata solo la fibrocartilagine e in altri 2 pazienti vi era la pre- senza di solo tessuto fibroso.  Gli 8 pazienti che presentavano un tessuto riparativo simil-jalino possedevano le caratteristiche istologiche  della cartilagine jalina normale.  In essi fu infatti ritrovato collagene di tipo X nello strato più profondo; in tutti questi pazienti il collagene di tipo II era normalmente rappresentato negli strati medi. Anche nei 3 pazienti che possedevano tessuto misto fu rinvenuto collagene di tipo II negli strati medi. (12). In uno studio su 20 pazienti trattati con ACI, Roberts e coll. hanno sottoposto ad analisi istologica ed immu- noistochimica la neo cartilagine.  E' stato osservato come il 90% del tessuto formatosi fosse rappresentato da cartilagine jalina in 5 prelievi  bioptici, da fibrocartilagine in 7 e da cartilagine "mista" (jalina-fibro) in 11. L'analisi immunoistochimica ha inoltre dimostrato una reazione positiva per il collagene di tipo II in tutti i  prelievi istologici costituiti da cartilagine jalina.  La colorazione specifica per il collagene X ha dato esito positivo nel 62% dei casi.  Questo collagene si ritrovava in piccole aree, vicino alla cartilagine calcificata, all'osso o alla regione denomi- nata "tidemark" . Fra i proteoglicani, ben rappresentato era il condroitin-4-solfato, seguito dall'epitopo del cheratan solfato.  Nel tipo II e IV di collagene venne ritrovato l'epitopo del condroitin-6-solfato.  Questa analisi immunoistochimica dimostra la alta similitudine fra la cartilagine jalina originale e quella ottenuta  tramite ACI. (8).                                     Esplosione dei  suoi menischi  e legamenti                                           Numerosi altri studi sono stati fatti nel tentativo sempre più pressante di capire se le caratteristiche non solo  morfologiche, ma anche biochimiche, della cartilagine trapiantata potessero essere assimilabili a quella della  cartilagine normale.  Tra questi un interessante studio di Schneider che ha analizzato l'attività del processo riparativo cartilagineo  tramite l'analisi dei markers molecolari (MMP-1, MMP-2, MMP-3, TImp e PICP) in una casistica di 17 pa- zienti (età media 34 anni) sottoposti ad ACI.  In tutti i pazienti l'attività dei markers molecolari rifletteva quella di una normale cartilagine.  Purtroppo però, nonostante l'entusiasmo iniziale, bisogna ribadire che i markers analizzati non sono espressa- mente specifici per la cartilagine, ma possono ritrovarsi in numerosi altri tessuti. Ulteriore problema è rappresentato dall'influenza sulla concentrazione di tali markers dalla eventuale presen- za di sinovite o di effusione edematosa. (13).  Appare perciò chiaro che a disposizione dei chirurghi non vi è il solo controllo istologico dell'area trapiantata.  Allo stato attuale la moderna medicina offre numerose altre possibilità di controllo dei risultati.  Come si è infatti visto accanto alla tradizionale analisi istologica, si affiancano tecniche sempre più raffinate quali l'immunoistochimica, la biologia molecolare nel tentativo sempre più pressante di riuscire ad ottenere  i migliori risultati possibili. Appare altresì chiaro come il neo tessuto sia molto simile alla cartilagine articolare normale, ma non totalme n te uguale.                              Cartilagine  e  menischi del  ginocchio . I  legamenti  sono quattro                         Infatti le caratteristiche istologiche e biochimiche degli ACI sono quelle di un tessuto simil-jalino, con una  composizione di collagene simile ma non del tutto sovrapponibile a quella della normale cartilagine. Risultati Sono riportati buoni risultati sia temporanei che a distanza.  Brittberg (5) ha riportato i risultati di 23 pazienti trattati con ACI, 16 erano localizzati al condilo femorale  mediale e 7 alla rotula.  A 39 mesi di follow-up i risultati eccellenti o buoni erano presenti nell'87 % dei pazienti con localizzazione  femorale, e solo nel 28,5% con localizzazione rotulea.  Minas (6) ha riportato risultati soddisfacenti in oltre l'80 % dei casi nelle lesioni a tutto spessore di dimen- sioni 2 cm associati a lesioni del LCA.  Su 59 pazienti con lesioni dei condili femorali (24 isolate di dimensioni 4 cm q, e 16 con lesione del LCA di  dimensioni 3.4 cm q, e 19 con OD di dimensioni 5.3 cm q e profondità 10 mm) , ad un follow-up di 2-9 anni,  l'85% dei pazienti ha ottenuto risultati buoni ed eccellenti, il 92 % delle lesioni isolate, il 75% del gruppo del  LCA ed l'89% delle OD.  Inoltre dagli studi sui cani è stato riscontrato che dopo innesti osteocondrali, la cartilagine dell'innesto mantie- ne la sua caratteristica mentre lo spazio tra l'innesto e la cartilagine articolare viene riempito con fibrocartilagine. Mentre con la tecnica di reimpianto di condrociti si otterrebbe una completa reintegrazione delle superficie arti- colari.                                                   protesi del  legamento  del  ginocchio                         Indicazioni e criteri di esclusione Di fronte ad un paziente con difetto cartilagineo, le indicazioni al trattamento chirurgico con ACI devono ba- sarsi sull'anamnesi, sull'esame obiettivo e sull'esame radiografico che deve comprendere le proiezioni standard  eseguite in ortostatismo, l'assiale della rotula a 45° e la proiezione di Rosenberg .  Le indicazioni principali al trattamento chirurgico con ACI sono costituite da: -sintomatologia caratterizzata da: dolore acuto localizzato sulla rima articolare  blocchi  versamenti   -fallimento del trattamento fisiokinesiterapico o conservativo -allineamento normale o quasi normale -quadro di degenerazione artrosica di grado lieve o medio. Sono esclusi i pazienti affetti da:  sovrappeso  rigidità articolare  deviazioni assiali di 5°  malattie infiammmatorie e artrite reumatoide  artrosi severa  età relativa al caso clinico. E' comunque opinione comune che un'attenta selezione dei pazienti minimizzi il rischio di insorgenza di com- plicanze.                                                               RIABILITAZIONE DEL GINOCCHIO                                Vivamente sconsigliati sono infatti gli ACI in quei pazienti che abbiano una storia di artrosi avanzata e in quei pazienti in cui sia reperita la cosiddetta "kissing lesion" . (3). Controindicazione agli ACI viene altresì costituita dalla concomitante presenza di una pregressa meniscecto- mia, di instabilità ligamentosa o di un malallineamento osseo. Vivamente sconsigliata è pure l'abitudine al fumo.  E' infatti ormai noto che il fumo, fra i vari effetti deleteri, abbia anche la capacità di interferire con il processo riparativo delle fratture e con la crescita dei condrociti.  Si deve perciò far smettere di fumare il paziente che debba essere sottoposto ad ACI se si vuol conseguire  un buon risultato.                                   All'interno del ginocchio c'è un liquido chiamato sinovia                               Mont e coll. hanno analizzato l'appropiatezza dell'indicazione al trapianto di condrociti in 24 pazienti.  La tecnica scelta era il Genzyme (carticel).  Ebbene il risultato fu abbastanza sorprendente.  Nel 96% dei pazienti non vi era indicazione al Genzyme.  In 23 pazienti furono riconosciute delle condizioni patologiche o anagrafiche che avrebbero dovuto sconsi- gliare l'impiego del trapianto di condrociti autologhi.  Fra le patologie presenti vi erano anche l'algodistrofia simpatico riflessa, lesioni più grandi di 10 cm 2, pic- cole lesioni multiple e lesioni rotulee. (14). Controverso rimane il trattamento dell' osteocondrite dissecante.                                                      legamento crociato anteriore (LCA)                             Menischi e legamenti del ginocchio La tendenza generale è comunque quella di un trattamento conservativo nei pazienti di età adolescenziale op- pure in quei casi nei quali il frammento distaccatosi presenti caratteristiche di stabilità. L'opzione chirurgica è riservata generalmente a pazienti in età adulta o quando siano presenti segni clinici ri- levanti, quali per esempio dolore intenso. (15). Altri studi sono stati eseguiti per stabilire quando sia il caso di intervenire chirurgicamente e quando invece sia necessario trattare il paziente con terapie fisiche e riabilitative.  In questo senso sembra essere molto utile l'indagine tramite RMN.  Infatti questo esame diagnostico, fornendo un'analisi morfologica della lesione, può aiutare il chirurgo nella  miglior scelta terapeutica.(16). Numerose tecniche chirurgiche sono state proposte per l'OCD.  Vi sono il semplice debridement artroscopico, la fissazione, il trapianto osteocondrale e gli ACI. Recentemente l'ICRS ha riclassificato l'OCD, in base alla stabilità o meno del corpo libero e in base alla gra n dezza del frammento distaccatosi.  Questo nel tentativo di precisare meglio la morfologia della lesione, per eliminare quelle discrepanze interpre- tative riguardo le patologie a carico della cartilagine articolare e, non ultimo, per porre delle corrette indica- zioni terapeutiche. (17). Peterson ha trattato 18 pazienti sofferenti di OCD con tecnica ACI.  La percentuale di successo riportata è stata dell'9% (16 pz su 18). (3).  Lo stesso Peterson ha successivamente trattato 58 pz. affetti da OCD, ottenendo risultati lusinghieri in più del  90% dei pazienti. (18).                                    Anche le fratture del piatto tibiale costituiscono una sfida per chi voglia tentare di riparare al danno cartilagineo  conseguente.  In questo caso, trattandosi di zone di carico, gli ACI sono nettamente controindicati.  Shasha e coll., in uno studio di coorte, hanno analizzato a 12 anni di distanza 65 pazienti con frattura di piatto tibiale, trattati con il trapianto osteocondrale, riportando un discreto successo in 44 pazienti. (19). Complicanze In uno studio retrospettivo da 2 a 9 anni, Lars Peterson ha riportato 52 eventi avversi in 101 pazienti trattati  con ACI.  Egli ha osservato 3 casi di infezione superficiale della ferita chirurgica, per altro rispondenti alla terapia antibio- tica e la comparsa di febbre (senza dati di laboratorio positivi) in un paziente. In due casi la comparsa di ematoma.  In un caso di questi si ebbe anche la presenza di emartro.  Dieci pazienti lamentarono la presenza di aderenze post-operatorie, con conseguente rigidità e ipertrofia sino- viale.  Fu pertanto necessario un secondo intervento di lisi aderenziale con miglioramento del quadro clinico. L'ipertrofia periostale fu invece osservata in 26 pazienti.  Solo in sette però fu sintomatica.  Negli altri casi fu un reperto artroscopico.  Nei casi sintomatici fu praticata una escissione artroscopica dell'esuberanza periostale con ottimi risultati.  In sette pazienti ci fu il fallimento dell'impianto.  Peterson osservò che il fallimento avvenne entro i primi due anni dall'intervento. (3).                          Un caso singolare viene riportato da Marlovits e coll.  Questi autori riportano l'insorgenza della borelliosi di Lyme in un paziente trattato con ACI.  Questo paziente aveva manifestato 15 anni prima una reazione eritematosa conseguente a morso di zecca. La Borrelia burgdoferi fu ritrovata nel liquido sinoviale.  Questi autori pongono quindi l'accento sull'importanza dell'analisi del liquido sinoviale per evitare il rischio di  risvegliare batteri dormienti ed evitare perciò serie complicanze post-operatorie. (20). Le complicanze più frequenti ad ogni modo rimangono l'ipertrofia periostale, l'incompleta copertura del difet- to cartilagineo e il completo distacco del trapianto, processo che prende anche il nome di delaminazione. 

Sofitel Hyland Shanghai Hotel

505 Nanjing Road East, Shanghai, Cina, 200001  visualizzare la mappa  4 stars Aggiungi fotoScrivi una recensione 7.8 Favoloso Basato su  85 Recensioni Sofitel Hyland Shanghai photos Room 7.8 Favoloso Basato su  85 Recensioni ^

Sofitel Hyland Shanghai Hotel

Wi-Fi gratuito

Wi-Fi gratuito nelle Camere

Parcheggio

Parcheggio in loco

Deposito bagagli 24 ore

Tardivo check-in

Check-in 24 ore su 24

Reception 24 ore su 24

Servizio in Camera 24 Ore

Centro business 24 ore su 24

Cibo/ Bevande

Bar/ Lounge

Ristorante alla carta

Сafè

Snack bar

Caffetteria

Tavoli/ area picnic

Servizio navetta

Navetta aeroportuale (a pagamento)

Fitness/ Palestra

Centro fitness

Piscina

Panoramica

Sofitel Hyland Shanghai è un hotel di 30 piani situato nella zona commerciale di Shanghai che dispone di un parcheggio gratuito, un centro benessere e un salone di bellezza. Questo edificio in stile art deco è stato ristrutturato nel 2006.

L'hotel è situato a 15 minuti di cammino da Yu Garden. Questo hotel eccellente è situato nel centro di Shanghai.

L'hotel offre un facile accesso a negozi, centri commerciali e grandi magazzini.

L'hotel è situato vicino alla stazione della metropolitana Tiantong Road e alla stazione ferroviaria The Bund. L'aeroporto Internazionale di Shanghai Hongqiao si trova a 20 minuti d'auto.

Camere

Sofitel Hyland Shanghai Hotel vanta camere con interni belli e Wi-Fi, un televisore multicanale, un salottino, un asse e un ferro da stiro e un divano per un bel soggiorno a Shanghai. Alcune camere di Sofitel Hyland Shanghai Hotel hanno vista sul mare. Le camere sono allestite con arredi in legno, cinesi.

Cibo & Drink

Gli ospiti al ristorante sono aspettati per una colazione abbondante a buffet. Si può godere dei piatti della gustosa cucina francese ad un ristorante lounge. Un ampio bar Sofitel Club Lounge And dell'hotel invita gli ospiti per i drink rinfrescanti. Sofitel 505 Bar e Pizza Hut sono situati a 50 metri.

Servizi

Gli ospiti possono servirsi di noleggio auto nell'hotel.

Relax

Gli ospiti potranno trovare una terrazza solarium, una piscina esterna e griglie per barbecue e disporre di un centro spa, una sala per trattamenti e una Jacuzzi nella struttura. Si può mantenersi in forma usando una palestra e un centro fitness.

Internet

Internet via cavo è disponibile nelle camere dell’hotel ed è gratuito.

Wi-Fi è disponibile nelle camere dell’hotel ed è gratuito.

Parcheggio

Parcheggio privato si trova in loco.

Anno del rinnovo:   2006.  Numero dei piani:   30.  Numero delle stanze:   401.

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Servizi & Comfort

Generale

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Servizi

Servizi per pasti

Spazi per riunioni

Servizi per bambini

Servizi relax

Vista

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Bagno

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Camera da letto

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Arredo di camera

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CHECK-IN / CHECK-OUT

Check-in dalle 14:00 GRATIS
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Letti supplementari e letti per bambini

Il numero massimo consentito di letti supplementari in camera è pari a 1. 

Animali domestici

Gli animali domestici non sono ammessi.
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Camere e disponibilità

Camera Matrimoniale Club Descrizione della camera:

Club Room incl. BBF and 2PAX Chinese Lunch. BED & BREAKFAST

Camera Queen Executive Superior Descrizione della camera:

DOUBLE EXECUTIVE SUPERIOR. BED & BREAKFAST. Non refundable

Prestige Queen Room Descrizione della camera:

Double room

Sofitel Hyland Shanghai photos Room Suite Prestige Top floor Queen Suite Descrizione della camera:

Suite|PRESTIGE SUITE 1 Queen Size Bed Upper Floor

Sofitel Hyland Shanghai photos Room Suite Queen Prestige Descrizione della camera:

Suite|Prestige Suite Queen

Camera Tripla Prestige Sofitel Hyland Shanghai photos Room Suite Prestige Descrizione della camera:

Prestige Suite

Camera Doppia con Letti Singoli Descrizione della camera:

Standard|Twin Room - With Breakfast

Top floor Queen Suite Suite con Una Camera da Letto Descrizione della camera:

Suite|Suite

Sofitel Hyland Shanghai photos Room Junior Suite Standard Descrizione della camera:

Junior Suite|Double Room - With Breakfast. Junior Suite-Bed & Breakfast-Standard

Club Superior Top floor Queen Room Descrizione della camera:

Superior|SUPERIOR ROOM CLUB SOFITEL 1 Queen Size Bed Upper Floor

Sofitel Hyland Shanghai photos Room Club Superior Queen Room Descrizione della camera:

Superior|Superior Room, 1 Queen Bed (Superior Room Club Sofitel)

Camera Doppia Vacanza Descrizione della camera:

Club Room for National Holiday Promotion. BED & BREAKFAST







px 0px 0.25em; padding: 0px;"> Test isocinetici: picco di forza e lavoro totale dei flessori bilateralmente uguali in almeno due test su tre  a ve- locità angolari diverse (eventualmente mirando a conseguire nell'arto infortunato, rispetto al controlaterale, un incremento dell'1% dei valori di picco di forza e lavoro totale dei flessori per ogni mm di traslazione ti biale anteriore in eccesso) ; rapporto flessori/estensori  uguale bilateralmente in almeno due test su tre a velocità angolari differenti; deficit del picco di forza del quadricipite non superiore al 10% rispetto all'arto sano, in al- meno  due test su tre a diverse velocità angolari.
  • Test funzionali di stabilità dinamica e di agilità (anche sport specifici) con differenze contenute rispetto allo  arto  sano .
  • È infine fondamentale, per conservare gli adattamenti recuperati e sviluppati, impostare un programma di mante- nimento bi/trisettimanale, affiancato ad una periodica valutazione che preveda: esercizi di potenziamento della  muscolatura  degli arti inferiori a catena cinetica aperta e chiusa opportunamente integrati, ginnastica propriocettiva,  stretching.                                         PROTOCOLLI DI RIABILITAZIONE POST-CHIRURGICA                                     DEL  LCA   DOPO RICOSTRUZIONE  ROM del tutore: 10°- 90° - ROM del CPM: 10°- 50°/60° - movimenti del collo del piede - contrazioni isometriche del quadricipite sul CPM (come nel tendine rotuleo) ROM del CPM: FLEX 60° - 90°; EXT 10° - tutto il resto come per il tendine rotuleo ROM del CPM: FLEX 90° - 110°; EXT 10° - 0° - vietate le co-contrazioni flessori-quadricipite e gli  esercizi di flessione attiva - tutto il resto come per il tendine rotuleo